GIOVANNI REALE.
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MI SONO INNAMORATO DELLA FILOSOFIA.
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2014. Bompiani Editore, MILANO.
ISBN: 978-88-452-7832-7.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PREMESSA.
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Qualche studente si  talvolta lamentato con me di non trovare nella filosofia risposte definitive, come desiderava. E la stessa cosa mi  stata detta pi volte da varie persone, che respingevano la filosofia per le sue contraddizioni. In risposta, io citavo loro un pungente aforisma di Nicols Gmez Dvila: "la filosofia  proprio larte di contraddirsi reciprocamente senza annullarsi"; e, aggiungevo, non solo senza annullarsi, ma arricchendosi dialetticamente proprio in questo contraddirsi. Luomo pu trovare nella filosofia quelle ali che gli permettono di volare molto in alto, e di realizzare, in questo continuo cercare, la sua vera natura.
Giovanni Reale.
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L'AUTORE.
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GIOVANNI REALE (nato a Candia Lomellina, Pavia il 15 aprile 1931, deceduto a Luino il 15 ottobre 2014)   stato un filosofo, storico della filosofia, accademico e traduttore italiano. Formatosi all'Universit Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha poi perfezionato i suoi studi a Marburgo e a Monaco di Baviera. Ha insegnato all'Universit degli Studi di Parma, all'Universit Cattolica di Milano e dal 2005 ha insegnato Storia della filosofia antica allUniversit Vita-Salute del San Raffaele.  autore di fondamentali contributi sui  presocratici, Socrate, Platone, Aristotele, Seneca, Plotino e di una  "Storia della filosofia greca e romana" (Bompiani 2004). Le sue opere  sono tradotte in 13 lingue. Ha coordinato la traduzione completa  dellopera platonica, ora edita da Bompiani. Scriveva regolarmente per  la pagina culturale del "Sole 24 Ore". Tutti i testi, a eccezione di In che senso la filosofia ci pu salvare, sono stati pubblicati sul "Corriere della Sera".
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PREFAZIONE. di Armando Torno.
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Giovanni Reale non aveva mai scritto per un quotidiano, n per qualche ebdomadario. Quando gli feci la proposta di collaborare alla "Domenica" de "Il Sole 24 Ore"  eravamo nel suo studio allUniversit Cattolica, presente Roberto Radice  mi guard stupefatto, quasi fossi un marziano. Non ricordo il giorno, per si era allinizio del 1991. Ero seduto sulla grande poltrona che  ancora l e, con un po di sfrontatezza, gli dissi che era suo dovere far giungere quel fascinoso sapere di cui era maestro oltre la cerchia degli studiosi e degli specialisti.
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Passarono alcune settimane poi trovammo largomento: avrebbe parlato di Platone, di cui stava per pubblicare presso Rusconi la raccolta completa degli scritti. Il suo testo divent una copertina e riscosse un successo clamoroso. Fummo invasi da lettere (le email dovevano ancora essere registrate allanagrafe); Reale cominci a collaborare regolarmente. E nel 2004 pass da "Il Sole" al "Corriere".
In un primo momento i suoi interventi furono rari, poi unabitudine. Divent, in altri termini, un collaboratore di riferimento per gli argomenti di filosofia ma anche per quelli di bioetica, per taluni aspetti della storia dellarte o per una semplice opinione su un fatto avvenuto. Apr con Dante ma non escluse la cronaca. Reale era generoso, mai si tirava indietro.
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In questo libro troverete appunto gli articoli apparsi sul "Corriere della Sera" nei dieci anni in cui ha collaborato, dal 2004 al 2014. Una sezione di interviste, un intervento extra dal titolo In che senso la filosofia ci pu salvare,  stato aggiunto: era largomento che avrebbe dovuto trattare la sera di luned 15 settembre 2014 nella sede della Confindustria di Como. Ma sabato 13, nel pomeriggio, mi telefon dicendo che non ce la faceva ad essere presente, anzi mi pregava di leggere il suo testo: per tal motivo, il giorno dopo, lo aveva inviato a chi scrive. Poi si decise di rimandare il tutto e ora ci sembra opportuno aggiungere a questa raccolta quelle pagine di una serata svanita. In effetti,  una sorta di testamento della sua notevole capacit comunicativa.
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Chiunque legger gli articoli qui riuniti trover i mille interessi e gli amori infiniti di Giovanni Reale: da Platone a Dostoevskij, dallestrema libert che gli giungeva da una fede profonda a quel senso di meraviglia che sempre lo ha accompagnato. Sembra incredibile ma a ottantanni questo studioso aveva conservato la capacit di appassionarsi (e meravigliarsi) come un bambino dinanzi a talune idee o a qualche scoperta che gli capitava. Lavorava con entusiasmo come se fosse la prima volta. Negli ultimi mesi, per esempio, mi ha continuamente parlato degli undici dialoghi di Platone che stava traducendo per Bompiani e con i quali avrebbe terminato di versione da lui firmata di tutto il lascito del sommo filosofo.
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Nonostante lo indagasse da almeno sessantacinque anni, trovava ancora qualcosa e analizzava il ruolo di Socrate nellopera di Platone, e viceversa, con la passione di un adolescente. Ha chiuso lesistenza curvo molte ore al giorno sui testi del filosofo del suo cuore, del quale sostenne per primo in Italia la tesi delle dottrine "non scritte": Reale avvert che sono da cercarsi nelle lezioni sui principi primi che Platone teneva allinterno dellAccademia e noi conosciamo solo attraverso testimonianze indirette. E questo anche se debutt con Aristotele, sul quale pubblic nel 1961 un saggio dedicato allunit della Metafisica, opera che tradurr nel 1968 per leditore Loffredo in due volumi, poi continuamente ripensata e riproposta (da Rusconi a Vita & Pensiero, sino alla definitiva di Bompiani).
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Gli scritti di questo libro mostrano un Reale giornalista che invita il lettore a conoscere anche il Reale filologo, storico della filosofia e uomo di fede. Giunse in cattedra promosso allunanimit da una commissione presieduta da Tullio Gregory e fu Mario Untersteiner ad affidargli la cura degli Eleati per la celebre, e oggi impensabile, opera Zeller-Mondolfo sulla filosofia antica; inoltre, per la "Biblioteca di Studi Superiori" de La Nuova Italia, lo incaric per ledizione dei frammenti di Melisso. Reale si form in Germania, dove fu inviato dopo la laurea da padre Agostino Gemelli. Gli disse semplicemente: "Portami un po di Atene in Cattolica." Cominci nei licei, era un didatta nato. Anche negli articoli che si trovano qui raccolti  sempre di una chiarezza esemplare.  nota la sua apertura mentale in ogni argomento affrontato.
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Questi articoli lo provano e tutti comprenderanno che sono quelli di un pensatore che cenava con Giovanni Paolo secondo  lo incaric di curare le sue opere  o che non ebbe problemi a difendere con fermezza don Luigi Verz quando i pi lo abbandonarono (insegn allUniversit Vita-Salute del San Raffaele); che scrisse un libro con Umberto Veronesi (Responsabilit della vita, Bompiani, 2013) e accett dibattiti al "Parolario" di Como con Peppino
Englaro. Port inoltre Eugenio Scalfari in Cattolica, firm con il cardinale Angelo Scola  tra laltro suo allievo  lopera Il valore delluomo (Bompiani, 2007). Era un credente convinto, libero e senza paure come un vero filosofo. Mai si sclerotizz nelle varianti filologiche o in quelle logomachie care agli accademici: per questo scrisse non pochi libri divulgativi, oltre a testi su Socrate (Rizzoli) o sullEuropa (Raffaello Cortina). Con Elisabetta Sgarbi diede vita a una serie darte, uscita da Bompiani.
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Opere quali Il Gran Teatro del Sacro Monte di Varallo o Raffaello. La Stanza della Segnatura abbinano le sue analisi ai film di Elisabetta Sgarbi offrendo contributi sorprendenti. Con lui se n andato un amico e una firma preziosa del "Corriere". Peccato non abbia potuto assistere allultimo suo atto di massima libert editoriale, ovvero la raccolta degli scritti filosofici di Palmiro Togliatti, la cui uscita  prevista per il novembre 2014 nelladorata collana "Il pensiero occidentale" che dirigeva per Bompiani (con i "Testi a fronte", del medesimo editore, le chiamava "Il
sogno della mia vita"). Non riesco nemmeno a immaginare cosa avrebbe potuto scatenare un suo intervento per questa ghiotta occasione; senzaltro sarebbe stato qualcosa di pi forte di quanto accadde dopo luscita dei frammenti dei Presocratici da lui curati, allorch dichiar che un certo marxismo li aveva manipolati. Allora alcuni esemplari da salotto di questa categoria reagirono come esagitati. Ora, con Togliatti, poteva chiudere il discorso a testa alta, dimostrando la sua estrema libert. In fondo  toccato a lui ricordare con unopera significativa il segretario mitico del PCI perch altri, nel nostro paese politicamente molto corretto e salottiero, se ne sono dimenticati.
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Armando Torno.
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MI SONO INNAMORATO DELLA FILOSOFIA.
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ORIENTE INCONTRA OCCIDENTE.
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I canti 11 e 12 del Paradiso, dedicati a Francesco e a Domenico, costituiscono un "dittico", radicato in una tradizione nata in tempi in cui la fede creava nellimmaginario visioni e sogni profetici, un comune patrimonio spirituale, che Dante consacra con la sua fantasia visionaria.
Teodorico di Apolda  in un suo scritto del 1260  ci tramanda un quadro di tali visioni, con alla base la seguente. Domenico  venuto a Roma per lapprovazione della costituzione dei frati predicatori  sogn Cristo in procinto di scagliare tre lance contro i peccatori di superbia, avarizia e lussuria (quei vizi raffigurati nellInferno nelle tre belve: leone, lonza e lupa), mentre Maria lo tratteneva, dicendo di avere un fedele  Domenico  capace di salvare i peccatori e la Chiesa, e anche
un altro fedele  Francesco  in grado di agire allo stesso scopo. Quando Domenico incontr Francesco, lo riconobbe per la visione avuta, lo abbracci dicendogli: "Tu es socius meus; tu corri come me, stiamo uniti e nessun avversario ci sorpasser." E cos divennero cor unum et anima una in Domino. Lunit dei due santi prese corpo anche nella prassi: un francescano encomiava Domenico il 7 agosto, mentre un domenicano elogiava Francesco il 4 ottobre (giorni a loro consacrati).
Dante trasfigura poeticamente tale tradizione: nel canto 11 fa elogiare Francesco dal domenicano Tommaso e nel canto 12 fa encomiare Domenico dal francescano Bonaventura. Nasce unimponente "Erma bifronte", che rappresenta lindissolubilit dei due santi nella difesa del
messaggio di Cristo. Nellencomio di Domenico, Dante fa dire a Bonaventura: "Degno  che, dov
lun, laltro sinduca; / s che, comelli ad una militaro, / cos la gloria loro insieme luca" (XII, vv.
34-37); e nel panegirico di Francesco fa dire a Tommaso: "Lun fu tutto serafico in ardore; / laltro per
sapienza in terra fue / di cherubica luce uno splendore. // Dellun dir, per che damendue / si dice
lun pregiando, quale uom prende, / perchad un fine fuor lopere sue" (XI, vv. 37-42). Domenico 
presentato come "amoroso drudo de la fede cristiana", "santo atleta", "benigno a suoi ed a nemici
crudo" (XII, vv. 55-57): immagine di un paradigma di santit prefigurato da Dio. Il suo nome  inteso
come programma: Dominicus deriva da Dominus e significa propriet del Signore (nomina sunt
consequentia rerum!). Ed ecco altre visioni profetiche. La madre di Domenico, incinta, sogn un cane
bianco e nero  i colori della tonaca dei domenicani  con in bocca una fiaccola, simbolo della luce di sapienza del santo. Anche la madrina ebbe una visione onirica di Domenico con una stella in fronte e
una sulla nuca  simboli delle sue luminose dottrine  con uno sciame di api attorno alla bocca  simbolo dei numerosi suoi seguaci.
A tali sogni noti a tutti Dante fa solo richiami allusivi: al primo, dicendo che non appena la mente del bimbo fu creata "ne la madre, lei fece profeta" (XII, v. 60); al secondo, precisando che "la
donna che per lui lassenso diede / vide nel sonno il mirabile frutto / chuscir dovea di lui e delle rede"
(XII, vv. 64-66).
T. S. Eliot dice: "Quella di Dante  una immaginazione visiva. Lo  in senso diverso da quello riferibile a un pittore contemporaneo di nature morte:  visiva in quanto egli visse in unepoca in cui la gente aveva ancora delle visioni. Si tratta di un atteggiamento psicologico di cui abbiamo dimenticato il meccanismo, che rimane comunque valido come qualsiasi altro. Ora non conosciamo nullaltro che lesperienza del sogno, e abbiamo dimenticato che avere delle visioni  un fenomeno ormai relegato in forme di aberrazione  era un tempo un modo pi espressivo, pi interessante e pi ordinato di sognare."
Va poi ricordata la visione della nutrice, che spesso trov il piccolo Domenico steso per terra, profetica espressione della sua vocazione alla povert: "Ben parve messo e famigliar di Cristo; / che l
primo amor che n lui fu manifesto, / fu al primo consiglio che di Cristo. // Spesse fiate fu tacito e
desto / trovato in terra dalla sua nutrice, / come dicesse: Io son venuto a questo" (XII, vv. 73-78).
La formazione di Domenico  presentata con una dinamica vorticosa di immagini. Il santo rinunci a quei benefici per cui gli uomini si affannano e allo studio delle scienze mondane "per amor de la verace
manna", ossia della vera sapienza. "Poi con dottrina e con volere inseme / con lofficio apostolico si mosse / quasi torrente chalta vena preme; // e nelli sterpi eretici percosse / limpeto suo, pi vivamente
quivi / dove le resistenze eran pi grosse (XII, vv. 97-102). E da tale impetuoso torrente derivarono rivoli che irrigarono lorto cristiano e alimentarono arboscelli che ridiedero vita alla cristianit.
Dante ascolta lelogio di Domenico stando al centro di due corone di santi, indescrivibili nella loro bellezza che trascende il sensibile. Ma egli le rappresenta con giochi poetici di immagini che si trasfigurano le une nelle altre: rose che diventano fiamme di luci, luci che danzano e cantano (XII, vv.1-31). Tali immagini sono tratte da fenomeni naturali  come quelle del doppio arcobaleno raffigurante le due corone di santi  poi vengono illuminate con riferimenti mitici  come quello di Iride
messaggera degli di (simbolo dellarcobaleno) e quello di Eco (simbolo del secondo arcobaleno che ripete la figura del primo), la quale per lincurabile amore per Narciso perse il corpo e si ridusse a pura
voce, derivante da altra voce  e infine vengono trasfigurate con richiamo della Bibbia  secondo cui larcobaleno era segno di pace di Dio con gli uomini e promessa che non ci sarebbe stato un altro
diluvio.
Mediante tali trasfigurazioni dal naturale al mitico al sacrale, le immagini sono svuotate del comune senso e caricate di un "meta-senso"  come Dante stesso ci dice per il canto delle anime-luci, "canto che tanto vince nostre muse, / nostre serene in quelle dolci tube / quanto primo splendor quel che refuse" (XII, vv. 7-9)  e cos esprimono lindicibile.
Inoltre, sono immagini della prima luce e di un amore che le fa belle, derivando dal Primo Amore (XII, v. 31).
Va infine rilevato che danze e canti delle anime celesti sono trasfigurazioni poetiche di ci che dice il salmo 29: "Hai mutato il mio lamento in danza, perch io possa cantare senza posa." Francesco e
Domenico non stanno nel cielo del Sole fra i ventiquattro santi; la loro sede  altrove, ma  come dice Dante  "ogni dove / in cielo  paradiso" (III, vv. 88-89).
Due immagini esprimono lunit dei due santi evocati nella loro differenza, come emblematica coincidentia oppositorum. Il luogo di nascita di Francesco  lOriente e Dante dice: "Di questa costa, l
dovella frange / pi sua rattezza, nacque al mondo un sole, / come fa questo tal volta di Gange. // Per chi desso loco fa parole, / non dica Ascesi, ch direbbe corto, / ma Oriente, se proprio dir vole" (XI,
vv. 49-54). Quello di Domenico  lOccidente, dove muore il Sole. Ed ecco come i due estremi vengono fatti coincidere: lOccidente , s, metafora della morte di Cristo; ma con la morte di Cristo  come dice Agostino  " morta la morte stessa" ed  rinata nuova vita, raffigurata da Dante con limmagine di Zefiro che spira dallOccidente e d nuova vita agli alberi: "In quella parte ove surge ad
aprire / Zefiro dolce le novelle fronde / di che si vede Europa rivestire, // non molto lungi al percuoter
dellonde / dietro alle quali, per la lunga foga, / lo sol tal volta ad ogni uom si nasconde." "Dentro vi
nacque lamoroso drudo / della fede cristiana, il santo atleta / benigno a suoi ed a nemici crudo" (XII,
vv. 46-51 e 55-57).
I messaggi di Domenico  che luomo non deve porre nella ricchezza lunico fine della vita e che deve occuparsi anche di quel sapere che riguarda le cose che salvano  sono verit eterne. Tuttavia, a chi ha dimenticato i nessi della vita umana con la dimensione del religioso, tali messaggi diventano incomprensibili e suonano come eco di parole lontane, svuotate del loro originario e dirompente senso
ultimativo.
[20 agosto 2004].

ARISTOTELE E LA DIFESA DELLEMBRIONE.
Emanuele Severino su questo giornale ha pubblicato un articolo dal titolo Lembrione e il paradosso di Aristotele, discutendo filosoficamente il problema sulluso delle cellule staminali con
alcune sue implicazioni e conseguenze di carattere metafisico e morale.
Larticolo ha suscitato molto interesse, ma nello stesso tempo grandi perplessit e, in effetti, richiede una serie di precisazioni. Severino imposta il suo ragionamento sulla celebre dottrina aristotelica della "potenza" e dell"atto". In potenza, secondo lo Stagirita,  ci che ha in s determinate caratteristiche con la connessa capacit di realizzarle, ossia di diventare di conseguenza un essere in atto. Lembrione (lovulo fecondato dallo sperma) ha in s la capacit strutturale di diventare uomo e, quindi,  in potenza uomo. Proprio partendo da tale concezione si sono formati due schieramenti fra di
loro in netta antitesi.
Infatti, alcuni intendono lessere in potenza dellembrione un "essere-gi-uomo", altri lo intendono, invece, come un "non-essere-ancorauomo". Per i primi, di conseguenza, la soppressione dellembrione andrebbe considerata come una sorta di omicidio, per i secondi, invece, non potrebbe considerarsi tale, in quanto lembrione , s, potenzialmente uomo, ma "non--ancorauomo".
Severino d torto ai primi e ragione ai secondi, ritenendo questi ultimi "amici pi fedeli" della teoria aristotelica della potenza e gli altri molto meno amici di essa. Egli ha in parte ragione, ma nel nucleo centrale del suo ragionamento cade in errore, come subito vedremo.
Ha ragione nel ritenere errato affermare  come qualcuno fa  che lembrione sia un uomo (addirittura persona) gi in atto e che siano, in potenza, solo le varie caratteristiche particolari delluomo che si attueranno nel corso dello sviluppo. In effetti, nellembrione risulta essere in atto solo la struttura e, quindi, il progetto formale, che richiede una sua attuazione ontologica. Pertanto lembrione  uomo appunto come "potenza"  sia pure in senso forte  ma "non-ancora-in-atto". Per poter affermare che lembrione  gi un uomo in atto, occorrerebbe capovolgere una delle strutture di base della metafisica aristotelica. (Si cadrebbe, in qualche modo, in quella posizione dei Megarici  i quali, ispirandosi allontologia eleatica, negavano la possibilit di distinguere la potenza dallatto  che Aristotele espressamente confuta.) Severino ha invece torto (dal punto di vista della vera e propria dottrina aristotelica della potenza e dellatto) quando afferma che, "se lembrione pu diventare un uomo in atto, allora, proprio perch lo pu (e non lo diventa ineluttabilmente), proprio per questo pu anche diventare non-uomo, cio qualcosa che uomo non ".
In realt,  contrario al pensiero dello Stagirita affermare che nellembrione sia contenuta a un tempo la possibilit di essere "uomo" e "non-uomo".  contenuta la possibilit di diventare uomo e anche quella di non diventare uomo, morendo prima di nascere, ma non  affatto contenuta quella di diventare un "non-uomo" (per esempio un qualsiasi altro tipo di essere vivente).
Per giustificare la propria tesi, Severino fa richiamo allaffermazione di Aristotele secondo cui "ci che  in potenza  in potenza gli opposti". Ma, con tale affermazione, Aristotele fa riferimento non
a caratteri essenziali, ma a caratteri accidentali; non alla sostanza o sostrato, ma a caratteri che ineriscono o che comunque si riferiscono alla sostanza: "Tutte le cose che si dicono essere in potenza sono, ciascuna, in potenza ambedue i contrari: per esempio, ci, di cui si dice che pu essere sano,  quel medesimo soggetto che pu anche essere malato ed esso ha la potenza di essere malato e di essere sano allo stesso tempo. Infatti, la potenza di essere sano e malato  la medesima e, cos, anche quella di essere in riposo e in movimento e quella di costruire e abbattere, di essere costruito e di essere abbattuto." Il soggetto cui si riferiscono tali caratteristiche (appunto la sostanza) rimane identico. Il concetto di "potenza" non  certamente "deterministico"  come Severino dice giustamente  per non ammette deviazioni in senso formale e sostanziale. Aristotele precisa con chiarezza che ci che si dice essere in potenza non pu de iure non attuarsi in ci di cui si dice essere in potenza; tuttavia, pu non
attuarsi di fatto, ossia empiricamente per ragioni contingenti (quindi, de iure, lembrione non pu non attuarsi come uomo). Le sue parole sono inequivocabili: "Una cosa  in potenza se il tradursi in atto di
ci di cui  detta avere potenza non implica alcuna impossibilit" (nessuna impossibilit strutturale).
Di conseguenza, non regge la seguente conclusione che Severino trae: "Non si pu quindi dire che sopprimendo lembrione si uccide luomo." Infatti, sopprimendo lembrione, si elimina la possibilit dellattuazione di quellessere potenziale di uomo incluso nellembrione.
Una precisazione va  a mio giudizio  in ogni caso fatta, ossia che quanto detto vale in modo particolare per lembrione gi situato in loco. Aristotele stesso chiarisce in maniera ben precisa la sua
convinzione: "Le cose che hanno in s il principio della generazione saranno in potenza per virt propria, quando non vi siano impedimenti dallesterno. Lo sperma, ad esempio, non  ancora luomo in potenza, perch deve essere deposto in altro essere e subire mutamento; invece quando, in virt del principio suo proprio, sia gi passato in tale stadio, allora esso sar uomo in potenza."
Molti si sono stupiti che Severino faccia appello alle figure teoretiche della potenza e dellatto, che non rientrano nel quadro categoriale parmenideo del suo sistema. Infatti, la dottrina della potenza e
atto porta alle conseguenze estreme il "parricidio di Parmenide" iniziato da Platone (da lui presentato nel Sofista sotto la maschera del personaggio chiamato "Straniero di Elea") che si fonda su una
concezione polivoca dellessere, ossia sullesistenza di differenti forme di essere. Ma, nellarticolo di cui discutiamo, Severino  per dirla con una metafora  "gioca fuori casa". Assume, cio, figure tipiche della filosofia aristotelica diventate ormai un patrimonio della communis opinio. E proprio in questo gioco drammaturgico non assume quel rigore e quella coerenza che manifesta quando "gioca in casa", che  una dote di pochissimi filosofi.
Io definisco la filosofia di Severino come espressione di una tesi che  falsa (negazione dello spessore ontologico del divenire e, quindi, del non essere e della morte) per espressa nel modo pi coerente e pi perfetto. Ma con Nicols Gmez Dvila io penso che "la coerenza di un discorso non  prova di verit, ma solo di coerenza. La verit  somma di evidenze incoerenti" come la vita e la morte, lessere e il non essere, il bene e il male. Il mistero della vita e della morte costituisce un limite invalicabile per il pensiero razionale (sia per la scienza sia per la filosofia).
Hans-Georg Gadamer diceva, giustamente, che per noi che siamo "viandanti sul confine fra lal di l e lal di qua" "soltanto i messaggi religiosi concedono la possibilit (...) di uno sguardo ulteriore" ossia di vedere qualcosa al di l della pura ragione. Con Sergio Quinzio sono convinto che "la verit cristiana pu ancora inghiottire tutte le mezze verit del mondo", sia quelle filosofiche sia quelle scientifiche.
[6 gennaio 2005].

UN RITORNO AGLI "ANTICHI" VALORI CONTRO LA DISPERAZIONE DEL PRESENTE.
Quando si torna a scrivere su certi problemi di fondo caduti in oblio, significa che essi
emergono come bisogni effettivi delluomo, con la connessa speranza di trovarne soluzioni. Nietzsche
aveva proclamato la morte di Dio e indicato luomo stesso come il suo uccisore. Ma Foucault ha
rilevato che in correlazione con la morte di Dio, Nietzsche annunciava anche la fine del suo uccisore.
La morte delluomo, oggi, si manifesta soprattutto in un generale malessere spirituale che non
ha precedenti nella storia delluomo. Benasayag e Schmit, in Lepoca delle passioni tristi, affermano
che a quel malessere sempre pi diffuso, soprattutto nei giovani, non si  preparati a offrire una cura, in
quanto si tratta di crisi individuali allinterno di una crisi sociale generale.
Let moderna aveva promesso un messianesimo ateo con una redenzione laica. "Ma tale
promessa  scrivono  non  stata mantenuta. Ecco perch la crisi attuale  diversa dalle altre cui
lOccidente ha saputo adattarsi: si tratta di una crisi dei fondamenti stessi della nostra civilt." Alcuni
hanno incominciato a rendersi conto di quanto Husserl aveva predetto da tempo: sulla disperazione
dellesistenza, scienza e tecnica hanno poco da dirci. Di conseguenza vanno ritrovati i valori perduti, e
quindi Dio, da cui tutti i valori dipendono.
[6 giugno 2005].

COME NASCE L"ALPI-MISTICA".
Sulla montagna sono stati pubblicati libri di vario genere, alcuni dei quali ricchi di idee e in
vario modo stimolanti; nessuno, tuttavia, ha finora raggiunto una ricchezza di contenuti e uno spessore
spirituale come il nuovo libro di Francesco Tomatis, dal titolo Filosofia della montagna (con
prefazione di Armando Torno, Bompiani, pp. 224).
La cosa, di primo acchito, pu sorprendere, ma ben si spiega se si conosce lautore, che  un
grande amante dellalpinismo, inoltre professore di ermeneutica filosofica, discepolo di Luigi Pareyson,
perfezionatosi a lungo in Germania, ospite di universit spagnole (Cordoba, Mendoza, Madrid), esperto
conoscitore di problemi di metafisica, di teologia e di mistica.
La montagna di cui si parla  quella fisica, ossia quella reale, ma essa viene subito trasfigurata
in simbolo mistico, che si impone non solo come esso pure "reale", ma come "realissimo", e dunque
pi reale di quello reale. Alla base del libro, quindi, non sta soltanto lesperienza alpinistica, ma anche
e soprattutto quella "alpi-mistica", per dirla con un termine coniato dallautore stesso.
Tomatis  ammiratore di Reinhold Messner e a conclusione del libro presenta come postfazione
unintervista al grande alpinista, il quale intendeva la montagna come esercizio delluomo al pericolo e
al continuo rischio e diceva: "Senza il pericolo la montagna non  montagna, ma  un gioco sterile.
Posso far costruire una montagna artificiale anche in una grande sala, e l fare degli allenamenti o delle
gare. Questo si fa oggi, ed  una forma di abilit nellarrampicarsi. Per non  quello che  lalpinismo.
Allalpinismo  necessaria la difficolt, lesposizione, lessere fuori nella wilderness, in un ambiente
selvaggio e desolato, e anche il rischio. Il fascino delle montagne  dato dal fatto che sono belle, grandi,
pericolose."
Ed ecco come Tomatis sviluppa queste notazioni alpinistiche in riflessioni alpi-mistiche: "Non
c ascesa senza ascesi, continuo esercizio, costante rinuncia, faticoso cammino, disciplinata via, fedele
amore, insonne preghiera di abbandono a ci che, a tutto superiore, attende."
Lesito della alpi-mistica consiste nella liberazione da tutti quei pesi che ci incatenano alla
realt di tutti i giorni.
Gi Plotino diceva: "Spogliati di tutto". Lesito della mistica della montagna  una sorta di
"svuotamento" fisico e metafisico in tutti i sensi. Il suo rapporto con Dio  certo di preghiera, ma non
in quanto richiesta di qualcosa, bens come provocazione dellanima di essere liberata. In essa ella
chiede a Dio di liberarla da tutto: da ogni cosa del mondo, da ciascuna persona, anche da se stessa e
persino da Dio. Liberazione da Dio va intesa come liberazione da Dio espresso dalla parola, in quanto
la parola vuol definire lin-definibile, esprimere lin-esprimibile, e quindi rinchiude linfinito nel finito.
Lesito della mistica (come diceva gi Platone nel Simposio) consiste nellidentificazione dellamante
con lamato, identificazione che pu essere solo esperita e non detta.
La montagna  simbolo perfetto della trascendenza. Essa richiede la fatica della salita, con tutti i
pericoli che comporta, ma non solo per giungere alla vetta. Infatti, se la vetta viene intesa come scopo
ultimo e unico, comporta disillusione; la vetta deve portarci a comprendere ci che sta oltre, ci che  a
un tempo "pi dentro" e "pi fuori" di noi, e quindi ispira il senso della trascendenza. La montagna
rispecchia il senso metafisico delluomo stesso che  homo erectus, luomo che si estende tra terra e
cielo, tra visibile e invisibile. La mistica e lesperienza alpi-mistica non sono una fuga dal mondo, ma
la pi forte e la pi radicale esperienza per un recupero del mondo nel suo vero significato.
Gi Platone aveva anticipato questo concetto in modo mirabile. Luscita dalla caverna, la salita
per lerta via, il sorpasso della barriera che divide il sensibile dal soprasensibile e quindi la visione del
Bene assoluto comportano per luomo la necessit morale di tornare alla caverna, per portare aiuto ai
contubernali, e quindi per dare un nuovo significato alla caverna stessa e ai suoi abitanti.  proprio
questa la tesi che Tomatis sviluppa e ribadisce a pi riprese. La liberazione alpi-mistica si completa non
solo con la salita, ma con il "ritorno al mondo".
Concludiamo con due pensieri sintetici che esprimono il pensiero di Tomatis (con lo stile del
filosofo Eraclito, che si ispirava ai canoni tipici dei responsi oracolari di Apollo, proferiti dalla Pizia in
Delfi): "Solo luomo cammina ai confini di ci che non ha confini, sa vedere il mistero, ascoltare il
silenzio, esperire linfinito," e ancora: "Abitare illimitatamente il limite  gi pensare, porsi in cammino nellil-limite."
[29 settembre 2005].


MANZONI E LEOPARDI, GUIDE PER SCOPRIRE LINFINITO.
Parlare di Manzoni e di Leopardi in un breve articolo di giornale  difficile, ma non impossibile,
concentrandosi su un loro capolavoro. Fra le opere letterarie italiane dellOttocento credo che I
promessi sposi sia stata per molto tempo la pi letta (e comunque una delle pi lette). Ricordo che da
ragazzo la vedevo in tutte le case delle persone che frequentavo, anche in quelle di modesta cultura. I
suoi personaggi facevano parte dellimmaginario degli italiani, basti pensare al nome di Perpetua,
diventato da nome proprio a nome comune per indicare la donna di servizio del curato.
La particolare interpretazione neoidealistica di Benedetto Croce, e poi varie e sempre pi estese
forme di pensiero relativistico, prese di posizione antireligiose e anticristiane, hanno gettato ombra su
questo capolavoro.
Inutile obiettare, come si  fatto o si continua a fare, che questopera  a tesi. In effetti, alla fine
del romanzo, Manzoni fa trarre precise conclusioni della loro storia ai due protagonisti. Renzo spiega
che cosa ha imparato dalla vita; Lucia non trova false le conclusioni di Renzo, ma non ne  soddisfatta,
e propone le sue. Dopo varie discussioni e dibattiti giungono a un comune accordo: "Conclusero che i
guai vengono bens spesso, perch ci si  dato cagione; ma che la condotta pi cauta e pi innocente
non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li
raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore." Manzoni non si ferma qui, e soggiunge: "Questa
conclusione, bench trovata da povera gente, c parsa cos giusta, che abbiam pensato di metterla qui,
come il sugo di tutta la storia."
Pertanto, secondo alcuni, Manzoni nei Promessi sposi si  espresso in funzione di uno schema
astratto (nellimpianto strutturale e anche in molti particolari), volendo esprimere con la trama del
romanzo concetti religiosi e filosofici astratti, e quindi non poetici. Ma Thomas Stearns Eliot, parlando
di Dante, fornisce una risposta a nostro giudizio esatta, che si attaglia a perfezione, per analogia, a
Manzoni. "Senza dubbio  egli scrive  la fatica del filosofo, delluomo che cerca di trattare idee pure,
e la fatica del poeta, che pu essere quella di realizzare le idee, non si possono sostenere
contemporaneamente. Ma questo non significa negare che la poesia possa essere in certo senso
filosofica.
Il poeta pu trattare concetti filosofici, ma non come materia di discussione, ma come materia
di visione. La forma originale di una filosofia non pu essere poetica. Ma la poesia pu compenetrarsi
con unidea filosofica, pu trattarla quando ha raggiunto il punto del generale e immediato consenso,
quando  diventata quasi una modificazione fisica". Le idee, i concetti e le credenze che Manzoni
introduce nel suo romanzo si trasfigurano a livelli di immaginazione, e diventano pura poesia.
Anche le conclusioni che Eliot trae su Dante si impongono per Manzoni: "Dante, pi ancora di
ogni altro poeta  riuscito a trattare la sua filosofia non come teoria (nel senso moderno e non greco
della parola) o come suo commento o riflessione, ma in termini di cosa percepita. Quando quasi tutti i
nostri poeti moderni si limitano a ci che hanno percepito, producono per noi, di solito, nientaltro che
oggetti da natura morta e pezzi disparati di arredamento come in un magazzino teatrale; ma questo non
implica tanto che il metodo di Dante sia superato, quanto che la nostra visione si  relativamente
ristretta." Lidea di fondo del romanzo, quel "sugo di tutta la storia", diventa vita vissuta e incarnata in
personaggi vivissimi, collocati in una perfetta dinamica di avvenimenti e azioni.
Nella struttura del romanzo Manzoni realizza bene quel suo credo estetico, che in una epistola
cos riassume: "(La forma deve essere) organica e non meccanica, risultante dalla natura del soggetto,
dal suo svolgimento interiore (...) e non dallimprontamento di una stampa esteriore ed estranea."
Di Leopardi a me piace molto lo Zibaldone, in cui sono presenti pensieri di cospicua portata.
Giustamente Emanuele Severino ha sostenuto che questopera dimostra che Leopardi  un filosofo, e di
non piccola statura. Mi piace molto anche il rapporto che Leopardi instaura con il mondo greco antico,
di cui era grande conoscitore. Ha tradotto il Manuale di Epitteto, e pensava di tradurre Platone.
Studiava a fondo anche opere minori, fra le quali ricordo La Tavola di Cebete  uno pseudepigrafo
neopitagorico, oggi dimenticato pressoch del tutto , anche se non gli piaceva la tesi di fondo che
luomo pu raggiungere la felicit, rendendosi conto del proprio essere. Infatti, Leopardi pensa lesatto
contrario: "La contentezza del proprio modo di essere  incompatibile collamor proprio; perch il
vivente si desidera sempre per necessit un essere migliore, un maggior grado di bene. Ecco come la
felicit  impossibile in natura e per natura sua." Ma a parte questa mia simpatia per lo Zibaldone, mi
ha sempre commosso Linfinito. Confesso che i quindici versi di cui  composto mi fanno sentire e
vivere linfinito pi che molte pagine di filosofi (per non parlare di quelle di certi scienziati, il cui
infinito  assai finito), e do ragione a Hans-Georg Gadamer, il quale  in una intervista che gli avevo
fatto  ribadiva che i versi di certi poeti gli dicevano molte pi cose che non le pagine di alcuni filosofi
contemporanei (molti dei quali riducono la filosofia a metodo, dimenticando i contenuti).
Nicols Gmez Dvila in uno dei suoi aforismi dice: " sufficiente limpatto di un verso per far
esplodere i detriti che seppelliscono lanima". E i versi dellInfinito sono quindici, ed esplosivi al
massimo grado! Il pittore greco Zeusi, ai suoi discepoli che gli chiedevano la ragione per cui
continuava a lavorare tanto sullo stesso quadro, rispondeva: "Perch io dipingo leterno." E Tucidide
scriveva che la sua Storia era un "possesso per il sempre". Ma anche dei Promessi sposi e dellInfinito
sono convinto che si possa dire che sono "possessi per il sempre".
[20 novembre 2005]
LE INQUIETUDINI DEL NAVIGATORE
Limmagine della "navigazione" come metafora della vita delluomo  stata creata dai Greci,
che nel mare vedevano addirittura lorigine di tutte le cose. Oceano e Teti (dea del mare)  diceva
Omero  sono padre e madre degli stessi di, e quindi di tutto. Ma la "navigazione" come simbolo del
pensare e dellagire delluomo  una creazione di Platone, che, in quella che egli ha chiamato la sua
"seconda navigazione", ha indicato il cardine del suo pensiero e della sua vita.
Nel linguaggio marinaresco si chiamava "prima navigazione" quella che si fa con laiuto dei
venti a vele spiegate. "Seconda navigazione" era quella che si doveva intraprendere quando cadevano i
venti; la nave rimaneva immobilizzata dalla bonaccia, e, per uscirne, occorreva porre mano ai remi.
La "prima navigazione" con le vele ai venti  quella che Platone dice di aver compiuto al
seguito dei filosofi naturalisti, con il loro metodo fondato sulla sola conoscenza sensibile. Ma, poich
con tale metodo giunse in alto mare e fu colto dalla bonaccia, per uscirne, dovette porre mano ai remi,
affrontando grandi fatiche. Con la "seconda navigazione" Platone comprese che i fenomeni sensibili
non si spiegano da soli e, per renderne ragione, occorre raggiungere la realt metafenomenica, ossia la
realt intelligibile.
Sempre facendo uso di immagini marinaresche, Platone paragonava la filosofia  intesa come
guida per attraversare il mare della vita  a una "zattera". Si tratta di un mezzo assai fragile, ma, se ci si
tiene aggrappati a esso, ci pu salvare dal naufragio, sia pure con rischi di ogni sorta. Sarebbe bello per
luomo, conclude Platone, poter avere una "divina rivelazione", la quale, come solida nave, gli
permetterebbe di attraversare senza rischi il mare della vita.
Alessandro Aresu, nel libro Filosofia della navigazione, con introduzione di Massimo Cacciari
(Tascabili Bompiani, pp. 226, 8), riporta in primo piano questo tema con gusto e con intelligenza,
incentrandosi sulle differenti forme con le quali  stata messa in atto dagli uomini la "seconda
navigazione", ossia quella che non si pu fare se non mettendo mano ai remi, con le molte difficolt
che questo comporta, compreso il rischio del naufragio. I filosofi non possono non uscire dal chiuso
cerchio del "qui" e dell"ora"; ma per far questo, devono imbarcarsi, sfidare il mare con la sola forza
dei remi, e affrontare il tremendo pericolo del naufragio.
Scrive Aresu: "Non  pi possibile abitare per chi si sente sfidato da unidea che sradica la sua
casa. Si tratta di rispondere alla sfida del mare e vedere fin dove pu giungere una supposta infinit.
Decidere una volta per tutte di rispondere alla sfida del mare significa decidere di determinare in prima
persona ci che si sente infinito. Per rispondere alla chiamata dellinfinito il pensiero deve farsi
infinito."
Fra le molte forme della "seconda navigazione" che Aresu presenta, ne scegliamo due
paradigmatiche: quella del "folle volo" di Ulisse come viene raffigurato da Dante (associato alla figura
del capitano Achab alla caccia di Moby Dick nel romanzo di Melville) e quella dellUtopia, presentata
come il contrario della navigazione, ma che, proprio per questo, in negativo ne fa ben comprendere il
vero senso.
La storia di Ulisse come viene rappresentata da Dante capovolge quella di Omero: invece
delleroe del "ritorno" alla patria, Ulisse diventa leroe che rinuncia al ritorno per procedere sempre
"oltre"; diventa leroe dallo "spirito inquieto, determinato a oltrepassare ogni confine per realizzarsi".
In effetti, il viaggio di Ulisse non segue precisi percorsi per giungere a mete indicate dalle carte; per lui
vale ci che dice Melville: "I luoghi veri non sono mai segnati in nessuna carta." Ulisse e Achab, dice
Aresu, "sono veri figli del mare, e per questo sono icone dei pericoli della navigazione". LUtopia,
come dicevamo,  una metafora che rappresenta lantitesi della "navigazione". Aresu fa sua e sviluppa
una idea espressa da Cacciari, e interpreta lUtopia come un imprigionamento delluomo negli schemi e
nelle leggi del progresso scientifico, che non lasciano allo spirito uno spazio in cui possa muoversi alla
ricerca dell"oltre".
Bentham diceva che gli interessava non che gli abitanti di quel luogo fossero uomini, ma solo
che fossero felici, e quindi, per lui, "una volta che la popolazione si sar bevuto il farmaco della
felicit, che luomo sia diventato una macchina  un fatto secondario". Ma luomo, dice Aresu, se non
affronta il rischio, cessa di essere uomo.
In realt, la necessit di affrontare una navigazione, con il conseguente pericolo del naufragio,
rimarr fin che durer la storia. Solo alla fine dei tempi, come dice lApocalisse, "non ci sar pi il
mare".
[4 agosto 2006].

LA BELLEZZA DELLA NOTTE.
La notte  stata interpretata nei modi pi diversi nelle differenti epoche, con accentuazioni di
vario genere dei suoi aspetti negativi e di quelli positivi. La cultura ellenica ha espresso soprattutto
laspetto negativo. La notte  stata spesso considerata "rovinosa" e "sinistra", e connessa con la morte.
Per luomo ellenico, infatti, vivere significa "vedere la luce".  emblematica la preghiera di Aiace, che,
avvolto da una fitta nebbia che gli impedisce di impegnarsi nella battaglia e di dare prova del suo
valore, dice a Zeus: "Fammi almeno morire nella luce, se questa  la tua volont!" La notte  morte, e
lAde  luogo di tenebre. Ma il Greco intendeva la notte anche come divina forza primigenia, da cui
sono nate le divinit luminose. Inoltre, era detta euphrone, ossia "propizia", in quanto portatrice di
tranquillit e di pace dopo le fatiche della giornata.
Diversa e quasi capovolta  limmagine della notte nei romantici, con ai vertici Novalis con i
suoi Inni alla notte. Essa diventa simbolo dellignoto e delle lontananze infinite di cui luomo ha
perenne bisogno. Ma la notte include in s anche il sonno della morte. La notte, dunque, ha assunto per
luomo di tutti i tempi una doppia figura, che rivela la "struttura bipolare" che la caratterizza, ossia il
doppio aspetto positivo e negativo.
I Greci avevano compreso che la struttura bipolare costituisce il carattere della realt in quanto
tale, in tutti i suoi aspetti, a cominciare dagli di. Infatti, non solo ciascuno degli di greci ha un
corrispondente dio antitetico, come per esempio Apollo e Dioniso. Ma la natura stessa di ciascun dio ha
struttura bipolare: Apollo, il pi bello e perfetto degli di, ha come simboli emblematici la lira dal dolce
suono e larco con le mortali frecce.
Ci che sto dicendo emerge in modo perfetto dal libro di Anna Luisa Zazo, Io, la Notte. Incontri
e situazioni (prefazione di Armando Torno, Tascabili Bompiani 2006, pp. 222, 8). Lautrice ci fa
conoscere la notte in modo assai originale, identificandosi con la notte stessa e presentandosi quindi
come "io narrante". Non parla direttamente di s, ma riferisce ci che si  detto di lei dagli uomini di
tutti i tempi, e scrive: "Tanti, tra gli abitanti della terra, hanno parlato di me, e narrato di me, e sognato
e inventato storie e leggende per spiegare i misteri che si celano in me. Ora sar io a parlare, a ricordare
quello che di me  stato detto e a cercarne una spiegazione." E ancora: "Io mi cerco nellimmagine che
loro hanno proiettato di me, mi rifletto nel loro sguardo e, a volte, circondata dal mio corteo di luci, li
ringrazio con il sorriso di una stella."
Gli autori preferiti sono, ovviamente, quelli che di pi hanno amato la notte, fino quasi a
identificarsi con essa, con in primo piano Leopardi, Dickens, Novalis, che, con la loro inappagata ansia,
hanno cercato con la notte di portare allo scoperto e illuminare le tenebre del cuore umano.
Shakespeare  presentato come poeta notturno per eccellenza, per le sue creazioni sempre in bilico fra
lillusorio e il reale. Fra i musicisti, pi che a Chopin con i suoi Notturni,  data particolare evidenza al
gioco della notte nelle opere di Mozart, con finissimi rilievi. Ma la Zazo presenta anche gli autori che
hanno raffigurato la notte immersa in atmosfere di morte, di cimiteri e di tombe; la notte dei folletti,
delle streghe, dei fantasmi annunciatori di morti.
Lautrice presenta giochi drammaturgici ironico-maieutici, che non solo fanno ben comprendere
il carattere bivalente della notte, ma mettono in evidenza, per ben studiato contrasto, lopposto aspetto
positivo.
Lultima parte  dedicata alla dimensione religiosa della notte: Cristo  nato di notte ed  risorto
pure di notte. Della notte va ricordata anche una dimensione mistica, in cui essa viene trasfigurata al
pi alto grado. Pseudo-Dionigi Areopagita scriveva che le pi alte verit si rivelano "nella caligine
luminosissima, nella caligine che fa risplendere in maniera superiore  nella massima oscurit  ci che
 splendidissimo". San Giovanni della Croce presenta la notte come il momento culminante della stessa
esperienza mistica: "O notte che hai congiunto / lAmato con lamata, / lamata anima nellAmato
trasformata!"
Lautrice, facendo parlare gli altri di s, comunica con chiarezza il suo messaggio: la notte,
come simbolo dellinfinito, ci esorta a non accontentarci del "qui" e dell"ora", a guardare nel profondo
della nostra anima, a non lasciarci rinchiudere in aride spiegazioni scientifiche. La bellezza di una notte
di plenilunio non pu non toccare lanimo e non suscitare il desiderio di conoscere e amare "quella
oscura e luminosa bellezza offerta allumanit". Ma tale bellezza della notte si pu conoscere solo
amandola.
[16 gennaio 2007].

RIFLESSIONI SU BENEDETTO SEDICESIMO.
Da qualche tempo vengono sollevate critiche contro Benedetto XVI, in quanto si sarebbe arroccato su posizioni retrograde. Sarebbe rimasto il teologo profondo,  ma astratto, ben diverso da Giovanni Paolo secondo. Ma chi d questi giudizi non ha capito la grandezza  delluomo. Io conosco Ratzinger come teologo da tempo e condivido molte sue idee, che ho  maturato  fra laltro  studiando nella Germania dei suoi tempi, avendo rapporti con le persone, con i  luoghi in cui egli ha insegnato.
La prima cosa che in lui diventato pontefice mi ha stupito  stato il modo in cui si 
mirabilmente trasformato da teologo a pastore. Ha fatto qualcosa di analogo a ci che ha fatto Giovanni Paolo secondo. Quando ho pubblicato tutte le sue opere di poesia e di filosofia, mi ha pregato di non mettere sulla copertina il suo nome di pontefice, ma quello di Karol Wojtyla, in quanto erano state da lui scritte
come credente, ma uomo del secolo. E il suo compito di pontefice era non quello di diffondere le
proprie idee, ma quelle del Vangelo, come ha fatto Pietro. La stessa linea sta seguendo Benedetto XVI.
Del resto, chi ha letto il bel libro Ges di Nazaret, avr notato come il contenuto corrisponda a
quello che preannunciano i due nomi dellautore nel modo in cui sono stampati in copertina: Joseph
Ratzinger in piccolo e Benedetto sedicesimo in grande. Parla lagguerrito studioso dei testi e il teologo, ma
nettamente al di sopra si pone luomo di fede; e il suo messaggio di fondo viene espresso nella
conclusione del libro proprio con le parole di Pietro. "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente." Ed 
solo su questa base che si pu ricostruire lunit di tutti i Cristiani, che costituisce lideale programma del suo pontificato.
Ma vengo a un punto-chiave che fa comprendere lo spirito rivoluzionario di Ratzinger.
Lenciclica di Giovanni Paolo II Fides et ratio del 1998  assai innovativa. In particolare mi hanno
colpito due idee. La prima suona: "La Chiesa non propone una propria filosofia n canonizza una
qualsiasi filosofia particolare a scapito di altre." La seconda  la seguente: la fede ha un valore
"metaculturale", in quanto non pu essere incatenata allinterno di nessuna cultura; inoltre pu
stimolare varie culture, senza incatenarle.
In un incontro che ho avuto con Giovanni Paolo II, lho molto elogiato per queste due idee, che
chiudono con il passato. Il pontefice si  fatto molto serio e mi ha detto: quelle idee sono grandi, ma
non le ho create io; ho degli eccellenti collaboratori cui sono debitore. Non ho faticato a capire che
Giovanni Paolo secondo alludeva proprio a Ratzinger, che nel 1997 scriveva: "La filosofia e teologia
neoscolastica, pur avendo al proprio attivo tante benemerenze, oggi sembra in qualche modo giunta alla
fine," in quanto non  pi "uno strumento adatto a far s che la fede dialoghi con il proprio tempo".
Il tomismo, per quanto grande, non poteva pi essere considerato la filosofia ufficiale della
Chiesa, come da tempo si pensava. Lincontro del cristianesimo con la cultura ellenica  stato un
grande evento, che ha dato i suoi frutti, ma non va considerato affatto come definitivo, n come
elemento condizionante per lincontro della fede con altre culture. Credo che queste siano idee
rivoluzionarie a trecentossessanta gradi. Penso che Ratzinger sia, sotto molti aspetti, lideale successore
di Wojty?a.
Dimostrer questo soffermandomi su un punto particolare. Non solo come pontefice, ma fin
dalla giovinezza Wojtyla aveva compreso come lasse portante della vita delluomo sia lamore, e in
una poesia giovanile scriveva: "Lamore mi ha spiegato ogni cosa, lamore ha risolto tutto per me 
perci ammiro questo Amore dovunque Esso si trovi." E in una lettera del 2002, dopo aver letto la mia
interpretazione di tutte le sue opere letterarie (che ho pubblicato per Bompiani), mi scriveva: "Illustre
professore, Le sono riconoscente per avere sottolineato come proprio lamore sia la sintesi  nellessere
e nellesprimersi  di ci che luomo cerca sulle vie della creazione artistica e su quelle della riflessione
razionale. Del resto Dio  amore osserva lapostolo Giovanni (I Gv 4, 8, 16) e la persona umana,
creata a sua immagine,  chiamata a crescere e a realizzarsi nellamore."
Ritengo che la sua ultima enciclica avrebbe dovuto essere sul tema dellamore. E Benedetto sedicesimo
ha dedicato la sua prima enciclica proprio allamore. Ha scritto in modo incisivo: "Dio  amore;
chi sta nellamore dimora in Dio e Dio dimora in lui." Queste parole della Prima lettera di Giovanni
esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana: limmagine cristiana di Dio e anche la
conseguente immagine delluomo e del suo cammino.
Ha inoltre pi volte ribadito, anche prima di essere pontefice, che lessenza del cristianesimo
consiste in "una storia di amore fra Dio e gli uomini", con tutto ci che ne consegue.
E sempre nellenciclica scrive: "Allinizio dellessere cristiano non c una decisione etica o
una grande idea, bens lincontro con un avvenimento, con una Persona, che d alla vita un nuovo
orizzonte e con ci la direzione decisiva." La tesi di fondo dellenciclica  di grande verit: lamore
cristiano (lagape), non esclude leros (come molti pensano) ma lo include, lo rafforza e lo consacra.
Infine, ritengo opportuno richiamare ci che scriveva nel Catechismo su una questione oggi in
primo piano. Certe cure particolarmente gravose e senza esiti vantaggiosi possono essere "omesse
lecitamente e perfino doverosamente. Il malato ha diritto di morire con dignit".  esattamente questa
la tesi con cui Jacques Ellul concludeva il suo rivoluzionario libro Il sistema tecnico: "Allungare
artificialmente la vita" significa "derubare luomo del momento pi importante della propria vita, la
morte". Questo, per, rende le ultime prese di posizione del Vaticano incomprensibili. Spero che
Benedetto XVI su questo argomento non sia vittima dei suoi collaboratori e mantenga le idee espresse
nel Catechismo, ossia difenda "il diritto del malato di morire con dignit", che per luomo 
irrinunciabile. Solo chi capisce il senso della morte comprende il senso sacro della vita. Cristo stesso
(che proprio con la morte ha ridato nuova vita alluomo) ha pianto non solo per la morte che lo
attendeva, ma anche per quella di Lazzaro, e proprio nel momento in cui stava per compiere il miracolo
della sua risurrezione. Il che dimostra la profondit abissale del senso della morte, che non pu e non
deve essere vanificato da certi artifici della tecnica.
[20 marzo 2009].

IL FILOSOFO DOSTOEVSKIJ: LA FEDE COME LIBERT.
Bompiani pubblica nella collana "Il pensiero occidentale" tutto Dostoevskij. Sono gi usciti il Diario di uno scrittore, I fratelli Karamazov e in questi giorni escono  I demoni e Lidiota. Viene
ripresa la grande edizione curata da Ettore Lo Gatto, ma rinnovata. I romanzi hanno il testo russo a fronte (una prima a livello mondiale), e le nuove introduzioni sono curate da Armando Torno, un grande conoscitore del mondo russo. Ma come mai si ripubblica Dostoevskij in una collana di filosofia e non di narrativa? La risposta  semplice: in Italia, Dostoevskij viene  considerato dai pi un grande romanziere, mentre in Russia lo si considera un grande filosofo.
Berdjaev, per esempio, dice: "Dostoevskij fu vero filosofo, fu il pi grande filosofo russo." In
effetti, i suoi romanzi sono storie di Idee, personificate nei vari personaggi. Idee vive sia nella loro
profondit, sia nel loro complesso movimento dinamico-relazionale e nella loro forza.
Dostoevskij stesso precisa che le Idee sono quella forza che muove il mondo e scrive: "Nella
storia ci che trionfa non sono le masse di milioni di uomini n le forze materiali, che sembrano cos
forti e irresistibili, n il denaro n la spada n la potenza, ma il pensiero, quasi impercettibile allinizio,
di un uomo che spesso sembra privo di importanza." Dostoevskij fa con i suoi romanzi ci che Platone
ha fatto con i suoi dialoghi. Il filosofo ateniese ha trasposto sul piano dialettico le due grandi forme
dellarte dei suoi tempi, la tragedia e la commedia (per esempio, il Protagora  una grande e
straordinaria commedia, il Gorgia e il Fedone sono due grandi tragedie).
Gi Nietzsche sosteneva la tesi che "Platone ha dato ai posteri il paradigma di una forma
artistica, il modello del romanzo", che sarebbe in sostanza "una favola esopica infinitamente
sviluppata". E Dostoevskij ha scelto una forma tipica dellarte dei suoi tempi, quella del romanzo, per
comunicare grandi messaggi filosofici. I suoi personaggi sono incarnazioni di Idee in forma di vere e
proprie "icone".
In Italia Luigi Pareyson ha ben sviluppato linterpretazione di Dostoevskij come vero grande
filosofo che si colloca al di sopra della mera analisi dellanimo umano a livello psicologico, e lo
considera "uno dei culmini della filosofia contemporanea e un immancabile punto di riferimento nel
dibattito speculativo del mondo doggi".
Fra le molte idee che Dostoevskij porta in primo piano nei suoi romanzi, ne ricordiamo quattro:
il nichilismo, il male, la libert e la fede.
Per quanto riguarda il nichilismo Pareyson afferma addirittura che il personaggio Ivan dei
Fratelli Karamazov esprime lanima nichilistica in maniera perfetta, perfino meglio di Nietzsche. Il
male non  in principio una realt sostanziale (in senso manicheo). Ma non  neppure solo una
"privazione del bene", ossia la scelta di un bene inferiore in luogo di un bene superiore (come voleva
Agostino). Il male nasce nellanimo delluomo:  una volizione negativa che, proprio respingendo il
bene superiore, si impone come una forza distruttiva che produce il male nella sua reale dimensione.
Secondo Dostoevskij la libert consiste nel riconoscimento e nella volizione del Principio supremo
dellEssere e del Bene, oppure nel rifiuto di esso, con tutto ci che ne consegue. E quindi  una forza
che si distingue dal bene e dal male, i quali si realizzano, in quanto tali, proprio in conseguenza della
libert. Dostoevskij  giunto alla fede passando attraverso il nichilismo, e indagando la autodistruzione
di esso. La fede presuppone il dubbio, ed  vera fede solamente se  un continuo e dinamico
superamento del dubbio stesso.
In risposta ai critici che gli rimproveravano la sua fede in Cristo, diceva: "In fatto di dubbio
nessuno mi vince. Non  come un fanciullo che io professo Cristo. Il mio osanna  passato attraverso
un crogiolo di dubbi." E in una lettera del 1854 esprimeva la forza veramente dirompente della sua
fede: "Arrivo a dire che se qualcuno mi dimostrasse che Cristo  fuori dalla verit e se fosse
effettivamente vero che la verit non  in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che
con la verit."
[14 maggio 2009].

CRISTIANI SULLORLO DELLATEISMO.
Molti credono di sapere che cosa significhi essere "credenti" e essere "atei", ma in realt i pi in
materia hanno idee tuttaltro che chiare e distinte. Un famoso giornalista si present a un uomo di
grande statura spirituale per fargli una intervista su Dio dicendogli che, per, lui si considerava ateo. E
si sent subito rispondere: "Guardi che chi sia veramente credente e chi sia veramente ateo lo sa solo Dio."
Dostoevskij pensava che, in un certo senso, lateo si trova al primo gradino della strada che
porta a Dio, in quanto sente il problema. La situazione  oggi assai pi complessa e forse solo oggi si
manifesta lateo nel senso pieno della parola.
Hanno iniziato i neopositivisti viennesi con laffermazione che la parola "Dio" andrebbe
eliminata dal lessico scientifico, in quanto sarebbe totalmente priva di senso. Ma questo modo di
pensare  condiviso anche da alcuni giovani, da cui mi sono sentito dire che per loro quello di Dio 
uno pseudoproblema, anzi un "non problema". La figura dellateo pi ambigua  per quella del
sedicente credente, che si nasconde sotto la maschera della fede, e che contrae la dimensione del
religioso in quello che  sotto molti aspetti   il suo contrario.
Il libro di Marco Vannini, Prego Dio che mi liberi da Dio  La religione come verit e come
menzogna (Bompiani, pp. 159) affronta il problema in modo provocatorio (e in certi punti con
paradossi e iperboli), ma assai efficace. La religione viene spesso trasformata in una teologia sociale,
mondana, progressista, anticristiana. In effetti, "nel suo connubio col sociale, col politico, la religione
genera vincoli di unione parziale, di gruppo e di conseguente separatezza dalluniversale". Perci, dice
Vannini: "Il regno di Dio non  di questo mondo; non adeguarsi al mondo,  il vero modo di amarlo."
Agostino precisava che il regno di Dio  gi entrato con Cristo "in" questo mondo, ma non  "di"
questo mondo, in quanto opera non amando ci che ama il mondo e in questo senso aiuta il mondo
stesso.
I due assi portanti del libro sono, a mio avviso, i seguenti. In primo luogo, Vannini rivendica
limportanza del pensiero platonico nella formazione del pensiero cristiano, con laffermazione del
primato dellinteriorit, mediante la conversione spirituale e limitazione di Dio. E trae le seguenti
conclusioni: "Privato delleredit platonica, il cristianesimo  tutto accomodato al sociale, ovvero al
grosso animale, allio e soprattutto al noi, con la correlata immagine idolatrica di Dio. Rivolto ai beni
terreni  la pace, la giustizia sociale, la salvezza (salus) diviene salute, politicamente corretto, liberale,
democratico ecc.   ormai una banalit accettabile da tutti, in quanto autoaffermativa, senza
conversione, senza distacco, senza spirito: di fatto, un sostanziale ateismo." Si tenga presente che 
stato proprio Platone a introdurre, oltre che il termine di "teologia", anche limmagine di
"conversione", ossia il "voltarsi" per intero dalle tenebre della caverna alla luce del sole, ossia del
Bene. I primi cristiani lhanno fatta propria e consacrata, in quanto esprime in modo metaforico il
concetto del metanoein, del cambiare modo di pensare con laiuto della grazia.
In secondo luogo, Vannini punta sul concetto di "spirito", come rapporto dialettico fra uomo e
Dio, con al centro la divinit di Cristo, pi che sul concetto di anima. Va ricordato che il concetto di
anima (psych)  una creazione dei greci. Si pensi che Platone usa il termine 143 volte, Plotino 509,
Aristotele 785. Nei Vangeli il termine psych  usato poche volte, ma con il prevalente significato di
"vita" ed  un errore ermeneutico caricarlo dei significati metafisici ed escatologici ellenici. Il concetto
cardine del cristianesimo  quello della incarnazione di Cristo e della risurrezione della carne, che  in
distonia con la concezione greca dellanima (Plotino diceva che non si deve parlare di risurrezione
della carne, ma di risurrezione dalla carne, ossia della liberazione dellanima dal carcere del corpo).
Il richiamo del concetto di spirito che fa Vannini "capace di tenere insieme, senza confusione,
finito e infinito, umano e divino", al di sopra di quello di psych,  assai stimolante. Lessere o la
sostanza dellanima, in effetti, non  riducibile al puro elemento psicologico, ma consiste proprio in
quel nesso strutturale dinamico-relazionale fra uomo e Dio e viceversa. E, ispirandosi a Meister
Eckhart (da cui  tratto anche il titolo dellopera), Vannini precisa: "Il fondo dellanima non  una
facolt, una potenza dellanima, ma in esso opera la grazia increata, Dio stesso che opera con
lanima tanto da liberarla da se stessa, in quanto creatura, in modo che non resti niente, se non Dio e
lanima stessa, senza mediazione."
[14 febbraio 2010].

LUTOPIA DEL GOVERNO PERFETTO.
Credo che sia difficile trovare nella letteratura filosofica un testo pi complicato da interpretare
della Repubblica di Platone. Ha una ricchezza di idee innovative e addirittura rivoluzionarie e una
variet di componenti che si intersecano in vario modo (lgos, mito e utopia), che si prestano a
differenti e contraddittorie interpretazioni. Capisco quindi, pur non condividendola, la posizione
assunta da Dario Antiseri (sul "Corriere della Sera" del 12 agosto) a favore dellinterpretazione di Karl
Popper, che ha presentato Platone come uno dei fondatori dellassolutismo. (Va ricordato che gli
ambienti culturali con cui ha avuto rapporti erano fortemente condizionati dalla interpretazione
nazionalsocialista in senso assolutistico.)
Con Antiseri sono daccordo su molte questioni, ma su questa esegesi di Platone mi discosto da
lui in modo radicale. Sono infatti del parere che Hans-Georg Gadamer non abbia del tutto torto nel
considerare La societ aperta e i suoi nemici di Popper ci che di pi brutto si  scritto su Platone nel
Novecento: naturalmente, ci che di pi brutto  stato scritto comunque da un grande su un grande
(questa tesi me lha ribadita nel 1996 e nel 2000, nelle discussioni preliminari che ho avuto con lui in
occasione delle due interviste che gli ho fatto per il "Sole 24 Ore", e che sono state pi volte riedite).
Naturalmente, se si estraggono vari elementi dal loro contesto, la tesi di Platone assolutista
sembra reggere; ma se si collocano nel quadro generale dellopera, e si intendono nel loro giusto peso,
la tesi regge assai male e in ultima analisi non regge affatto.
In primo luogo va ricordato che nei libri VIII e IX della Repubblica Platone presenta una delle
pi belle e approfondite analisi dellassolutismo nelle sue implicazioni e nelle sue conseguenze e in
particolare una dettagliata descrizione e interpretazione della figura del tiranno nei suoi vari aspetti, con
una condanna categorica: il tiranno e la tirannia rappresentano il peggiore dei mali per luomo.
Naturalmente qualcuno pu rispondere che lassolutismo condannato da Platone non  quello suo, che 
in realt un tipo di assolutismo mascherato e pericoloso quanto e pi di quello da lui criticato. Ma il
messaggio platonico  in realt ben diverso.
La chiave per una esegesi corretta del grande capolavoro di Platone  contenuta nel finale del
libro IX, dove si dice che uno Stato ideale come  stato presentato nel corso dellopera non c da
nessuna parte del mondo e forse non ci sar mai. E si precisa: "Ma forse il suo modello si trova nel
cielo a disposizione di chi desideri contemplarlo e, contemplandolo, in esso fissare la sua dimora. Non
ha quindi importanza che una siffatta Citt attualmente esista o possa esistere in futuro, perch
comunque luomo potrebbe occuparsi di questa Citt (ideale) e non di unaltra." Il vero Stato ideale
luomo lo deve costruire nella sua anima, secondo quel modello.
Werner Jaeger rilevava giustamente che molti interpreti hanno cercato dei corrispondenti dello
Stato ideale platonico in forme politiche vigenti in tempi moderni. Ma questo  un errore (in cui Popper
 caduto per intero), perch lessenza dello Stato di Platone non sta nella struttura esterna, ma nel suo
nucleo spirituale, ossia nellIdea del Bene, che luomo deve cercare di realizzare: "Non  possibile
realizzare la Repubblica di Platone imitandone lorganizzazione esterna, ma solo adempiendone la
legge di Bene assoluto che ne costituisce lanima. Perci colui che  riuscito ad attuare questordine
divino nella sua anima individuale ha portato alla realizzazione dello Stato platonico un contributo pi
grande di colui che edifica una citt intera esternamente somigliante allo schema politico di Platone, ma
priva della sua essenza divina, lIdea del Bene, la fonte della sua perfezione e beatitudine." Jaeger
rileva addirittura che nasce qui per la prima volta, senza dubbio, lidea del "cittadino di due Citt",
ossia della Citt terrestre e di quella divina, un anticipo in nuce della Citt celeste di Agostino.
Fra le molte altre osservazioni che si potrebbero fare va richiamata soprattutto la seguente.
Luomo politico che dovrebbe essere al vertice dello Stato ideale, dovrebbe operare una radicale
"conversione" spirituale, dovrebbe liberarsi dalla visione delle ombre della caverna per vedere la luce
del sole, passando dal "divenire" all"essere", come condizione necessaria per giungere a vedere
lessere nel suo massimo splendore, e quindi il Bene, che  il Principio di tutto. La communis opinio 
convinta che il termine e il concetto di "conversione" siano di carattere prevalentemente (se non
esclusivamente) religioso, e in particolare cristiano.
In realt, il termine "con-versione", e in particolare la metafora e il relativo concetto che essa
esprime, sono soprattutto di carattere filosofico, e di conseguenza di carattere anche religioso.  stato
proprio Platone che ha creato questa metafora, nel libro VII della Repubblica, indicandone anche in
modo preciso i presupposti e le conseguenze che esso comporta.
Ancora Jaeger scrive: "La natura delleducazione filosofica  veramente conversione
(periagogh) nel significato spaziale (volgersi, voltarsi) originario di questa parola. Essa  il
voltarsi di tutta lanima alla luce dellIdea del Bene, cio allorigine del Tutto". Sono tesi, queste,
che fanno ben comprendere come il messaggio della Repubblica di Platone trascenda radicalmente gli
schemi riduttivi della politica moderna e delle esegesi a essi legate. E il messaggio della "conversione
dalle tenebre alla luce" sia valido per i politici di tutti i tempi, ma in modo particolare per quelli di oggi,
e soprattutto per quelli italiani.
Antiseri dice che "Popper ha ragione: filosofi e politici non possiedono la verit". Su questo
sono perfettamente daccordo con lui. Chi legge la Repubblica trae limpressione che Platone fosse
convinto di aver raggiunto, come filosofo, la verit in senso assoluto. Ma, in realt, proprio Platone ha
spiegato che il filosofo non  il "sapiente", ossia colui che possiede la sapienza e la verit, non  il
sophos, ma il philo-sophos, e nel Fedro, opera posteriore alla Repubblica, scrive: "Chiamarlo sapiente,
Fedro, mi sembra troppo, e che tale nome convenga solamente a un dio," perch filosofo non  e non
pu essere un dio, e quindi non  colui che possiede, ma colui che indaga, che ama e ricerca la verit.
[21 agosto 2010]
IL MISTICISMO VIVE IN TUTTE LE CULTURE
Il termine "misticismo" esprime una esperienza spirituale che congiunge il soggetto con
loggetto, e in particolare lunione o identificazione spirituale dellanima con Dio. Il misticismo 
ritenuto in genere connesso quasi esclusivamente con la religione cristiana. Ma, in realt, si tratta di un
fenomeno a vasto raggio che si estende non solo a tutte le grandi religioni, ma anche alla filosofia, e
proprio a partire da quella classica.
La prima testimonianza di tale esperienza si ha nel Simposio di Platone, nel finale del discorso
che Socrate fa sullEros (come hanno riconosciuto non pochi studiosi: Paul Natorp, Alfred Edward
Taylor, Gerhard Krger, D. C. Richter). Si tratta di quel momento della vita "che pi di ogni altro
merita di essere vissuto", in cui si contempla il Bello-in-s, e ci si sente pronti "pur di vedere lamato e
stare sempre insieme a lui, a non mangiare e bere se fosse possibile, ma contemplarlo solo e stare con
lui" e in cui diventiamo immortali.
Nellambito del pensiero greco lesperienza mistica si ritrova solo in Plotino (e nei
neoplatonici), con approfondimenti paradigmatici. Nelle Enneadi leggiamo: "Questo  il fine
dellAnima: aver contatto con la luce di Lui e vedere la luce con la luce, ma non con la luce di
qualcosaltro. Egli infatti  la stessa luce grazie alla quale essa pu vedere (...). Ma come pu avvenire
questo? Spogliati di tutto!" (traduzione di R. Radice, Mondadori). Cerca di congiungerti "solo con Lui
solo".
In epoca moderna Hegel ha ripreso la figura della mistica addirittura come espressione
metaforica del concetto di "speculativo" come unit inclusiva del soggettivo e delloggettivo, e dice:
"Si deve ricordare che per speculativo va inteso quello che in altri tempi, soprattutto in relazione alla
coscienza religiosa e al suo contenuto, soleva essere definito mistico."
Lesperienza mistica  comunque per sua natura connessa con il religioso, come viene mostrato
nel bel libro di Marco Vannini, La mistica delle grandi religioni (Le Lettere, pp. 389, 20) in questi
giorni in libreria. Vannini  uno dei massimi esperti in materia a livello nazionale e internazionale 
analizza in modo dettagliato questa esperienza spirituale nellinduismo, nel buddismo, nellebraismo,
nellislamismo e nel cristianesimo. La tesi di fondo del libro  che il misticismo si connette soprattutto
con il cristianesimo, che si incentra su Cristo come Dio fatto uomo: "Ci equivale a dire che il
cristianesimo  religione mistica per eccellenza, e non nel senso che al suo interno la mistica pu
svilupparsi e fiorire (...) nel senso che mistica  lessenza stessa del cristianesimo, il quale, senza la
mistica, resta mera credenza, non diversamente dalle altre religioni."
Fra le altre religioni quella che ha connessioni con il misticismo in maniera meno lontana dal
cristianesimo  linduismo: "Nella religione classica dellIndia, a partire dai Veda e dalle Upanish?d, 
innanzitutto presente il concetto dellunit essenziale di Dio e uomo: questo sei tu, dice appunto la
parola sacra delle Upanish?d, rivelando alluomo la sua realt divina". In questi giorni il lettore trover
nelle librerie la nuova edizione (con testo sanscrito a fronte) delle Upanish?d a cura di Raphael
(Bompiani, pp. 1. 237, 20), dove si legge: "Colui che ha realizzato il senza misura  beato e senza
dualit"; "Si cerchi con estremo impegno di purificare la mente (...). Si diviene ci che si pensa."
Vannini ritiene che il maggiore dei mistici cristiani sia Meister Eckhart (1260-1327/8), e dal
punto di vista teoretico ha ragione; tuttavia, per lafflato poetico Giovanni della Croce (1542-1591), del
quale  in libreria dal primo dicembre lopera omnia (con testo spagnolo a fronte) a cura di Pierluigi Boracco (Bompiani, pp. 2. 450, 45), non  da meno.  unopera accuratissima, che presenta gli scritti
del santo a partire da quelli minori che contengono in nuce concetti sviluppati nelle successive grandi
opere, la Salita del Monte Carmelo e la Notte oscura. Luomo deve (come diceva Plotino) spogliarsi di
tutto per poter congiungersi con Dio.
Scrive Boracco: "Il libro della Salita del Monte Carmelo e il commento alla Notte oscura sono
totalmente dedicati alla radicale spogliazione di s, al vero e proprio denudamento che luomo deve
saper operare in vista di questo coniugium (lunione coniugale), dove Dio si consegner nudo e senza
veli come gi lUomo posto sulla Croce."
Per chi si accinge alla lettura di libri come questi vale, in ogni caso, ci che Taylor diceva: "Se
non abbiamo in noi quel tanto di misticismo necessario per considerare lannullarsi e il rinnovarsi
dellanima come il compito essenziale della vita, il discorso non avr per noi un valore reale e non
potremo fare altro che considerarlo un bel sogno mitologico."
[16 dicembre 2010].

LA LEGGE MORALE SVELA LINFINITO DELLUOMO.
Immanuel Kant (1724-1804)  considerato una pietra miliare nel pensiero occidentale. La sua concezione dell"Io penso"  stata determinante in et moderna e contemporanea. La Scuola neokantiana di Marburg, fra lOttocento e il Novecento (soprattutto con  Hermann Cohen e Paul Natorp, uno dei maestri di Martin Heidegger), ha avuto notevoli influssi,  riproponendo Kant insieme a Platone, riletto in ottica kantiana.
Ancora negli anni cinquanta del secolo scorso, nellUniversit di Marburg (che ho frequentato
nel 1954, 1955 e 1956), sentivo ripetere che i due pensatori che hanno raggiunto i vertici del pensiero
filosofico sono Platone e Kant. Va detto, per, che la lettura di Kant  fra le pi ardue, per il suo stile
involuto.
Ricordo che il professore che a Marburg mi insegnava il tedesco ed era uno specialista di
letteratura non gradiva leggere con me opere kantiane, perch riteneva insopportabili certi lunghissimi
suoi periodi zeppi di frasi incidentali, in quanto  mi diceva con significativa metafora  non aveva dita
sufficienti per tenere sotto controllo quegli incisi e congiungere linizio con la fine del periodo.
Alla base di ogni grande filosofo sta quella acutezza di pensiero con la quale vengono
individuati i grandi problemi di fondo delluomo. Kant nella Critica della ragion pura (1781) scriveva:
"Ogni interesse della mia ragione (tanto quello speculativo quanto quello pratico) si unifica nelle tre
domande che seguono: 1) Che cosa posso sapere? 2) Che cosa devo fare? 3) Che cosa mi  lecito
sperare?"
La risposta di Kant al primo problema (che ha avuto influssi straordinari) oggi non regge pi
nella sua originaria formulazione, in quanto si fondava sul modello della scienza come forma di
conoscenza incontrovertibile, mentre lepistemologia contemporanea ha capovolto quel modello. Ma
non poche sue riflessioni restano valide.
A parte le dettagliate critiche alla metafisica in generale, che egli riduceva a quella codificata
soprattutto da Christian Wolff, resta assai stimolante ci che ha detto sulla funzione regolativa delle tre
grandi idee su cui la metafisica in tutte le sue forme ha sempre discusso: le idee di anima, di cosmo e di
Dio.
Di tali idee la ragione non pu fare a meno, in quanto esse hanno un uso regolativo, e valgono
come modelli per regolare i dati dellesperienza e per dare loro unit. Lidea di anima ci aiuta a
unificare i vari fenomeni concernenti luomo, come se (als ob) dipendessero da un unico principio;
lidea di cosmo ci aiuta a unificare i vari fenomeni naturali, come se (als ob) dipendessero
unitariamente da principi intelligibili; lidea di Dio ci aiuta a pensare la totalit delle cose, come se (als
ob) dipendesse da una intelligenza suprema. Le idee della ragione sono dunque strutturali e
ineliminabili, e di esse luomo non potr mai fare a meno.
Il secondo problema "che cosa devo fare?" riguarda la vita morale. E in questo ambito Kant ha
espresso pensieri che rimangono irrinunciabili. In primo luogo, ha precisato che a ci che sta al di l del
fenomeno, se luomo non pu giungere mediante la scienza (che non pu conoscere se non il
fenomeno), pu pervenire mediante letica. Kant ha approfondito il senso della "legge morale" in modo
esemplare, e ha mostrato come proprio mediante essa luomo instauri rapporti positivi con la realt
meta-fenomenica. Si pu ben dire che letica di Kant contiene pensieri metafisici assai forti in una
particolare ottica.
La legge morale, e in particolare quello che egli chiama "imperativo categorico", non riguarda
le cose che si devono fare, ma lintenzione e il modo con cui si devono fare. Si impone soprattutto la
formulazione della Fondazione della metafisica dei costumi (1785): "Agisci in modo da considerare
lumanit, sia nella tua persona, sia nella persona di ogni altro, sempre come scopo, e mai come
semplice mezzo." Molti dei mali che oggi ci opprimono potrebbero essere sanati, se luomo
considerasse davvero la persona  in se stesso e negli altri  mai come mezzo, ma sempre come fine.
Un altro concetto esemplare di Kant  quello di "dovere", "nome grande e sublime", in quanto
esprime "ci che innalza luomo al di sopra di se stesso (come parte del mondo sensibile)", e quindi gli
fa capire di appartenere non solo al mondo sensibile ma anche al soprasensibile: "Non c da
meravigliarsi  scrive Kant  che luomo, in quanto appartenente a entrambi i mondi, debba
considerare il proprio essere, rispetto alla sua seconda e suprema destinazione, non altrimenti che con
venerazione e con il pi profondo rispetto." E luomo di oggi, che crede solo nei suoi "diritti", potrebbe
imparare da Kant che i diritti, se si dimenticano i "doveri", perdono per intero il loro vero senso. E cos
le idee di libert, di anima e di Dio diventano, da semplici esigenze della ragion pura, anche "postulati
della ragion pratica", che si devono ammettere per dar ragione della vita morale, e che se "non
ampliano la conoscenza speculativa, danno alle Idee della ragione speculativa in generale (per mezzo
del loro rapporto con i principi pratici) una realt oggettiva, e autorizzano concetti di cui, altrimenti,
non si potrebbe presumere di affermare neppure la possibilit."
Al terzo problema la risposta che d Kant  una conseguenza logica della risposta data al
secondo:  lecito sperare in una felicit, in proporzione al modo in cui ci si  resi degni di essa con la
vita morale in questo mondo. A conclusione della Critica della ragion pratica (1788), Kant scrive:
"Due cose riempiono lanimo di ammirazione e di reverenza sempre nuove e crescenti, quanto pi
spesso e pi a lungo il pensiero vi si ferma su: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me." Di
fronte allinfinit del cielo stellato, noi, come realt fisica, siamo infinitamente piccoli. Invece "la legge
morale mi rivela una vita indipendente dallanimalit, e perfino dellintero mondo sensibile: almeno per
quel che si pu desumere dalla destinazione finale della mia esistenza in virt di questa legge; la quale
destinazione non  limitata alle condizioni e ai confini di questa vita, ma va allinfinito."
A giusta ragione, la frase iniziale  stata incisa anche sulla tomba di Kant, in quanto esprime in
maniera emblematica la cifra spirituale del grande filosofo.
[12 gennaio 2011].

DIONIGI TETTAMANZI, TESTIMONE DI FEDE.
Lei compie oggi settantasette anni, ed  stato ordinato sacerdote dal cardinal Montini, poi papa
Paolo sesto, nel 1957, a ventitr anni. In tutti i ruoli che ha svolto  come professore di teologia morale al
seminario di Venegono, poi nei servizi prestati alla CEI, e nelle attivit da Lei svolte come arcivescovo
di Ancona-Osimo, come segretario della Conferenza episcopale, come arcivescovo di Genova e infine
dal 2002 come arcivescovo di Milano  ha via via ribadito e messo in atto in vario modo una delle pi
grandi idee di fondo del cristianesimo: testimoniare la fede significa portare Cristo a chi non ha ancora
questo tesoro e a chi ha dimenticato di averlo.
In molte sue parole che ho ascoltato ho sentito leco di una splendida affermazione che
Giovanni Paolo II mi ha fatto nel momento in cui mi concedeva di pubblicare tutte le sue opere
poetiche e filosofiche: mi pregava di non mettere in quei libri il suo nome di pontefice, perch erano
stati scritti da lui come uomo del secolo, e quindi erano idee del suo passato; lattuale suo compito di
pontefice era quello di fare esattamente quello che aveva fatto Pietro, il primo pontefice, ossia
diffondere la parola di Cristo nella sua purezza e nella sua forza. E questo stesso concetto Lei lo ha
espresso in vari modi e soprattutto a Milano, e non in modo astratto ma in modo concreto come
esempio, in particolare entrando nel vivo del problema del rapporto che il cristiano deve cercare di
attuare con i cittadini venuti da lontano, che, come noi, sono figli di Dio.
Veramente emblematica  laffermazione che Lei ha fatto nel 2005, ricordando che tutte queste
persone che vengono da noi da lontano sono "uomini di pari dignit, uguali davanti alla legge e rispetto
alle opportunit, qualunque sia la razza, la religione, la cultura. Uomini a cui si riconosce pienamente 
non si concede  il diritto di partecipare alla vita pubblica in tutte le diverse forme possibili." E a quanti
obiettavano che non poche volte si tratta di uomini poveri di spirito e di cuore, Lei ha risposto: "Anche
un uomo senza cuore resta pur sempre un uomo, e non potr cancellare il proprio essere uomo."
Mi pare che nella sua vita Lei abbia perfettamente realizzato quello che il grande Kierkegaard
diceva: essere cristiani significa vivere con Cristo, come uomo presente fra noi e seguirlo. E ai giovani
sono convinto che Lei abbia comunicato uno stupendo messaggio di grande verit: "Siate espressione
luminosa della vita!"
Che il Signore Le conceda ancora molti anni per continuare a testimoniare la sua eterna
presenza fra noi.
[15 marzo 2011].

QUANDO LA NATURA CONTRADDICE LA SCIENZA.
La situazione delle due gemelline* pone un problema intricato e insolubile, se si rimane vittime
del paradigma del tecnologismo ormai dominante in una "civilt tecnologica totalizzante". I ritmi del
progresso negli ambiti della tecnologia sono cresciuti enormemente e hanno raggiunto risultati cos
notevoli e in tempi cos rapidi, che lumanit  impreparata a instaurare corretti rapporti con essi.
La tecnologia applicata alla salute va considerata nei suoi due aspetti fra loro contraddittori. Da
un lato, produce vantaggi cospicui e di grande valore. Dallaltro, non rispetta pi la natura e tende a
porsi al di sopra di essa.
Hans-Georg Gadamer scrive che la tecnologia: "Si concepisce come un sapere nel quale prevale
la trasformazione della natura in un modo umano e addirittura la eliminazione di quanto  naturale, in
virt di una costruzione controllata razionalmente. In qualit di scienza essa rende i fenomeni naturali
misurabili e controllabili, tanto da risultare persino capace alla fine di sostituire ci che  naturale con
quanto  artificiale." E in questa sostituzione di ci che  naturale con ci che  artificiale la scienza e
la tecnologia rischiano di far perdere alluomo lequilibrio (la greca "giusta misura"), e addirittura di
credersi quasi un dio.
Robert Edwards, premio Nobel padre della fecondazione in vitro, afferma (come ho appreso dai
giornali), rispetto ai risultati da lui raggiunti: "Fu un enorme successo che and ben oltre il problema
della fertilit. Riguard anche letica del concepimento. Volevo scoprire chi fosse davvero al comando,
se Dio stesso o gli scienziati. Ho dimostrato che noi eravamo al comando." Una impressionante eco
delle parole del demonio a Eva sul frutto proibito: "Dio sa che quando voi ne mangiaste vi si
aprirebbero gli occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male."
Torniamo allora alle gemelline. Io ho un grande rispetto per i genitori che le hanno lasciate
nascere. Facendo questo, hanno rispettato la sacralit della vita e si sono affidati alla natura, che le ha
fatte nascere in quel modo. Di fronte alla complessit della situazione e dellimprevedibilit di ci che
potrebbe accadere, qualsiasi via si segua con la tecnologia, si dovrebbe lasciare ancora alla natura la
decisione ultimativa.
Jacques Ellul, nel suo bel libro Il sistema tecnico, d in un certo senso una risposta vera al
problema: "Bisogna capire ci che  strettamente conforme alle caratteristiche della Tecnica in quanto
ambiente e in quanto sistema: poich la Tecnica permette di modificare, di deviare, di respingere il
processo naturale (che ad esempio porterebbe alla morte),  evidente che la decisione delluomo si
sostituisce alla decisione della Natura. Ma questa decisione non  quella delluomo detentore della
Tecnica.  potere delluomo sulluomo."
Come si  rispettata la natura nel far nascere le gemelline, si rispetti dunque la natura anche per
la loro fine; e cos, per chi crede, saliranno in cielo come due angioletti, e per chi non crede seguiranno
il loro ciclo naturale.
[3 agosto 2011].

* Gemelle siamesi nate a Bologna il 19 luglio 2011 unite attraverso il torace, con un solo cuore
e un solo fegato. Il caso raro e complesso aveva richiesto lintervento del comitato etico dellospedale
SantOrsola Malpighi circa lopportunit di procedere alla separazione delle bambine in seguito alla
quale solo una delle due sarebbe vissuta. N.d.R.


LE TRE VIE AL VERO. COS RAFFAELLO SCONFIGGE IL TEMPO.
Nel 1511 Raffaello terminava i suoi grandiosi capolavori nella Stanza della Segnatura, studio del pontefice, i quali esprimevano un vero e proprio programma ideale del pensiero della Chiesa rinascimentale.
I tre grandi affreschi, che hanno assunto i titoli Il Parnaso, La Scuola di Atene e La Disputa,
rappresentano, infatti, quelle che sono state considerate le tre grandi vie che luomo percorre nella sua
ricerca del Vero e dellAssoluto: larte, la filosofia e la religione. Larte ricerca lAssoluto mediante la
poesia (espressa in varie forme), la filosofia mediante la ragione, e la religione mediante la fede.
Raffaello rappresenta tali concetti in forme immaginifiche pressoch perfette e come paradigmi che si
impongono nella dimensione del classico.
Robert von Zimmermann nel suo trattato di estetica (1865) scriveva: "Shakespeare non  meno
classico di Omero; anche Raffaello sta accanto a Fidia." E precisava: "La pura forma estetica del
classico non include alcuna determinazione di tempo; il classico sta nel tempo, la classicit sta fuori dal
tempo." E in effetti, quegli affreschi di Raffaello rimangono vivi oggi come cinquecento anni fa, e
incantano chi li guarda, come incantavano il pontefice Giulio II che li aveva commissionati.
Il Parnaso  laffresco meno studiato e meno gustato, anche perch  tagliato in basso al centro
dalla parte alta di una porta che risulta disturbante. Alcuni rimangono perplessi per lApollo che sta al
centro, e che si differenzia nettamente dalle raffigurazioni greche classiche. Ma esso rappresenta
limmagine tipicamente rinascimentale del dio, e rispecchia il concetto platonico dell"ispirazione
poetica", come viene presentato nel Fedro: "Linvasamento e la mania che provengono dalle Muse,
impossessatesi di unanima tenera e pura, la destano e la traggono fuori di s nella ispirazione bacchica
in canti e in altre poesie" Incantevoli sono poi le Muse, raffigurate in molti casi con gli strumenti che
le caratterizzano. I quattro gruppi di poeti sono suddivisi in lirici, epici, bucolici e tragici, secondo una
formula esemplare; e alcuni di essi sono raffigurati in modo assai efficace, come per esempio Saffo,
Omero, Dante e i tre grandi tragici greci Eschilo, Sofocle e Euripide.
La Scuola di Atene  certamente laffresco di Raffaello pi noto e pi studiato a livello
internazionale. Friedrich Adolf Trendelenburg scriveva che in esso i personaggi non rappresentano "un
passato", bens "la permanente attualit della storia" del pensiero, e quindi una storia contratta in un
eterno presente. Edgar Morin, in Pensare lEuropa, scrive che nel Medioevo la "Scuola di Atene" era
morta, la sua porta fu riaperta nel Rinascimento, e la sua perennit fu consacrata proprio in questo
affresco nella Stanza della Segnatura in Vaticano. E conclude: "La riattivazione delleredit greca,
merito originale del Rinascimento, diventa permanente. Da questo momento il pensiero, la poesia e
larte europea rimangono ancorati a questa fonte."
Raffaello rappresenta il pensiero greco dalle origini alla fine in ottica platonica, con le precise
indicazioni dategli da Fedro Inghirami, straordinario conoscitore e amante dellantichit. Inizia dalla
raffigurazione del messaggio degli orfici (alla sinistra per chi guarda) con un sacerdote (raffigurato con
il volto dello stesso Inghirami) che sta leggendo, da un libro appoggiato sulla base di una colonna, la
grande rivelazione secondo la quale lanima delluomo era un demone divino, che per un peccato
commesso era stato rinchiuso nel carcere di un corpo, ma che attraverso una serie di reincarnazioni
ritorner a essere un dio fra gli di. La base su cui  appoggiato il libro orfico costituisce un simbolo
del pensiero greco, che si svilupper proprio come una colonna spirituale appoggiata su quella base. A
fianco sono rappresentati i pitagorici e i filosofi presocratici che si sono ispirati allorfismo, e in
particolare Empedocle ed Eraclito (con le fattezze di Michelangelo). Nella parte destra  raffigurato lo
splendido gruppo dei geometri con Euclide (nelle sembianze di Bramante), con accanto due personaggi
simboleggianti la geometria e lastronomia. Al centro, seduto sulla scalinata,  raffigurato Diogene il
Cinico. In alto a sinistra sono rappresentati tre sofisti, Prodico, Protagora e Gorgia. Uno dei socratici
vorrebbe scacciarli dal consesso dei filosofi, mentre Gorgia gli sta rispondendo: eppure ci siamo anche
noi! Il gruppo dei socratici  splendido. Sono ben riconoscibili, fra i vari personaggi, Alcibiade e
Senofonte. Al centro spiccano le due figure pi belle: Platone (con il viso di Leonardo da Vinci) e
Aristotele, con accanto gruppi di loro discepoli rappresentati in maniera superba. Dopo un gruppo che
rappresenta un maestro con discepoli,  raffigurato da solo Plotino, che nel Rinascimento venne
rivalutato e ammirato (nel 1492 Ficino pubblicava la traduzione delle Enneadi che ebbe importanza
epocale). Viene raffigurato isolato, in quanto sosteneva che il vertice della vita perfetta consisteva in
una eliminazione di tutto, e in una fuga verso Dio "da solo a Solo".
Laffresco intitolato La Disputa  ispirato soprattutto al tredicesimo libro delle Confessioni
(come ha dimostrato Heinrich Pfeiffer). In effetti Agostino, in quanto platonico, nel Rinascimento era
stato rivalutato rispetto a Tommaso. Raffaello lo rappresenta a destra in modo imponente, mentre sta
dettando a uno scrivano, mentre Tommaso  raffigurato alle sue spalle a mezzo busto. "Disputa", sulla
base del testo agostiniano, non significa una discussione, ma una "rivelazione" che viene data alluomo
dallalto, e non (come molti hanno pensato) sul sacramento dellEucaristia, che nel grande affresco
rappresenta solo un piccolo particolare, ma sulla realt in generale, ossia Dio, la Trinit, le vite
angeliche, gli evangelisti, i santi e gli uomini che cercano e discutono di Dio, rappresentati su tre livelli:
quello sopraceleste, quello celeste e quello terrestre. La Trinit  poi rappresentata come un cuneo
verticale, con al vertice Dio Padre, sotto di lui Cristo, cui segue la colomba simbolo dello Spirito Santo,
con al di sotto di tutti lostia consacrata, simbolo di Cristo incarnato (e quindi della Trinit).
La composizione di questo affresco  stata probabilmente la pi impegnativa per Raffaello,
come dimostrano le numerose prove e i bozzetti che ci ha lasciato. Alcuni lo considerano come il
vertice artistico di Raffaello. Johann Friedrich Overbeck scriveva: "Giammai forse nella pittura  stato
creato alcunch di pi sublime di questa gloria della Disputa. Si vede il cielo aperto, e si resta rapiti
come Stefano." E qualcuno lo ritiene superiore alla stessa Scuola di Atene.
Questi tre capolavori danno veramente il meglio di Raffaello, e fanno capire quanto sia vero ci
che Friedrich Nietzsche diceva di lui, considerandolo un vulcano e una straordinaria forza creativa
naturale senza pari e irripetibile, quando scriveva: "Solo perch non sapete che cosa sia una natura
naturans come quella di Raffaello, non vi fa n caldo n freddo apprendere che essa fu, e che non sar pi."
[25 febbraio 2012].

LE VERIT DELLA SCIENZA SONO PROVVISORIE.
Ci che ho letto sui giornali in questi giorni mi ha lasciato, a dir poco, stupefatto. E non per
levento comunicato, ossia la presunta scoperta di quella che si chiama "la Particella di Dio", ma per il
modo in cui la notizia  stata comunicata e diffusa.
Si ha limpressione che non pochi scienziati e gran parte degli uomini comuni siano rimasti
inchiodati allidea ottocentesca e del primo Novecento, secondo cui la scienza raggiunge verit
ultimative e incontrovertibili. Ma lepistemologia ha dimostrato il contrario, ossia che ci che la
scienza dice si colloca allinterno di "paradigmi", tutti quanti controvertibili con le conseguenze che
questo comporta. Non poche volte alcune affermazioni della scienza, nellevoluzione della conoscenza,
si sono capovolte nel loro contrario.
Popper ha dimostrato in modo preciso che ogni teoria scientifica  tale solo se  e nella misura
in cui  risulta "falsificabile", ossia controvertibile. Una verit presentata come infalsificabile sarebbe,
per definizione, non scientifica. Se non si tiene ben presente questo, si trasforma la scienza in
"scientismo", ossia se ne fa un idolo considerandola fonte di ipotesi, ossia di affermazioni modificabili,
ma di verit assolute.
Molte dottrine cosmologiche sono, in realt, forme di metafisica, trasfigurate e rivestite di
simboli assai allettanti ma in realt assai fragili. Lantico problema da cui  nata la metafisica  proprio
quello cui si connette la nuova "scoperta": perch c lessere e non il nulla. Ma questo problema non
pu essere affrontato da alcuna delle scienze particolari in quanto trascende i loro ambiti, e richiede ben
altri strumenti per essere impostato e discusso, e in qualche modo risolto, o anche lasciato in sospeso.
La stessa espressione "Particella di Dio" rivela una tracotanza che alcuni scienziati hanno
espresso senza mezzi termini, ossia la convinzione di essere, in qualche modo, mediante i nuovi
strumenti di conoscenza, essi stessi Dio. Mi viene in mente, a questo proposito, unidea assai
significativa, che mi pare di aver letto in Goethe: la verit, soprattutto se si tratta di una verit suprema,
ha questo di caratteristico, di essere pi grande di qualsiasi pensiero e di qualunque parola di uomo.
[5 luglio 2012].

IN DIFESA DEL PARADISO DI DANTE.
Umberto Eco pubblica Scritti sul pensiero medievale, opera in cui raccoglie, con revisioni e
ritocchi, tutto quanto ha scritto sullargomento dal 1956 al 2010, compresi articoli composti per
convegni, riviste e giornali, escludendo soltanto quelli ripetitivi (Bompiani).
Lo scopo di questo libro, come dice lautore, " di offrire una immagine di unepoca",
incentrata sulla problematica estetica, includendo per nellarea semantica dellespressione vari
fenomeni e concetti filosofici connessi con la Bellezza, larte e i rapporti di questa con la morale e con
la vita delluomo. Dai vari saggi emerge un quadro complessivo dellet medievale di straordinaria
ricchezza e originalit.
 nota la metafora con la quale Hegel, nelle sue Lezioni sulla storia della filosofia, dopo aver
parlato con ampiezza e profondit della filosofia antica che si estende per un periodo di circa un
millennio (dal VI secolo a.C. al VI d.C.), affronta la presentazione del pensiero medievale dicendo che,
per percorrere laltro millennio (dal VI al XVI secolo), dovr calzare "gli stivali delle sette leghe".
Hegel, in effetti, pensava che ci sarebbe stato ben poco nel Medioevo su cui sarebbe valsa la pena
soffermarsi a lungo, e appunto per questo intendeva calzare "gli stivali delle sette leghe", ossia
compiere una rapida cavalcata e trattare il pensiero di questo periodo nel modo pi veloce possibile.
Le cose oggi sono cambiate. I testi dei filosofi medievali hanno incominciato a essere editi,
tradotti e studiati soprattutto a partire dal secolo scorso, ma rimane ancora molto da fare. Per capire il
Medioevo, e in generale autori e pensieri di unepoca, due condizioni si impongono come necessarie:
conoscere a fondo i testi, e affrontarli non con distacco come referti in vitro, ma con gusto, interesse e
affetto.
In Eco si verifica proprio questo: conosce assai bene autori e testi medievali, molti dei quali
sono ai pi ignoti, e li legge e interpreta con passione. A questo proposito egli confessa: "Questo gusto
e questa passione non mi hanno mai lasciato, anche se poi ho battuto altre strade. Cos il Medioevo 
rimasto, se non il mio mestiere, il mio hobby  e la mia tentazione costante, e lo vedo dovunque in
trasparenza, nelle cose di cui mi occupo, che medievali non sembrano e pur sono." Il termine
"Medioevo"  stato coniato  precisa Eco  "per trovare alloggio a una decina di secoli che nessuno
riusciva pi a collocare, dato che si trovava a mezza strada fra due epoche eccellenti. E tra le accuse
che venivano fatte a tale epoca, considerata priva di una precisa identit, cera proprio quella di non
aver avuto sensibilit estetica." In questi scritti Eco dimostra invece la centralit dellidea del Bello nei
testi e nelluomo del Medioevo: un dato di fatto che solo una "superficiale conoscenza dei testi" e una
"incomprensione fondamentale della mentalit medievale" non hanno permesso di intendere.
In effetti, ci si pu ben accorgere "che la letteratura filosofica e teologica medievale non
contiene soltanto delle trattazioni accademiche sul Bello, ma pullula di vere e proprie esclamazioni
ammirative che operano come una mediazione tra dato filosofico e manifestazione del gusto e della
sensibilit." Nel corso del Medioevo il Bello si imporr a livello metafisico addirittura come uno dei
"trascendentali", ossia come una "perfezione ontologica", una delle propriet dellessere insieme alla
"unit", alla "verit" e alla "bont", come sostennero Bonaventura, Alberto Magno e Tommaso
dAquino: "Riconoscere la trascendentalit del Bello  precisa Eco  significa conferirgli una dignit
metafisica, una stabile oggettivit, una estensione universale: significa portare lestetico a un livello
cosmico, significa riconoscere che il problema del Bello assume un rilievo imprescindibile."
Uno dei capitoli pi densi e pregnanti  quello sui criteri formali del Bello in Tommaso, che
consistono in proportio, integritas, claritas, parole che  dice Eco  labuso che ne ha fatto la
tradizione scolastica "ha rese ormai oscure per eccesso di esegesi". Questi tre concetti indicano la
struttura e lespressione di carattere ontologico della forma, che Eco cos spiega: "Proporzione,
integrit e chiarezza sono i tre modi in cui la forma pu essere considerata come intera. La forma 
integra proporzione che pu manifestarsi come tale,  la totalit del rapporto manifestantesi,  la
proporzione di un tutto che si significa."
Con gusto squisito, Eco illustra questi concetti anche con splendide immagini, in tre degli otto
gruppi di miniature tratte da preziosi codici, che non ci era mai capitato di trovare in altre opere.
Ci siamo soffermati sul fondamento metafisico della Bellezza, elevata a livello trascendentale e
connessa con la forma, in quanto costituisce uno degli assi portanti dellinterpretazione del pensiero
medievale di Eco. Ma molti altri sono i temi trattati, come quelli dei rapporti del Bello con la teologia,
con letica, con la psicologia, con la dottrina dellarte.
Di rilievo sono anche i saggi sullenciclopedia, sul concetto di metafora, sulla cabala e sul
significato simbolico degli animali nel Medioevo.
Fra gli scritti minori emerge la Lettura del Paradiso. Eco capovolge il giudizio che si legge
nella famosa Storia della letteratura italiana di De Sanctis, secondo cui il Paradiso  poco letto e poco
gustato, in quanto "stanca soprattutto la sua monotonia". Eco scrive invece che "il Paradiso  la pi
bella delle cantiche della Commedia".  tutto un gioco di luci e di colori, espresso con il sentimento
delluomo medievale: "Il Medioevo identificava la bellezza (oltre che con la proporzione) con la luce e
con il colore." La poetica della luce si fonda sulla metafisica della luce, che nel Medioevo ha avuto un
ruolo assai importante, come in Grossatesta e in Bonaventura.
Anche Eliot sosteneva che il Paradiso  la pi bella delle cantiche della Commedia, che "non 
mai arido", ed  "intensamente eccitante". Il fondamento della beatitudine  espresso in un verso messo
in bocca a Piccarda: "E n la sua volontade  nostra pace"   sempre lo stesso, ma presentato con
variazioni e gradi di intensit sempre crescente, proprio come avviene per la luce.
A nostro avviso, questo articolo di Eco  un vero gioiello, che meriterebbe di essere letto in tutti
i licei, per far comprendere come la cantica pi bella non sia lInferno, come si continua a dire, ma
proprio il Paradiso.
[9 novembre 2012].

QUANDO LA TECNICA VUOLE FARSI DIO.
Le forze centrifughe pi deleterie si sprigionano dal paradigma scientistico-tecnicistico.
Rischiano di rinchiudere gli uomini come in una gabbia (nella caverna platonica) e, di conseguenza, di
far loro dimenticare che si pu e si deve guardare ci che sta oltre, ossia il trascendente, se si vuol
capire limmanente, ossia che cos la vera vita e che cos la vera morte. Ma quello che pi stupisce 
il fatto che alcuni degli stessi scienziati e alcuni pensatori si sono identificati in vario modo con
lAssoluto, come una sorta di sua incarnazione.
In effetti, la scienza e la tecnica, in molti casi, nella coscienza degli uomini hanno preso il posto
della dimensione del religioso, nella convinzione che la scienza ci offrir tutta la verit e che la tecnica
ci risolver tutti i problemi. Robert Edwards, padre della fecondazione in vitro, scienziato onorato del
premio Nobel, sul quale la Chiesa ha sollevato (a giusta ragione) i suoi dubbi in quanto si sono ignorate
le ragioni delletica, afferma senza mezzi termini rispetto ai risultati da lui raggiunti: "Fu un enorme
successo che and ben oltre il problema della fertilit. Riguard anche letica del concepimento.
Volevo scoprire chi fosse davvero al comando, se Dio stesso o gli scienziati. Ho dimostrato che noi
eravamo al comando."
Aldo Schiavone, nel suo libro Storia e destino, interpreta la frase della Bibbia secondo la quale
Dio ha fatto luomo "a sua immagine e somiglianza", nellottica del futuro della rivoluzione operata
dalla tecnica, nel modo che segue: "Quando la Genesi stabilisce la rassomiglianza fra luomo e Dio,
lassimilazione non va attribuita a questa o a quella figura che luomo aveva o avrebbe assunto nel
corso della sua storia evolutiva  non agli uomini che hanno scritto la Bibbia  ma allumano come
progettualit e come sviluppo. Somigliare a Dio non sarebbe insomma per luomo la condizione di
partenza, ma la stazione darrivo, da un certo momento in poi da noi stessi voluta e guadagnata: ci che
potremmo chiamare  se ci muovessimo su questo piano  non pi laicamente nostro destino, ma
religiosamente la nostra prospettiva escatologica."
Queste parole suonano, a nostro avviso, come una impressionante eco delle parole dette dal
demonio a Eva sul frutto proibito (che oggi sarebbe la scienza e la tecnica trasformate in idoli e
divinizzate): "Dio sa che quando voi ne mangiaste vi si aprirebbero gli occhi e diventereste come Dio,
conoscendo il bene e il male." Ma luomo nello stesso momento  grande e miserabile. Pascal dice: "La
grandezza delluomo  grande in quanto si conosce miserabile."
La pi forte e bella definizione delluomo  che, di per s, risulta essere ben altro che un Dio  e
in particolare della sua grandezza e sua piccolezza, Pascal stesso lha data in uno dei pensieri, che a
nostro avviso  uno dei pi profondi.
Edgar Morin nel suo libro Lidentit umana (edizione italiana Cortina 2002), lo ha ripreso come
trama della sua trattazione, che conferma, per altre vie della psicologia, della sociologia e del pensiero
filosofico contemporaneo, la verit incontrovertibile in esso espressa. Pascal dice: "Quale chimera 
dunque luomo? Quale stranezza, quale mostruosit, quale caos, quale soggetto di contraddizioni, quale
prodigio, giudice di tutte le cose, debole verme di terra, depositario del vero, cloaca dincertezza e di
errore, gloria e rifiuto delluniverso. Cercate dunque di conoscere, o superbo, quale paradosso siete per
voi stessi! Umiliatevi, ragione impotente! Tacete, debole natura! Imparate che luomo supera
infinitamente luomo e ascoltate dal vostro Maestro la vostra vera condizione, che ignorate. Prestate
ascolto a Dio."
Ma ascoltare Dio non basta. Occorre di pi. Occorre ci che Dio stesso ci ha dato, e che
Agostino spiega in modo perfetto. La salvezza delluomo , per Agostino, Cristo stesso come
"mediatore". Il vero "mediatore" non  un "dmone" o un "intermedio" ontologico, a mezza strada fra
lumano e il divino, come pensavano i Greci, ma  Dio stesso, che mediante Cristo, il Figlio di Dio
fattosi uomo, ha conciliato il mondo con se medesimo. Il Logos o Verbo, che era presso Dio ed era
Dio, facendosi carne, diventa quel nesso che lega il mondo con se stesso e a Dio, e garantisce una unit
in senso globale. Il fulcro della salvezza, dunque,  Dio stesso e la sua incarnazione.
Scrive Paolo: "E tutto viene da Dio che ci ha riconciliati a s mediante Cristo (...), in quanto
Dio ha riconciliato con s il mondo in Cristo" (Seconda lettera ai Corinzi, 5, 18-19). E ancora: "Uno
solo  Dio e uno il Mediatore fra Dio e gli uomini, luomo Ges Cristo" (Prima lettera a Timoteo, 2, 5-6).
Agostino mette questo tema perfettamente a fuoco in varie sue opere, e in particolare nel finale
del libro decimo delle Confessioni e nella Citt di Dio, in cui si legge: "Se, secondo la tesi pi
attendibile e probabile, tutti gli uomini finch sono mortali sono anche inevitabilmente miserabili,
bisogna ricercare un mediatore che non sia solo uomo ma anche Dio, capace con lintervento della sua
mortalit felice di condurre gli uomini dalla loro miseria mortale allimmortalit felice; e questo
mediatore non doveva diventare n rimanere mortale." Cristo come Dio beato e beatificante, facendosi
uomo, ossia "condividendo la nostra natura, ci offr la sintesi con cui partecipare alla sua divinit. Cos,
scelse di entrare, per essere mediatore, nella forma di uno schiavo, al di sotto degli angeli, rimanendo
per al di sopra degli angeli nella forma di Dio. Via della vita nel mondo inferiore come Vita in quello superiore".
E in modo assai forte nel Commento al Vangelo di Giovanni, approfondisce tale concetto in
questa frase icastica: "Dio si  fatto uomo; che cosa dovr diventare luomo, se, per lui, Dio si  fatto
uomo?" E ancora, in modo altrettanto forte: "Rallegriamoci, dunque, e ringraziamo, perch noi non
siamo divenuti soltanto Cristiani, ma siamo diventati Cristo! Comprendete, fratelli, comprendete la
grazia che Dio ci ha concesso? Ammirate e gioite: siamo diventati Cristo! Se, infatti, Egli  la Testa e
noi siamo le membra, luomo nella sua interezza  Lui e noi."
Dunque, "nella sua interezza", luomo  "Cristo in noi", ossia  Dio che si unisce alluomo
mediante il Figlio incarnatosi, ossia mediante Cristo come "Mediatore". E proprio in questo, e non nel
potere che gli deriva dalla scienza e dalla tecnica, sta la vera grandezza delluomo.
[2 febbraio 2013].

NON BISOGNA CONSIDERARE SCIENZA E TECNICA COME IDOLI.
Il problema oggi pi urgente e pi difficile da risolvere per i medici  quello di non restare
vittime del paradigma scientistico-tecnicistico, ossia non considerare scienza e tecnica come idoli. In
realt, non pochi, invece, ne restano vittime, e non solo medici, ma anche uomini comuni e altres di
alto livello, e poi alcuni degli stessi prelati.
Ho sentito infatti dire, da molte parti e anche da religiosi, che nei casi dei malati  e qui
parliamo soprattutto di quelli terminali  gli unici a decidere dovrebbero essere i medici, in quanto
scienziati, e non gli interessati e i familiari. E su questo punto potrei essere anchio daccordo, ma solo
se il medico agisse non solo come tecnico e scienziato, ma applicasse il suo potere di scienziato e di
tecnico con saggezza, ossia usasse la tecnica come "mezzo" e non come "fine". Platone sviluppa il
concetto dei rapporti fra "medico" e "sofferenze" in modo elevato: per diventare un buon medico e
curare le sofferenze degli altri, un medico deve, prima, aver sofferto lui stesso quelle sofferenze.
[13 maggio 2013]
LE REGOLE DI OMERO ATTUALI ANCHE OGGI
Il testo di Quintiliano, che presenta Omero come maestro di eloquenza,  bello e facile da
tradurre, e quindi ben scelto. Quintiliano, grande amante di Omero, nel grande poeta indica, in modo
appropriato, i canoni delleloquenza, e quindi la giusta dinamica in cui si deve utilizzare la gamma
delle varie possibilit che offre il linguaggio: sublimit dei temi elevati e precisazione degli argomenti
leggeri, ricchezza e essenzialit e concisione delle espressioni, giusto modo di esortare e di lodare,
corrette maniere di giudicare e di deliberare. In particolare, elogia la maestria che Omero mostra nei
proemi, in cui sa rendere lascoltatore nel giusto modo disposto ad ascoltare.
Va per detto che Quintiliano parla nellottica della retorica tradizionale, che mirava a
convincere la gente cui si rivolgeva. Ignora la grande critica fatta da Platone nel Fedro, in cui il filosofo
dimostrava come le tradizionali regole della retorica non erano se non i "preliminari" della vera arte oratoria.
Platone diceva che ben al di sopra della conoscenza dei canoni, stavano le seguenti tre regole:
1) chi parla e scrive deve conoscere nel miglior modo possibile lessenza delle cose di cui intende
parlare; 2) deve conoscere le anime degli uomini a cui parla; 3) deve presentare argomenti in
proporzione delle capacit che gli ascoltatori mostrano di avere.
Se non si rispettano questi tre punti, le regole della retorica tradizionale rimangono puramente
formali, e sostanzialmente vuote. Ma anche restando al livello al quale si colloca Quintiliano, il suo
testo dice molto ai giovani di oggi, molti dei quali hanno dimenticato la maggior parte di quelle regole,
e la straordinaria ricchezza della lingua.
[21 giugno 2013].

LA DITTATURA CULTURALE DEL MARXISMO.
Caro direttore, dopo lintervista che ho dato ad Armando Torno ("Corriere della Sera" del 3 gennaio) e la replica, firmata da Antonio Carioti che registrava le tesi di Mario Vegetti (4 gennaio),
desidero aggiungere alcune precisazioni. I marxisti, nel secondo dopoguerra, anche se non hanno mai vinto le elezioni, si sono imposti ad alto livello, instaurando una sorta di dittatura culturale. La
Democrazia cristiana, inoltre, ha commesso molti errori proprio in campo culturale, al punto che il
ministro della pubblica istruzione Riccardo Misasi ha proposto il "sei politico", una promozione
garantita a tutti. Con ironia gli antichi dicevano: nel caso in cui vengano a mancare cavalli e restino
solo asini, si stabilisca per legge che tutti gli asini siano detti e considerati cavalli. E cos siamo giunti
alla situazione della scuola di oggi.
Io sono stato avversato dallAccademia non solo di recente per la mia interpretazione di
Platone, ma da sempre, a cominciare dai lavori su Aristotele degli anni sessanta del secolo scorso, in
cui denunciavo gli errori di ermeneutica del grande filologo Werner Jaeger, oggi da tutti riconosciuti.
Ma allora sono stato accusato (da marxisti e da altri) di sostenere quelle tesi in quanto cattolico, e
addirittura tomista (non lo sono mai stato). Inoltre, quando stavo per pubblicare la traduzione con
commento della Metafisica di Aristotele, un potentissimo accademico di allora minacci di rovinarmi
la carriera se lavessi data alle stampe.
Alla pubblicazione della mia Storia della filosofia antica in cinque volumi (allora da Vita e
Pensiero, oggi, ripubblicata in dieci volumi, da Bompiani), un giornalista disse al direttore di Vita e
Pensiero che nessun quotidiano lavrebbe recensita, perch scritta da un cattolico e per una casa editrice
cattolica. E da alcuni colleghi  stata proibita, in quanto giudicata "non scientifica". Anche i miei
allievi sono stati avversati.
Maurizio Migliori si  in certo senso salvato, in quanto legato al gruppo vicino al "manifesto".
Ma  stato pi volte invitato a lasciarmi, in quanto cattolico. Ma Migliori credeva nel mio metodo, e
giudicava le ricerche scientifiche come meta-politiche. Roberto Radice  stato addirittura bocciato al
primo concorso (non ammesso neppure agli orali). E, in risposta, ha tradotto tutti gli Stoici antichi e poi
le Enneadi di Plotino. E vinta la cattedra, ha creato la collana dei Lessici, con programma elettronico,
dei filosofi antichi.
Le pi forti opposizioni dei marxisti si sono verificate in occasione della pubblicazione
dellopera Il pensiero occidentale, che ho scritto con Dario Antiseri, per lEditrice La Scuola. Ma
inaspettatamente proprio dalla Russia  venuta la smentita dei detrattori nostrani. La traduzione russa
ha avuto grande successo. Raissa Gorbaciova, professoressa di filosofia, ne ha fatto grandi elogi, e
lUniversit statale di Mosca ha premiato Antiseri e me con il titolo di "Professor honoris causa".
Nella giornata del premio, un professore ci ha elogiati, dicendo che, con la nostra opera,
abbiamo insegnato "che cos la democrazia in filosofia", facendo capire che cosa dice ogni filosofo e
perch lo dice, di qualsiasi tendenza sia. Lopera ha avuto varie traduzioni, lultima delle quali  venuta
dal Kazakistan, promossa dal ministero della pubblica istruzione, ed  in corso la trattativa per la
traduzione in cinese.
Il "Corriere della Sera" ha di recente promosso unedizione dellopera in quattordici volumi,
con un imponente apparato iconografico ideato da Mario Andreose, con cui ho collaborato con
entusiasmo (da giovane amavo dipingere, e tuttora scrivo libri sullarte con Elisabetta Sgarbi, convinto
che larte sia una delle vie attraverso le quali luomo ricerca la verit).
Al marxismo si  oggi sostituito un laicismo estremista, che  una forma di Illuminismo
integralista, anticattolico e antireligioso, non meno pericoloso, in quanto dimentica una sacrosanta
verit, espressa in modo perfetto da Edgar Morin: i lumi della ragione non vedono le ombre allinterno
della loro chiaroveggenza; essi "per non accecare, hanno bisogno dombra; dobbiamo riconoscere il
mistero della realt, della vita, dellessere umano."
Ai giovani, per concludere, vogliamo inviare un messaggio di fiducia. Dalle situazioni, anche le
pi difficili, come abbiamo pi volte verificato di persona,  sempre possibile uscire, se si crede in ci
che si fa, e se ci si impegna a fondo, cercando di evitare ogni compromesso. E ricordiamo la splendida
massima di Eraclito, il pi profondo filosofo presocratico, che ci ha molto aiutato: "Se uno non spera,
non potr mai trovare linsperabile, perch esso  difficile da trovare e impervio".
[6 gennaio 2014].

LUOMO  CONTINUAMENTE IN CAMMINO.
Mi sono innamorato della filosofia gi al liceo, nella seconda met degli anni quaranta dello
scorso secolo. Tutto  cominciato da una conferenza tenuta da un giovane studioso, che voleva far
conoscere le novit dellepistemologia, allora ignota. Ha portato tre manuali di fisica: quello del nonno,
quello del padre e il suo. Ha letto le prefazioni di ciascun manuale, in cui si diceva che le teorie della
fisica erano verit universali e necessarie. Poi ha letto ci che i tre manuali dicevano sul calore, ed 
risultato che sostenevano tesi fra loro contraddittorie: a partire dal fluido calorico del manuale del
nonno al richiamo della dottrina sugli atomi del suo. Dunque, risultava che le dottrine fisiche non erano
affatto universali e necessarie.
La cosa mi ha sconvolto, in quanto avevo sempre letto e sentito che le verit scientifiche sono
incontrovertibili. Naturalmente, ho subito pensato alla geometria, richiamando alla mente quanto
spesso sentivo dire, ossia che una determinata cosa era vera quanto era vero che la somma degli angoli
di un triangolo  di trecentosessanta gradi. Ma mi  stato presto dimostrato che questo rimane vero
solamente nellambito della geometria euclidea, perch in quelle non euclidee la somma degli angoli di
un triangolo  superiore o inferiore a trecentosessanta gradi.
Lepistemologia dimostrava che le tesi delle scienze sono coerenti e consistenti solo nellambito
di un determinato paradigma, e mutano completamente quando muta il paradigma. Popper ha inoltre
presentato prove convincenti che le tesi della scienza sono tali solo se e nella misura in cui sono
"falsificabili".
Ben si comprende, di conseguenza, in che misura la filosofia, rimasta a lungo soggiogata dalle
scienze dopo la rivoluzione scientifica, torni a imporsi come necessaria, in quanto aiuta le scienze e gli
scienziati a comprendere lidentit che  loro propria, e quindi ad autoconoscersi. Alcuni scienziati
hanno gi tratto cospicui vantaggi da questo, ma non sono pochi (e con loro gran parte dellopinione
pubblica) che rimangono ancorati a una concezione assolutistica della scienza, trasformata in un vero e
proprio idolo.
Ricordo due significativi esempi. AllUniversit di Parma (dove ho insegnato per un paio danni
filosofia morale), uscendo dallaula ho trovato alcuni studenti iscritti alla facolt di matematica, che mi
hanno domandato che cosa potevano rispondere al professore di geometria, il quale voleva dimostrare
che, sulla base di un certo teorema, non era possibile lesistenza di Dio.
Io, stupito, ho domandato che tipo di geometria seguiva quel professore, e alla risposta che si
trattava della geometria euclidea, non ho esitato a rispondere che quel teorema nelle geometrie non
euclidee aveva altro senso, e che, comunque, le scienze non possono in alcun modo pretendere di avere
a che fare con realt che non rientrano nel loro ambito. Robert Edwards, padre della fecondazione in
vitro, premio Nobel, in una intervista sulla sua scoperta scientifica ha affermato: "Fu un enorme
successo che and ben oltre il problema della fertilit. Riguard anche letica del concepimento.
Volevo scoprire chi fosse davvero al comando, se Dio stesso o gli scienziati. Ho dimostrato che noi
eravamo al comando."
Solo la filosofia pu smitizzare tali convinzioni. Popper ha precisato: "Il vecchio ideale
dellepisteme  della conoscenza assolutamente certa, dimostrabile  si  rivelata un idolo. (...) La
concezione sbagliata della scienza si tradisce proprio per il suo smodato desiderio di essere quella
giusta."
La scienza ha un valore conoscitivo, ma non  lunico tipo di sapere, e Nicholas Rescher
precisa: "Anche nellambito strettamente cognitivo, la conoscenza scientifica  soltanto uno dei vari
tipi di conoscenza: ci sono altri progetti epistemici e intellettuali ugualmente validi".
Ma che cosa ne  oggi dei grandi problemi metafisici da cui la filosofia  nata, e in base ai quali
si  sviluppata? Jrgen Habermas con la sua "filosofia post-metafisica" afferma che sui grandi problemi
metafisici e morali "la filosofia non  pi autorizzata a intervenire in modo diretto", e che deve limitarsi
"a indagare le caratteristiche formali dei processi di autocomprensione, facendo astrazione dai loro
contenuti".
Ma, se fa questo, la filosofia non solo rinuncia a essere ci che  stata per secoli, ma non
risponde a quei problemi ultimativi che luomo non pu non porsi, perch costituiscono un bisogno
essenziale della sua stessa natura. Durante una mia lezione, colpita da certe idee ontologiche dei
filosofi greci di cui parlavo, unallieva mi ha detto che sua sorella, di tre anni, le aveva posto la
domanda: "Perch ci sono le cose?" E mi  stato riferito dai genitori che il loro figlio di tre anni e
mezzo aveva fatto loro questa domanda: "Perch mi avete fatto?" Si tratta di problemi che in filosofia
sono stati espressi nella formula di Martin Heidegger: "Perch c lessere e non il nulla?" E sono i
problemi che i bambini formulano con il loro linguaggio, non appena si aprono con lintelligenza alla
realt, e che non possono essere dimenticati.
Qualche studente si  talvolta lamentato con me di non trovare nella filosofia risposte definitive,
come desiderava. E la stessa cosa mi  stata detta pi volte da varie persone, che respingevano la
filosofia per le sue contraddizioni. In risposta, io citavo loro un pungente aforisma di Nicols Gmez
Dvila: "Lo stupido si scandalizza e ride quando si accorge che i filosofi si contraddicono.  difficile
far capire allo stupido che la filosofia  proprio larte di contraddirsi reciprocamente senza annullarsi";
e, aggiungevo, non solo senza annullarsi, ma arricchendosi dialetticamente proprio in questo
contraddirsi.
E subito dopo citavo il grande Platone, anche oggi il filosofo pi letto e amato, che spiegava
come sophos, ossia sapiente, sia solamente di Dio, mentre luomo, per sua natura,  philo-sophos, ossia
ricercatore e amante della sapienza.
Luomo , in effetti, per sua natura, homo viator, continuamente in cammino. E le idee che
cerca e trova non possono mai essere ultimative, perch  sempre in viaggio, e non  mai alla meta.
Ma proprio per questo, come Eros, che per Platone  filosofo per eccellenza, luomo pu trovare
nella filosofia quelle ali che gli permettono di volare molto in alto, al di sopra della realt puramente
fisica del contingente, e di realizzare, in questo continuo cercare, la sua vera natura spirituale. E credo
che sia proprio per questo che i testi dei filosofi siano, oggi, sempre pi ricercati.
Forse luomo comincia a sentire il forte desiderio di uscire dalla gabbia del pianeta in cui si 
chiuso con la tecnica, e ricordarsi, come diceva Eugne Ionesco, che "si pu guardare il cielo".
[18 febbraio 2014].

UN APPELLO PER IL PENSIERO*.
Questo, per la filosofia e per la cultura umanistica in generale,  un momento non facile.
Prevale unideologia tecnocratica, per la quale ogni conoscenza devessere finalizzata a una
prestazione, le scienze di base sono subordinate alle discipline applicative e tutto, alla fine, devessere
orientato allutile.
Lo stesso sapere si riduce a una procedura, e procedurali e organizzative rischiano di essere
anche le modalit della sua costruzione e valutazione. Un conoscere  valido solo se raggiunge specifici
risultati. Efficacia ed efficienza sono ci che viene chiesto agli studiosi: anche nellambito delle
discipline umanistiche.
In questo quadro non stupiscono, per restare nellambito filosofico, leliminazione della
filosofia teoretica da molti corsi universitari di Scienze delleducazione, nonch, per quanto riguarda le
scuole secondarie, lidea di ridurre a due anni la formazione filosofica, a seguito del progetto per ora
sperimentale di abbreviare il ciclo a quattro anni.
Allo stesso modo non sorprende il fatto che, nonostante il diffondersi negli ultimi decenni delle
etiche applicate (come la bioetica, letica ambientale, letica economica, letica della comunicazione), a
tuttoggi la bioetica  considerata nelle declaratorie una disciplina che rientra ufficialmente nei settori
disciplinari della medicina e del diritto piuttosto che della filosofia. Con la conseguenza che viene
privilegiato per questa materia un insegnamento di carattere procedurale, piuttosto che una formazione
volta a fare chiarezza sui motivi di certe scelte per aiutare a prendere decisioni responsabili.
Ma tutto questo  la punta di un iceberg.  il segno che, privilegiando un pensiero unico
modellato sulle procedure tecnologiche, abbiamo rinunciato alla nostra tradizione, alle molteplici
espressioni della nostra umanit, e siamo diventati tutti pi poveri nella riflessione e nella capacit
critica.
Si tratta di un problema che interessa anzitutto la dimensione educativa. Ma pi in generale ne
va del ruolo che, nel nostro paese, pu giocare la dimensione della cultura.
 necessario cambiare rotta.  necessario contrastare questa deriva. Lo si pu fare anzitutto
bloccando i progetti che riducono o addirittura eliminano lo spazio della filosofia nellistruzione
secondaria e nellinsegnamento universitario.
Lo si pu fare chiedendo al nuovo governo impegni precisi: non solo per lammodernamento
delle strutture scolastiche e universitarie, ma anzitutto per il sostegno e il rilancio di una cultura
autenticamente umanistica, come sfondo allinterno del quale anche la ricerca scientifica e tecnologica
acquista significato.
 questo il modo in cui pu trovare rilancio anche unazione politica intesa come responsabilit
del pensiero nei confronti della dimensione pubblica e del mondo.  questo il modo in cui il nostro
paese pu essere fedele al suo passato.  questo il modo in cui esso pu trovare una vera collocazione
nel presente e nel futuro dellEuropa.
[23 febbraio 2014]
* di Giovanni Reale, Roberto Esposito e Adriano Fabris.
LA RIVOLUZIONE PERMANENTE DEL VANGELO
Si  spesso fatto riferimento alla preparazione teologica e filosofica di papa Francesco, ma ben
poche volte si  parlato dei filosofi a lui pi vicini. Finalmente abbiamo ora a disposizione una
intervista assai significativa fatta dal giornalista Alver Metalli al filosofo uruguayano Alberto Methol
Ferr (1929-2009) con il titolo Il papa e il filosofo (Edizioni Cantagalli), che rivela significative
tangenze dottrinali fra i due personaggi, e la verit della sua affermazione che questo filosofo "ci ha
aiutati a pensare".
Methol Ferr  profondamente convinto della necessit che si realizzi lintegrazione dei vari
Stati dellAmerica del Sud, in modo analogo a quanto  avvenuto nellAmerica del Nord. Per ritiene
che il progetto di unificazione possa realizzarsi solo mediante la collaborazione costruttiva di due
partner di peso equivalente, ossia dellArgentina e del Brasile. Tuttavia, occorrer parecchio tempo
perch questo progetto si realizzi (basta pensare alle difficolt che incontra lEuropa per unificarsi,
malgrado i presupposti assai pi saldi che stanno alla base).
Comunque, il filosofo afferma che, se lAmerica Latina non diventer uno Stato-continente,
"finir, in un mondo globale, ai margini della storia, dove ci si pu esprimere solo in termini di
lamento, furia o silenzio". Invece si  verificato, addirittura prima del tempo, quello che Methol Ferr
prevedeva, ossia il peso determinante che le Chiese periferiche, e in particolare la Chiesa dellAmerica
Latina, avrebbero assunto sulla Chiesa centrale di Roma. Da "Chiesa riflesso", la Chiesa dellAmerica
Latina  diventata, infatti, "Chiesa fonte", con largentino Jorge Mario Bergoglio sul soglio pontificio.
Qual  lidea di fondo della Chiesa dellAmerica Latina che papa Francesco ha fatto propria?
Credo che sia proprio quella proclamata dalla teologia della liberazione, sciolta dalle sue "dipendenze
dalla logica marxistica".
Methol Ferr scrive: "Questa teologia ha prestato un inestimabile servizio ripensando la politica
in funzione del bene comune, e quindi in relazione stretta con lopzione preferenziale per i poveri e la
giustizia," e quindi la necessit di "assumere la posizione dei poveri con coraggio". E precisa: "Il
totalitarismo  la documentazione della menzogna del marxismo nella storia, mentre la sete di giustizia
 lelemento veritativo del marxismo nelle condizioni della societ industriale."
Alle obiezioni che qualcuno gli ha fatto per tale scelta, papa Francesco ha gi risposto, e molto
bene: questa idea non  marxista, perch  stata presentata per la prima volta due millenni fa, da Cristo.
Methol Ferr interpreta in modo esemplare lesortazione evangelica di amare il nemico.
Bisogna cercare di conoscere a fondo il nemico, per farlo amico e salvarlo: "Abbiamo bisogno di
renderlo amico, trovando lamico dove c il nemico, sapendo che il nemico ce labbiamo in noi
stessi." Bisogna "riconoscere il volto di Ges Cristo nei propri nemici, anche l dove essi non ne
vogliono sapere". La Chiesa, proprio per evangelizzare il mondo, deve sempre cercare di conoscere il
nemico che ha di fronte in tutte le sue caratteristiche, altrimenti non lo pu evangelizzare, perch le
risulterebbe amorfo.
Quali sono i nemici della Chiesa? Nel secolo scorso  stato il marxismo, che si  presentato
come "Chiesa dellateismo messianico", che, incarnatosi in uno Stato-continente con un potere di
ampiezza mondiale, ha commesso i crimini che ben conosciamo, e si  autodistrutto e autoseppellito.
Questa  stata, dice il nostro filosofo, "la verifica, per la Chiesa, dellincapacit dellateismo
messianico di sostituirla. La Chiesa dimostrava a se stessa che, vecchia comera, continuava a essere
pi giovane e longeva di un pretendente che si credeva giovane e immortale e che invece  morto." Il
marxismo, per, si poteva facilmente conoscere, in quanto presentava espressamente se stesso come
"ateismo messianico", invece il nemico di oggi della Chiesa  molto pi complesso: "Infatti lateismo
ha cambiato radicalmente di figura. Non  messianico ma libertino, non  rivoluzionario in senso
sociale, ma complice dello status quo, non ha interesse per la giustizia, ma per tutto ci che permette di
coltivare un edonismo radicale." E questo  "un nichilismo di consumatori".
Inoltre, Methol Ferr fa comprendere molto bene la fatica che implica levangelizzazione di
molti dei giovani di oggi. Non sopportano pi il sacrificio che amicizia e amore comportano, detestano
la fatica del lavoro, e non accettano la dura prova che implica, ossia la necessit di uscire da se stessi,
dedicandosi a ci che si sta facendo, gradito o sgradito che sia: "Si ha orrore della fatica, del sacrificio,
del peso della realt, dei rischi inerenti al futuro. Infatti nellateismo libertino laltro  eminentemente
strumentale. Per questo  distruttivo di una societ, e attenta contro lo sviluppo di un popolo: smantella
le basi di un rapporto e di un lavoro umano." Ricorda ancora i danni che producono gli "imperialismi"
del denaro e del mercato, dai quali  assai difficile potersi difendere.
Per evitare le conseguenze devastanti che ne derivano,  una impresa assai ardua far
comprendere a tutti che al disopra del denaro e del mercato c "il bene comune" e che, pur non
ripudiando il denaro e il mercato, ci si deve impegnare a difenderlo nella giusta misura.
Il nostro filosofo, per,  ben lontano dallessere pessimista. Tutte le rivoluzioni che fino a ora
luomo ha tentato di fare sono fallite. Per lo pi sono diventate forme di utopismi autodistruttivi, che
hanno annullato i valori che difendevano.
Dopo aver constatato il nonsenso dellateismo messianico marxista, attestato dalla sua stessa
autodistruzione, Methol Ferr precisa quanto segue: "Lunica rivoluzione reale possibile mi appariva
pi che mai quella di Ges Cristo nella storia; la Chiesa, anzi, poteva finalmente riappropriarsi della
parola rivoluzione riferendola a Ges Cristo." E in unaltra sua opera scriveva: "Cristo  lunica
rivoluzione permanente della storia; il Vangelo la rivoluzione insuperabile, la misura di tutte le
rivoluzioni possibili". Il rivoluzionario messaggio di Cristo ha avuto e avr nella storia gran quantit di
nemici, che hanno potuto e potranno causargli mali di ogni genere, ma non potranno mai vincerlo.
Cristo stesso ha detto: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo."
[9 maggio 2014].

ROMANINO, UN MICHELANGELO PER I FEDELI POVERI DI CRISTO.
Girolamo di Romano detto il Romanino (ca. 1484-1566) da pittore di secondo ordine  emerso
in primo piano, e si sta ristudiando e rivalutando a fondo. Qual  stata la ragione del radicale
mutamento nei confronti di questo pittore? Se ci si pone il problema in ottica critico-filosofica, la
risposta emerge chiaramente.
Da alcuni decenni, infatti, si  affrontata la lettura della pittura di Romanino con un nuovo
modello interpretativo, che capovolge i criteri connessi con il paradigma che si  sempre seguito. Per
comprendere Romanino bisognava intendere il senso e la portata della rottura da lui operata nei
confronti del paradigma classico dominante, soprattutto a Venezia. E tale comprensione  iniziata con
Roberto Longhi, mediante la sua rivalutazione della pittura lombarda, in particolare di quella bresciana.
Longhi ha visto in essa addirittura precedenti caravaggeschi. Di conseguenza, il giudizio di
quella pittura, giudicata "provinciale" in senso negativo, si  capovolto in positivo, e sono state indicate
le novit che vi emergevano e la loro importanza. Longhi conosceva Romanino molto bene, ma non lo
inseriva espressamente fra i precursori di Caravaggio.
Tuttavia proprio a seguito delle sue interpretazioni della pittura bresciana, non pochi studiosi lo
hanno considerato, e giustamente, un precursore di Caravaggio, per i motivi che vedremo. Ma  stato
soprattutto Giovanni Testori che ha contribuito a tracciare le connotazioni del nuovo paradigma
ermeneutico con la metafora della pittura di Romanino come "dialetto figurale", o semplicemente di
"dialetto", in contrapposizione al paradigma accademico dominante. Testori ha addirittura rafforzato
questa sua metafora con quella anche pi forte della pittura di un "barbaro".
Dalle sue osservazioni si giunge a comprendere l"espressionismo" di Romanino, che  sotto
certi aspetti  anticipa in nuce ben tre secoli e pi di storia.
Prima che io lo studiassi a fondo, Romanino mi turbava molto. Ma linsistenza di Elisabetta
Sgarbi alla fine mi ha convinto. Ero sconcertato dal fatto che non riuscivo a trovare nelle sue opere
ununit, e mi sembrava di scorgere sotto il suo nome autori diversi. Provavo la stessa impressione di
Pier Paolo Pasolini, che, entrato a vedere la grande mostra del Romanino del 1965 (della quale si pu
consultare il catalogo curato da Gaetano Panazza, purtroppo in bianco e nero), guardando i vari quadri,
trovava "disuguaglianze" e "incoerenze", e chiedeva al suo accompagnatore: "Ma dov il Romanino,
qual ? Ogni due o tre quadri la mia idea del Romanino era costretta a cambiare. Alla fine del mio giro
della mostra e poi oggi in val Camonica alla fine delle mie indagini ancora dovevo sapere dovera e
qual era il Romanino. Secondo unidea preconcetta e sbagliata che noi abbiamo di quello che deve
essere un artista (...), del Romanino, di un Romanino che soddisfi tutti noi, su cui tutti noi siamo
daccordo, unimmagine, unidea plastica e magari un po lirica del Romanino non ce labbiamo."
Ma poi, dopo averlo compreso, Pasolini divenne un suo grande estimatore, al punto da
affermare: "Io direi addirittura che amo il Romanino pi del Tiziano in conclusione delle mie ricerche."
E anchio, dopo lo studio che ho fatto, sono diventato un ammiratore di questo pittore.
Romanino si  ispirato almeno a tre differenti paradigmi: il primo veneziano, il secondo rivoluzionario
di carattere fortemente "espressionistico" (con alcuni anticipi anche in opere precedenti), e infine 
tornato a un paradigma classicheggiante.
Il primo Romanino, ispirato alla pittura veneziana,  quello pi studiato e al quale si fa per lo
pi riferimento, anche perch  comprensibile e godibile dai pi.
In effetti, il secondo paradigma, quello espressionistico,  talmente rivoluzionario che non
poteva essere compreso dai committenti di allora, in quanto si proiettava molto al di l dei suoi tempi,
con tratti che sembrerebbero di un pittore del Novecento. E proprio per questo anche in et moderna ha
faticato non poco a essere compreso: come poteva un uomo del Cinquecento, in certi tratti e in certi
momenti della sua opera, parlare con un linguaggio cos fuori dalla sua epoca? Dopo le esperienze della
val Camonica doveva, per sopravvivere, tornare indietro, ossia tornare ai suoi tempi.
Lultima fase del Romanino, in collaborazione con Lattanzio Gambara (che spos una sua
figlia),  quella meno conosciuta. Tutto questo fa ben intendere le ragioni per cui, come dicevamo,
ricostruire unimmagine adeguata del pittore sia molto difficile.
In questopera, mi dedicher al ciclo di affreschi di Romanino nella chiesa di Santa Maria della
Neve a Pisogne (1533-1534), che considero, sotto certi aspetti, lespressione pi alta della sua arte, per
la coerenza e la consistenza del suo "espressionismo". Concentrandomi su questa grandiosa serie di
opere, e studiandole a fondo, con lausilio del film di Elisabetta Sgarbi e delle belle fotografie fatte da
Andrea Samaritani sul progetto da me tracciato, e naturalmente di alcune penetranti osservazioni di
attenti critici, ho compreso quellunit che sussiste fra i vari affreschi presi nel loro insieme. Mostrer
come le contestazioni rivolte contro Romanino di non aver rispettato la cronologia nella presentazione
della vita di Cristo non reggano, in quanto partono da premesse sbagliate.
Meno che mai regge la tesi secondo cui le parti inferiori (gli zoccoli) degli affreschi sarebbero
presentate in maniera confusa, e secondo alcuni in qualche caso sarebbero da attribuire in parte a un
collaboratore del pittore. In esse si vedono bene le innovazioni espressionistiche introdotte da
Romanino, in quanto sono ad altezza duomo. E proprio queste turbano chi le giudica in modo
accademico, partendo da un paradigma inadeguato.
[9 maggio 2014].

HEIDEGGER ANTI-WEB: LE COSE CI SFUGGONO SE SONO TROPPO VICINE.
Viviamo in unepoca nella quale siamo immersi in una vera tempesta di novit, fra le quali 
ben difficile districarsi in modo adeguato. E questo succede soprattutto per il fatto che le novit
tecnologiche vengono, per lo pi, presentate mettendo in evidenza i loro aspetti positivi con i grandi
vantaggi che comportano, senza indicare i loro effetti collaterali negativi.
Nelle medicine, troviamo sempre un foglietto illustrativo, che, oltre ai vantaggi del farmaco,
illustra anche i danni che pu provocare. E per quanto riguarda le varie scoperte tecnologiche, questo
sarebbe altrettanto necessario, anche se scomodo e sgradito, sia ai proponenti le novit, sia ai fruitori, ai
quali interessano solo i vantaggi che se ne possono trarre. Noi non vogliamo certo escludere gli enormi
vantaggi della tecnica e considerarla il pi grande dei mali delluomo di oggi, come fanno alcuni che
hanno individuato le drammatiche conseguenze che la tecnologia comporta. Vogliamo per ricordare
una regola di base che si dovrebbe sempre seguire, ossia che le scoperte tecnologiche andrebbero
utilizzate in modo critico, in "giusta misura", e mai in modo predominante.
Uno dei primi studiosi che ha messo in guardia dai pericoli che comportano i nuovi strumenti di
comunicazione multimediali  stato proprio uno degli inventori di Internet, Clifford Stoll, nel suo
celebre libro Confessioni di un eretico high-tech (Garzanti 2001), in cui scrive: "Ho dedicato la mia
vita alla scienza e alla tecnologia, ciononostante mi considero uno scettico   la mia perplessit non ha
tuttavia origine da un disgusto per linformatica, ma dallamore che nutro per i computer. Rimango
stupito di fronte alle previsioni iperboliche che li circondano, a certe assurde predizioni che creano
eccessi di aspettative e in fin dei conti una perdita di credibilit."
Ed  proprio quello che ora si sta verificando a proposito del grande progetto di Google. Dagli
"archivi di dati" si vorrebbe passare ad "archivi di conoscenze", e rendere possibile apprendere notizie
selezionate e centrate sulle necessit di chi  interessato a singole conoscenze. Si potrebbero, quindi,
avere direttamente dai computer informazioni precise, non solo generali ma anche particolari e private.
Entro pochi anni ci potrebbe essere offerta perfino una cartella di posta smart, in grado di selezionare le
email pi importanti che via via riceviamo, con il vantaggio di farci trovare tutto ci che ci interessa, e
di sollevarci definitivamente dal sovraccarico delle informazioni che riceviamo.
Saranno, di conseguenza, le macchine a fare tutto ci che in passato faceva luomo
direttamente, liberandolo sempre di pi dalle antiche fatiche.
Ma ecco quali sono gli effetti collaterali negativi, che si accompagnano ai vantaggi offerti dalla
tecnologia.
Il filosofo francese Paul Virilio dice che ogni rivoluzione politica  certamente un dramma, ma
che la rivoluzione dellinformatica costituisce una "tragedia della conoscenza", ossia genera "una
confusione babelica dei saperi individuali e collettivi". Lautomatizzazione delle conoscenze e dei
saperi, infatti, si sostituisce alla diretta "interazione fra le cose e lintelligenza degli uomini" e, quindi,
elimina i linguaggi delle vive parole e delle cose, e provoca una "dimenticanza della realt" nel suo
spessore ontologico, sostituendola con il virtuale. Una dimenticanza non solo delle cose, ma anche
degli altri uomini.
Gi nel 1939 Karl Jaspers parlava del diffondersi di una "responsabilit anonima", che i mezzi
di comunicazione multimediali stanno oggi portando alle estreme conseguenze, confermando quello
che il filosofo prevedeva: "Noi stessi viviamo in questo mondo della responsabilit anonima, che grazie
alla propria arte di organizzazione ha poi portato a un mondo della reciproca estraneit. Chi  il vicino
con cui viviamo?"
Hans-Georg Gadamer, a sua volta, scriveva: "Gi decenni fa si  parlato della atomic age,
allorch si era portata in primo piano la liberazione dellenergia atomica e in particolare la minaccia
della guerra nucleare. Nel frattempo si comincia a parlare di una computer age, nella convinzione non
infondata che lintero stile di vita fra gli uomini stia cambiando radicalmente. Quando un tocco di
bottone rende raggiungibile il vicino, questo sprofonda in una lontananza irraggiungibile."
Martin Heidegger sosteneva addirittura la tesi che leliminazione della "lontananza" con la
"vicinanza di tutto", come avviene appunto con i mezzi di comunicazione multimediale, viene a
coincidere con lassenza, ossia con lassenza delle cose reali, e scriveva: "Tutto si confonde
nelluniforme senza-distacco. Come? Questo compattarsi nel senza-distacco non  forse ancora pi
inquietante di un frantumarsi di tutto?" E ancora: "Tutto ci che  reale si stringe nelluniforme
senza-distacco. La vicinanza e la lontananza di ci che  presente rimangono assenti."
Herbert George Wells nel suo ultimo libro del 1945, dal titolo emblematico Mind at the End of
its Tether (che pu tradursi con "La mente alla fine della sua corsa"), faceva straordinarie previsioni:
"Descrivere la forma delle cose a venire ci  diventato impossibile, perch le scienze hanno preso su di
noi un vantaggio di cento anni, e questo scarto aumenter sempre di pi": tutto ci sta verificandosi in
modo impressionante con la crescita accelerata delle tecnologie degli strumenti di comunicazione
multimediali. E concludeva profeticamente: "La specie umana  a fine corsa, non  pi in grado di
adattarsi abbastanza velocemente a delle condizioni che mutano pi rapidamente che mai."
Richiamando le osservazioni di questi grandi pensatori, non intendiamo certo negare
limportanza enorme della tecnologia contemporanea, e metterne in evidenza solo il negativo; ma,
come dicevamo, vogliamo mettere in rilievo la grande regola dei Greci, oggi quanto mai necessaria,
che luomo impari a fare uso in "giusta misura" delle sue creazioni, e a non diventarne schiavo, come
in molti casi sta succedendo.
[7 settembre 2014].

IN CHE SENSO LA FILOSOFIA CI PU SALVARE.
La filosofia e la sua funzione di demitizzazione. Va ricordato che  stata proprio la nascita della filosofia in Grecia che ha creato la mentalit dellOccidente.
In sostanza, oggi, molti filosofi e cultori della filosofia, o sedicenti tali, restano  per dirla con
immagine di moda  in certa misura "personaggi truccati", cio "inautentici", incapaci di prendersi fino
in fondo le proprie responsabilit. Personaggi, in altri termini, che non vorrebbero rinunciare n
allambizione filosofica n a quei vantaggi empiricamente pi apprezzabili e pi concreti che vengono
offerti dalla scienza, dalla tecnica e dalla politica.
E con questo, naturalmente, non si dice nulla n contro la scienza n contro la tecnica. Al
contrario, bisogna riconoscere che scienza e tecnica sono, senza dubbio, pi necessarie della filosofia,
ma sono altro dalla filosofia, hanno altri scopi, altra natura, altre categorie. Esse non sono se non un
momento dell"intero", mentre la filosofia resta strutturalmente legata allintero.
Aristotele diceva, a giusta ragione: "Tutte le altre scienze saranno pi necessarie di questa, ma
nessuna superiore a questa."
A che scopo, dunque, si deve filosofare, e in particolare oggi, in un mondo in cui scienza e
tecnica sembrano dividersi tutti i poteri, in cui scienziati e tecnici sono diventati i nuovi maghi che
muovono le leve del potere?
Lo scopo, a nostro avviso, resta sempre lo stesso che la filosofia, fin dalle origini, ha avuto:
quello di demitizzare. Gli antichi miti erano quelli della poesia, della fantasia, dellimmaginazione. E
quindi il vecchio modo di pensare era un "pensare per miti".
La filosofia ha insegnato che il vero pensare non  un pensare per miti, ma per concetti.
E la scienza  nata proprio applicando questo criterio filosofico allinterpretazione della realt
sulla base razionale di concetti.
Oggi, per, sono nati nuovi miti in nuove forme, creati dalla ragione stessa, portata alle estreme
conseguenze. I nuovi miti sono quelli della scienza e della tecnica. Luna e laltra sono state
"mitizzate", ossia trasformate spesso in veri e propri idoli.
Certamente il compito della filosofia di demitizzarli  oggi assai pi difficile. Infatti, alle
origini, bast che la filosofia contrapponesse il lgos alla fantasia per distruggere i miti creati da questa
stessa; invece i nuovi miti, almeno in gran parte, sono costruiti proprio con la ragione, sono la
trasformazione della scienza in "scientismo" e della tecnica in "tecnicismo".
Infatti, scienza e tecnica sembrerebbero addirittura un trionfo straordinario della ragione. Si
tratta per di una ragione che, una volta smarrito il senso di se medesima, in molti casi quasi
divinizzandosi, si autodistrugge.
Il compito della filosofia dovr essere, allora, quello di contestare una perversa forma di
"scientismo" e di "tecnicismo".
Demitizzazione dello scientismo
Contro lo scientismo si  gi fatto molto, soprattutto mediante lepistemologia.
Si  dimostrato, infatti, che le spiegazioni di vari fenomeni cambiano spesso radicalmente, in
modo addirittura impressionante.
Einstein diceva che la verit  altra cosa rispetto alle teorie scientifiche.
Thomas Kuhn ha poi precisato che, in realt, le teorie scientifiche sono coerenti e consistenti
nellambito di un determinato paradigma, e che quindi cambiano mutando il paradigma.
La tesi che la somma degli angoli di un triangolo sia uguale a centottanta gradi  vera
nellambito del paradigma della geometria euclidea, mentre nei paradigmi delle geometrie noneuclidee
la somma degli angoli di un triangolo pu essere minore o superiore rispetto a centottanta gradi.
Popper ha poi dimostrato che levoluzione delle conoscenze scientifiche avviene mediante la
sistematica "falsificazione" delle teorie precedenti.
Infine,  stato spiegato da Nicholas Rescher in modo ben preciso quanto segue: "La scienza non
ha a che fare con questioni che non rientrano nel perseguimento del suo mandato, il dominio dei fatti
naturali. (...) Ma la restrizione del suo dominio conseguente alla limitatezza della sua missione non la
autorizza a scartare come nonsenso ci che la trascende. La scienza non ha lesclusiva sulla
conoscenza: il suo dominio  molto pi piccolo di quello della ragione in generale. Ci sono molti
modi di conoscere, e la scienza  soltanto uno di essi. (...) Luomo fa parte dellordine di cose umano
e non semplicemente di quello naturale. C pi realt di quella che la scienza contempla. Nella severa
ma stimolante scuola della vita ci troviamo di fronte a problemi per la cui soluzione i nostri studi
scientifici non ci sono di aiuto."
Va per precisato che, mentre dal punto di vista teoretico lepistemologia ha risolto il problema,
molti scienziati (e gran parte dellopinione pubblica) non se ne sono ancora resi conto.
Cito un caso particolare capitato, durante la discussione di un mio libro insieme ad Armando
Torno, in cui sostenevo queste tesi. Un matematico mi ha fatto una serie di obiezioni, affermando che
alla verit si giunge solo con il linguaggio matematico e scientifico.
Io gli ho risposto, riprendendo le conclusioni di Rescher: "Nella severa ma stimolante scuola
della vita ci troviamo di fronte a problemi per la cui soluzione i nostri studi scientifici non ci sono di
aiuto." E ho chiesto: "Lei, per comunicare con la moglie e con i figli, usa il linguaggio
matematico-scientifico, o un altro linguaggio?"
 successo limprevedibile: il professore ha lanciato un urlo ed  uscito dalla sala sbattendo
violentemente la porta. Il presidente della seduta, che stava fra me e Torno, rompendo il silenzio che
era calato nella sala (erano presenti circa seicento persone), mi disse: "Professore, lei ha fatto una
terribile gaffe: quel professore sta dividendosi dalla moglie e dai figli, e il pubblico certamente penser
che lei lo ha colpito con una pugnalata alla schiena, dato che i giornali locali hanno diffuso la notizia, e
la moglie e i figli dicono cose analoghe a quelle che lei ha detto!"
Mi  venuta allora in mente la bella affermazione di Platone: "Tu puoi confutare me, ma non la
verit, perch la verit  inconfutabile."
Demitizzazione della divinizzazione della tecnica
Viviamo in unepoca nella quale siamo immersi in una vera e propria tempesta di novit, fra le
quali  ben difficile districarsi in modo adeguato.
E questo succede soprattutto per il fatto che le novit tecnologiche vengono, per lo pi,
presentate mettendo in evidenza i loro aspetti positivi con i grandi vantaggi che comportano, senza
indicare i loro effetti collaterali negativi. Nelle medicine, troviamo sempre un foglietto illustrativo, che,
oltre ai vantaggi del farmaco, illustra anche i danni che pu provocare. E per quanto riguarda le varie
scoperte tecnologiche, questo sarebbe altrettanto necessario, anche se scomodo e sgradito, sia ai
proponenti le novit sia ai fruitori, ai quali interessano solo i vantaggi che se ne possono trarre.
Noi non vogliamo certo escludere gli enormi vantaggi della tecnica e considerarla il pi grande
dei mali delluomo di oggi, come fanno alcuni che hanno individuato le drammatiche conseguenze che
la tecnologia comporta. Vogliamo per ricordare una regola di base che si dovrebbe sempre seguire,
ossia che le scoperte tecnologiche andrebbero utilizzate in modo critico, in "giusta misura", e mai in
modo predominante.
Facciamo due esempi: uno in riferimento allautomobile e laltro alle sensazionali scoperte
connesse con i mezzi di comunicazione multimediali.
Il filosofo francese Edgar Morin, nel suo libro Terra-Patria (scritto in collaborazione con Anne
Brigitte Kern), per illustrare il grande dilemma in cui viene a trovarsi luomo nel decidere se certe
produzioni della tecnologia produrranno effetti positivi superiori a quelli collaterali negativi o
viceversa, chiama in causa proprio lautomobile e precisa quanto segue: "Lautomobile  il crocevia dei
vizi e della virt della nostra civilt. Tipico prodotto dellindustria, della tecnica, del capitalismo, essa
offre a ciascuno unautonomia nello spazio, il rassicurante guscio della guida dallinterno, lebbrezza di
una potenza formidabile che un leggero movimento del piede sullacceleratore pu liberare. Essa  a un
tempo estremamente utile ed estremamente ludica e rappresenta il vero giocattolo per adulti della
nostra civilt, oltre che la pi bella conquista tecnica dellindividualismo.
"Contemporaneamente, soprattutto in situazioni urbane, leccesso di traffico suscita
aggressivit, imbottigliamenti sempre pi frequenti, fino alla saturazione, uno stress permanente ed
esalazioni inquinanti che alterano la salute dei cittadini."
Come constatiamo con una impressionante frequenza, in non poche citt si  dovuto ricorrere,
per linquinamento dellaria che supera di molto il livello accettabile, allimposizione della riduzione
delluso delle auto, e in certi casi addirittura al divieto delluso dellauto in determinate giornate.
Si pensi, poi, non solo al caos prodotto dal traffico, che nelle grandi citt  diventato pressoch
insopportabile, ma anche ai problemi che comporta il parcheggio delle automobili, talora addirittura in
doppia o tripla fila, che rendono le grandi citt sempre meno vivibili.
Inoltre, bisogna ricordare che i morti per incidenti dauto soprattutto nei periodi di esodo per le
vacanze sono davvero moltissimi, e raggiungono addirittura numeri pari e perfino superiori ai morti in
battaglia durante le guerre.
Ma  stato rilevato un pericolo superiore agli effetti negativi illustrati.
Se i cinesi, com prevedibile, negli anni a venire acquistassero un numero di automobili pari a
quello venduto negli Stati Uniti e nella stessa Italia, la costruzione della necessaria rete stradale
comporterebbe leliminazione di un numero di risaie tale che verrebbe a mancare la necessaria quantit
di produzione di riso richiesta per lalimentazione.
Un pericolo ulteriore si sta ora verificando a proposito degli innumerevoli strumenti di
comunicazione multimediale, e in particolare in connessione con il grande progetto di Google, che
viene denominato "Knowledge Vault" (Caveau della conoscenza). Dagli "archivi di dati" si vorrebbe
passare ad "archivi di conoscenze", e rendere possibile apprendere notizie selezionate e centrate sulle
necessit di chi  interessato a singole conoscenze.
Si potrebbero, quindi, avere direttamente dai computer informazioni precise, non solo generali
ma anche particolari e addirittura private. Entro pochi anni ci potrebbe essere offerta perfino una
cartella di posta smart, in grado di selezionare le email pi importanti che via via riceviamo, con il
vantaggio di farci trovare direttamente tutto ci che ci interessa, e di sollevarci dal sovraccarico delle
informazioni che riceviamo.
Dovrebbero essere, di conseguenza, le macchine a fare tutto ci che in passato faceva luomo,
liberandolo sempre di pi dalle antiche fatiche.
Il 7 dicembre scorso, nella "Lettura", supplemento del "Corriere della Sera", ne ha dato notizia,
entusiasmato, Antonio Sgobba, a cui io stesso sono stato chiamato a rispondere come filosofo.
In particolare, ho richiamato lattenzione al fatto che gi nel 1939 Karl Jaspers parlava del
diffondersi di una "responsabilit anonima", che i mezzi di comunicazione multimediali stanno oggi
portando alle estreme conseguenze, confermando quello che il filosofo prevedeva, ossia la perdita dei
veri rapporti fra uomo e uomo: "Noi stessi viviamo in questo mondo della responsabilit anonima, che
grazie alla propria arte di organizzazione ha poi portato a un mondo della reciproca estraneit. Chi  il
vicino con cui viviamo?"
Hans-Georg Gadamer, a sua volta, scriveva: "Gi decenni fa si  parlato della atomic age,
allorch si era portata in primo piano la liberazione dellenergia atomica e in particolare la minaccia
della guerra nucleare. Nel frattempo si comincia a parlare di una computer age, nella convinzione non
infondata che lintero stile di vita fra gli uomini stia cambiando radicalmente. Quando un tocco di
bottone rende raggiungibile il vicino, questo sprofonda in una lontananza irraggiungibile."
Martin Heidegger sosteneva addirittura la tesi che leliminazione della "lontananza" con la
"vicinanza di tutto", come avviene appunto con i mezzi di comunicazione multimediale, viene a
coincidere con lassenza, ossia con lassenza delle cose reali, e scriveva: "Tutto si confonde
nelluniforme senza-distacco. Come? Questo compattarsi nel senza-distacco non  forse ancora pi
inquietante di un frantumarsi di tutto?" E ancora: "Tutto ci che  reale si stringe nelluniforme
senza-distacco. La vicinanza e la lontananza di ci che  presente rimangono assenti."
"New Scientist" ha scritto addirittura che il nuovo strumento "permette a Google di diventare
un oracolo, pi che uno strumento di ricerche".
E Sgobba commenta: "A noi profani appare come qualcosa di magico: noi facciamo le domande
che vogliamo, loracolo fornisce la risposta di cui abbiamo bisogno. Come nellantica Grecia. Con una
differenza: a Delfi a fare tramite fra uomini e di cera una sacerdotessa, a Mountain View le risposte
sono fornite da un bot."
Ma le conclusioni cui Sgobba giunge sono ancora pi sorprendenti: "Loracolo Google sembra
ancora pi ambizioso di quello di Delfi. Allingresso del tempio di Apollo i fedeli che chiedevano una
risposta al dio potevano leggere il monito Conosci te stesso. I fedeli di Google possono anche evitare
la fatica socratica di conoscere se stessi: ci pensa lo stesso motore di ricerca. Google ti conosce meglio
di chiunque altro: sa tutto di te."
Ma qui si verifica proprio ci che diceva Gadamer: quando con un tocco di bottone una
macchina dovrebbe dirti chi sei, tu, in realt, sprofondi rispetto a te stesso in una lontananza
irraggiungibile.
Laltro motto inciso nel tempio di Apollo a Delfi, che insieme al precedente era un asse portante
della cultura dei greci, era: "Nulla di troppo", ossia: ricerca sempre la "giusta misura" nelle cose, e
cerca di non cadere mai nel "troppo".
Ebbene, luomo di oggi segue il motto contrario: invece del "nulla di troppo", ricerca il "troppo
di tutto".
La filosofia dovr sempre impegnarsi nella critica di questo terribile mito, e ricordare alluomo
che in questo modo rischia di diventare vittima delle macchine che crea, usandole come fine e non
come mezzo.
[ottobre 2014].


INTERVISTE.
SARAMAGO NELLA CAVERNA DI PLATONE.
di Cesare Medail
"Oggi come non mai stiamo vivendo nella caverna platonica, dove gli uomini scambiano per
reali le immagini che scorrono loro davanti. Oggi come non mai, infatti, confondiamo la realt con le
ombre." ha detto Jos Saramago laltro ieri a Toledo, annunciando che il suo prossimo romanzo ruoter
attorno al "mito della Caverna" di Platone.
A settantasette anni, il premio Nobel portoghese, autore di Lanno della morte di Ricardo Reis e
del controverso Vangelo secondo Ges Cristo, romanzi pubblicati da Einaudi, si accosta a un filosofo
mai troppo gradito alla cultura di sinistra, alla quale ha sempre dichiarato di appartenere; la sua scelta,
per, non sorprende Giovanni Reale, docente di filosofia allUniversit cattolica di Milano e
considerato tra i maggiori studiosi mondiali di Platone.
Di ritorno da San Pietroburgo, dove ha presentato i quattro volumi della Storia del pensiero
occidentale scritta con Dario Antiseri, Reale ha osservato una sorta di "rinascita del pensiero classico":
"Al di l delle ideologie, nello smarrimento generale, vedo ovunque un diffuso bisogno di idee
forti e non inquinate, quali sono appunto quelle dei grandi filosofi dellantichit, che resistono al tempo
e si adattano meglio di altre al mondo contemporaneo. Nel settimo libro della Repubblica, Platone
immagina dei prigionieri incatenati, immobili e con il volto contro la parete di una caverna rischiarata
dallesterno da un grande fuoco. Nello spazio fra loro e il fuoco passano persone e cose, le cui ombre
proiettate sul muro sono scambiate per realt dai prigionieri. Quando uno di essi viene liberato e
condotto allaperto,  abbagliato dalla luce e pensa che le ombre siano pi reali di quello che vede; poi
si abitua, poco a poco, alla luce fino a distinguere gli oggetti e persino a fissare il sole. Il sole che
rappresenta lidea pi alta, quella del Bene."
"Quella di Saramago," continua Reale, " una perfetta interpretazione della Caverna, di
efficacia dirompente. Oggi, le immagini che vediamo scorrere in televisione assomigliano in modo
impressionante alle ombre sul fondo della Caverna: e ci che ascoltiamo dal video, sempre pi vuoto e
privo di nessi strutturali logici, assomiglia alleco che quel fondo rimanda."
Reale non si stupisce che i fantasmi delle immagini e delle voci abbiano coinvolto uno scrittore
come Saramago, avvezzo a raschiare sotto lapparenza ingannevole:
"Se sapr sviluppare in maniera artistica la sua intuizione, potr scrivere un capolavoro perch
dar uninterpretazione attuale di quel messaggio per il sempre lasciatoci da Platone. Una descrizione
analitica di come luomo di oggi vive nella sua Caverna pu diventare un messaggio forte e curativo,
una sorta di terapia dellanima."
Unica curiosit di Giovanni Reale  capire se e come Saramago riuscir a vedere la salvezza, a
"liberare il prigioniero dalle catene, a rivoltarlo verso la luce senza che resti accecato e a farlo
ridiscendere per comunicare a chi non vede."
Descrivere una schiavit, infatti,  pi facile che immaginare la liberazione.
[10 novembre 1999].

PER SALVARE IL FUTURO OCCORRE SALVARE ANCHE IL PASSATO.
di Armando Torno.
Ogni millennio ha bisogno di una sua filosofia e ogni filosofia di conoscere quello che  stato
pensato prima, di sapere dove nascono le radici di unidea. Per questo leggiamo le opere dei greci e
degli scolastici; per il medesimo motivo Eraclito, Tommaso dAquino o Kant sono ancora attuali.
Al di l delle pubblicazioni che troviamo in buona parte dei cataloghi  la filosofia d anche
tono  va precisato che in Italia sta per nascere una nuova attenzione editoriale ai classici del pensiero.
Oltre agli sforzi fatti da case editrici meritevoli di attenzione, ora entra in campo la Bompiani.
Sino a oggi ha pubblicato una novantina di titoli filosofici, divisi in due collane: i "Testi a
fronte", di cui ne sono usciti una settantina, e la collana maggiore "Il pensiero occidentale" con i
restanti. Due collane dirette da Giovanni Reale e in cui sono stati ospitati titoli quali Holzwege. Sentieri
erranti nella selva di Heidegger e Verit e metodo di Gadamer. Ma anche Gli ebrei di Lessing o la
traduzione dei frammenti degli stoici antichi (un lavoro monumentale che si deve a Roberto Radice).
Incontriamo Reale, autore di opere e di traduzioni fondamentali per la conoscenza del pensiero
antico, per parlare di questa sua iniziativa e, implicitamente, per fare il punto sulla filosofia oggi.
Professor Reale, ma  vero che questanno pubblicherete ventotto volumi?
"S, questo  il programma. Una quindicina nella collana maggiore Il pensiero occidentale,
dove  appena uscita la Metafisica di Avicenna, la traduzione integrale degli Epicurea di Usener e delle
Vite dei sofisti di Filostrato. E i restanti vedranno la luce nei pi agili Testi a fronte."
Mi sembra un vero e proprio progetto per dominare il campo
"Si legga come si vuole liniziativa, di certo desidero offrire alla cultura italiana quei libri
importanti che non ci sono o sono disponibili in vecchie traduzioni e che consentono di conoscere la
filosofia direttamente dalle opere."
Lei ora insegna allUniversit del San Raffaele e ha lasciato la Cattolica. Perch?
"Mi sentivo un po burocratizzato, volevo dare una svolta, puntare sullinventiva. Il rischio 
bello. Un vecchio detto milanese sostiene che chi non risica non rosica; con parole pi eleganti lo
sosteneva anche Platone."
Come giudica con la sua esperienza la situazione attuale della filosofia?
"Mi sembra che sia interessata da due grosse crisi. Una  ideologica ed  nata dopo il crollo del
marxismo reale; del resto, dal punto di vista culturale, tutti ne siamo stati influenzati. La seconda 
rappresentata dal peccato dello scientismo. Con la crisi dellepistemologia, la scienza non sa pi cosa
sia la verit, dove e perch cercarla. Fino a ieri il mito e la religione erano esclusi dalla filosofia, ora
invece ci siamo accorti che sono strade irrinunciabili. La Dea ragione ha perso e noi capiamo per fede,
per con-versione (come dice Thomas Kuhn)."
E allora che cosa suggerisce ai giovani?
"Che la scienza non  il divino ma solo uno strumento. Scienza e tecnica non risolvono i
problemi ultimi delluomo, non possono curare i mali dello spirito."
Lei ha frequentato Gadamer. Ci ricorda un suo insegnamento?
"Il pi bello e incisivo  forse questo: i poeti risolvono pi problemi di quante soluzioni si
trovino in Wittgenstein."
Ma, professore,  daccordo?
"Moltissimo. Troppa filosofia contemporanea  soltanto metodologia. Lo ripeto: sa solo offrire
strumenti, anche se a volte raffinati. Ma poi non riesce a usarli. In fondo  una fuga dai problemi ultimi.
Tanti giovani non sono addirittura pi interessati ai problemi."
Torniamo a Gadamer. Un altro suo insegnamento?
"Direi che Gadamer  stato poco capito. E rispondo alla domanda riportando una sua
confidenza, quella in cui mi ha detto che dai greci ha imparato pi che da Hegel e da Heidegger."
Mi scusi professore, ma Heidegger fu maestro di Gadamer
"S,  vero, ma Gadamer mi ricord che con lui non riusc a instaurare un colloquio di intesa.
Del resto, lo stesso Heidegger ammise alla fine della vita di dover ripensare a Platone. Aggiungo che
Aristotele lo conosceva perfettamente."
E che cosaltro ci pu dire di quel rapporto tra i due filosofi?
"Una curiosit, innanzitutto. Heidegger scrisse molte lettere a Gadamer e questi le aveva
accumulate sulla scrivania, forse per catalogarle. Purtroppo aveva un gatto terribile, un vero padrone di
casa, le rovesci nel cestino della carta. La cameriera, senza sospettare laccaduto, le gett via. E si
persero per sempre."
Un giudizio, qualcosa che
"Gadamer mi disse che lo stile di Heidegger era cattivo, ma le sue lezioni erano un incanto
senza pari. Chiunque vi abbia assistito rimaneva ogni volta folgorato. Colpiva la capacit di arrivare
sempre al nocciolo del problema" Che cosa le ha detto del rapporto tra Heidegger e Dio?
"Che lo ha sempre cercato e a suo modo lha trovato. Sartre lo elenca tra gli atei, ma non
centra.  un giudizio che fu troppo sbrigativo. Del resto, Gadamer mi ha ribadito che Heidegger era
pi religioso di Jaspers."
Professore, cambiamo ambito. Cosa pensa dellattuale riforma universitaria?
" la distruzione delluniversit. Non  stata fatta basandosi sulloggetto, su quanto si deve
imparare, cio sul sapere, bens sul soggetto, sui problemi che vediamo nel ragazzo.  una soluzione
unilaterale. Si poteva trovare una mediazione."
E dellattuale situazione della filosofia in Italia?
"Battiamo il passo.  un momento neutro. C crisi. Luomo  nato filosofo e dalle crisi si esce.
Sono per convinto che per salvare il futuro occorra salvare anche il passato."
Lei  considerato uno dei massimi esperti al mondo di Platone. Se dovesse spiegare a un
giovane, in poche parole, che cosa ama di questo filosofo
"Platone  per me logica, poesia, mito e fede. Per questo  richiesto dai giovani ed 
continuamente tradotto e ristampato. Ad alcuni potr interessare un aspetto, a me tutto."
E anche Aristotele
"Le confesso una cosa. Nel 1954 mi recai a Marburgo per studiare Platone. L erano arrivati
tutti i volumi di Berlino e mi accorsi che era un gigante e che non era facile affrontarne e comprenderne
lopera. Ebbi unidea: passare attraverso Aristotele. In fondo anche per i neoplatonici Aristotele era la
stanza dingresso al pensiero platonico. Ma  anche lingresso alla filosofia, essendone stato il primo
storico."
Lei e Roberto Radice avete curato da poco una nuova edizione delle Enneadi di Plotino nei
"Meridiani" Mondadori che si  esaurita in tre settimane. Questo filosofo
"Plotino lo si capisce dopo una vita. In lui si riflette tutta la grecit e in lui si legge il nuovo. 
unerma bifronte. Per accostarsi alla mistica occidentale si deve partire dalle sue pagine. Ripeto una sua
osservazione: non cercate la resurrezione della carne ma dalla carne."
Unultima battuta: che cosa pensa di chi cerca unetica senza Dio?
"Che assomiglia a quel tale che vuol uscire dalle sabbie mobili tirandosi per i capelli."
[29 gennaio 2003].

MILANO  UN LABORATORIO DI CULTURA, NON DIMENTICHI LA BELLEZZA.
di Armando Torno
Giovanni Reale, filosofo, cinquantadue anni passati alla Cattolica di Milano (come studente,
assistente e professore), ora docente allUniversit del San Raffaele.  uno dei massimi esperti al
mondo del pensiero di Platone e di Aristotele, autore di innumerevoli libri tradotti nelle principali
lingue ( iniziata da poco ledizione romena delle sue opere, dopo quelle ceca, russa, polacca, spagnola,
inglese, tedesca e francese).
Ha scritto una monumentale Storia del pensiero greco e romano in dieci volumi, uscita due
mesi fa da Bompiani e ormai in via di esaurimento;  direttore di collane filosofiche in cui hanno visto
la luce circa trecento volumi (prima presso Rusconi, Vita e Pensiero, ora da Bompiani).
Reale accetta un colloquio con noi per parlare di Milano.  come se abbandonasse per un
piccolo lasso di tempo le citt ideali dei suoi filosofi per guardare nella realt meneghina, tra le vie e
nei problemi che se ne stanno sotto la Madonnina.
Professor Reale, perch ha lasciato la Cattolica?
"Stava diventando troppo burocratica. Il demiurgo don Verz mi ha fatto unofferta e lho
accettata: sta tentando di costruire una nuova forma di studi universitari. Il prossimo sar il mio terzo
anno di insegnamento allUniversit del San Raffaele."
Mi sembra una realt retta da principi aziendali
"Certo, ed  un bene. Unazienda viene giudicata da ci che produce e dalla qualit dei suoi
prodotti, cos dovrebbe essere anche per luniversit."
Milanese questa concezione
"Milanesissima. La nostra citt  un laboratorio di cultura formidabile e non deve avere paura di
vere innovazioni."
Per c qualcosa che non va, un po di stanchezza
"Forse manca un cemento capace di unire le varie universit milanesi. Penso, ad esempio, che
se si trasformasse il carcere di San Vittore in una grande e unica struttura culturale ne trarrebbero
beneficio sia gli atenei che tutta la citt."
Anche lintegrazione religiosa ne sarebbe favorita?
"La aiuterebbe meglio, perch la cultura non  nemica del vero confronto religioso. Certo, come
dice Heidegger nel suo libro La fenomenologia della vita religiosa (tradotto da Adelphi), lintegrazione
non si realizza se quelli che entrano in gioco trasformano il loro credo in ideologia.  possibile,
insomma, soltanto se avviene tra persone che comprendono la vita religiosa."
Tra meno di un mese a Milano, con il cardinale Tettamanzi, si tenter questo confronto
"Penso che qui sar possibile. Conto pi sui giovani che su quella fascia di et intermedia che
credeva di salvarsi con scienza e tecnica:  quella che ha smarrito il senso religioso. Senza di esso la
vita  difficile."
Puntare dunque sui giovani?
"S, a essi ricordo che bisogna imparare il mestiere di uomo e che esso si trasmette con
lesempio."
Ma questi stessi giovani sono quelli che oggi hanno i maggiori problemi
" vero. A Milano manca persino un campus. I miei allievi sin verso i 35 anni sono senza nulla
di concreto: precari in tutto, vivono situazioni che possono smidollarli. E poi lesperienza ha come
elemento essenziale la sofferenza: per questo raccomando di non credere a chi promette solo cose vane
e virtuali in linea con i programmi televisivi."
Parole sante, professore, ma le difficolt a Milano si toccano
"S, s. Gli affitti sono alle stelle, acquistare una casa  diventato impossibile. In questa
situazione la gioia di creare, su cui  basata la tradizione meneghina, trova sempre pi ostacoli."
C un rimedio?
"Dovremmo cominciare recuperando il sistema delle periferie. Portare un po di bellezza anche
in periferia e dimenticarsi di quelle concezioni materialistiche che la consideravano un vizio borghese.
La bellezza  un bisogno e non una sovrastruttura."
Non sar facile come dirlo
"Ma non creda che sia impossibile. Girando il mondo ho visto recuperare interi quartieri con il
verde, i fiori o rendendo meno greve una nuova costruzione, oppure ristrutturando con attenzione
lesistente. Le periferie gradevoli non sono una contraddizione."
E il traffico?
"A volte soffoca questa citt. I vantaggi che lautomazione ci ha dato li abbiamo perduti con la
difficolt di circolazione. Non abito a Milano, ma ci arrivo con i mezzi e giro sempre con essi. Sarebbe
opportuna una maggior puntualit di certe linee cruciali, soprattutto dopo che si sono esposti gli orari.
Una cosa per voglio dirla: i nuovi tram sono belli. Mi piacciono esteticamente anche se un po troppo
ingombranti."
La recente proposta di riforma del traffico?
" cervellotica e a mio giudizio complicherebbe anzich risolvere. Gli amministratori non
devono mai dimenticarsi della giusta misura e del nulla di troppo. Non si possono inoltre
penalizzare alcune zone per risolvere il problema di altre."
Laria?
"Si sa che a Milano non  delle migliori. Penso per che si potrebbe fare molto aumentando il
verde, sfruttando tutti i possibili spazi. Non  ancora ben diffuso lamore per le piante e la loro cura."
Le nuove piazze, le architetture del momento?
"Mi limito a ricordare che certe zone andrebbero tutelate, anche nei loro colori originali. Penso,
ad esempio, che i Navigli vanno salvati da tutte le speculazioni che ci ronzano attorno. Rappresentano
qualcosa di bello che Milano non deve per nessun motivo sacrificare."
La Scala?
"Non ho visitato il cantiere ma penso che Milano restituir al mondo un grandissimo teatro.
Larchitetto Mario Botta  tra i migliori. Io sono sempre andato alla Scala. Mi ricordo De Sabata, la
Callas, Furtwngler; ho seguito la rinascita con Abbado e poi sono entusiasta del messaggio morale che
Muti ha rappresentato in questi anni. La Scala  il cuore di Milano, non  soltanto un edificio.  un
simbolo che sa evocare larte che ha accolto. La Scala d una dimensione etica alla citt."
A proposito di Muti,  vero che la sua universit gli assegner una laurea honoris causa in
filosofia?
"S, il maestro Muti sar insignito della prima laurea in filosofia del San Raffaele. La cerimonia
 stata fissata per il prossimo 12 novembre."
Far lei la prolusione?
"Certamente. Apprezzo molto il maestro Muti e penso che il suo modo di dirigere sia quello di
un grande ermeneuta, di un vero platonico."
Professor Reale, una domanda fuori programma:  vero che lei sa preparare un risotto da far
resuscitare i morti? Pensi, ne parlano persino a Mosca
"Per carit Faccio il risotto alle cinque carni"
Cinque carni?
"Be, s. Si tratta di vitello, manzo, coniglio, maiale, tacchino. Ho tolto il fegato per
suggerimento dei medici che lo consigliano sempre meno. Queste carni sono poi da amalgamare con
zafferano e sapori dellorto."
Scusi, ma lo ha cucinato a Mosca?
"No, e perch avrei dovuto? L ho avuto la nomina a professore honoris causa e ho prestato
giuramento in quella universit. Un giuramento che mi faceva promettere di studiare, di aiutare la
libert, di avvicinare la cultura russa a quella italiana."
Insomma, c un risotto che non abbiamo mai assaggiato e che si aggira per lEuropa. Il cuoco,
ovvero Giovanni Reale,  geloso della ricetta. Sorride quando gli ricordiamo che la sua nomina a
professore  avvenuta in una sala appositamente aperta, e che i russi non fanno mistero del fatto che ha
rinunciato ai diritti dautore per tenere bassi i prezzi della sua Storia della filosofia. Ma adesso i sorrisi
di Reale si traducono in gesti e i gesti afferrano qualche lessico, delle raccolte di frammenti,
unedizione critica. Sposta il Commento alla Repubblica di Platone di Proclo e il Saggio sullintelletto
umano di Locke, appena usciti nel "Pensiero occidentale", la collana che dirige per Bompiani.
Toccandoli, ritorna come in un sortilegio nel suo mondo. Quello che anche noi amiamo.
[10 agosto 2004].

IL PERICOLO DI PERDERE LA NOSTRA IDENTIT.
di Gabriela Jacomella
"Innanzitutto, una premessa: la mia opinione in merito alla proposta del liceo milanese  un po
complessa. La riassumerei cos: come esperimento potrebbe essere accettato, se il problema  che i
genitori altrimenti non manderebbero a scuola i ragazzi. Ma c un pericolo molto forte: la perdita della
nostra identit."
Non usa mezzi termini Giovanni Reale, docente di Storia della filosofia antica alla Cattolica di
Milano.
Da dove le deriva questa preoccupazione?
"Il pericolo che intravedo  che si legga la questione sotto un profilo meramente politico, del
politically correct, senza risalire alle radici culturale e spirituale. Una scuola chiusa per islamici, dove si
insegna la cultura italiana, rischia di diventare un monstrum non costruttivo, il caos. T. S. Eliot lo ha
spiegato molto bene: dobbiamo crescere accogliendo il diverso, ma possiamo farlo in modo positivo
solo se torniamo alle nostre radici. Oggi mi preoccupa il nichilismo di fondo, non si crede a nulla e
quindi tutto  uguale. Non  cos."
Ma i ragazzi dellAgnesi affronteranno i programmi ministeriali, come tutti. Dalle aule verr
solo tolto il crocifisso.
"Appunto. Togliamo il crocifisso, ma poi che faremo con la Divina Commedia? Come faremo a
spiegare loro Bach, Giotto? La nostra  una cultura con fortissime radici cristiane. Anche nelle sue
manifestazioni anticristiane, essa  appunto anticristiana. Come potremo far capire questi aspetti se
neghiamo il valore delle radici da cui sono nati?"
Quale pu essere la soluzione?
"Innanzitutto dovrebbero esserci professori molto preparati, che conoscono bene la nostra
cultura ma anche quella dorigine dei ragazzi. Instaurare un colloquio costruttivo significa questo: io ho
una mia identit, tu hai la tua, cerchiamo di comprenderci. Il diverso si capisce solo se c lidentico, il
s; che diverso  se come punto di partenza c il nulla? Solo cos c dialogo. Perch la cultura non si
pu imporre, ma va proposta; nel momento in cui si impone, perde la sua capacit di relazionare le
identit. Ma in questo caso c una contraddizione di fondo."
Quale sarebbe?
"La domanda : come mai venite da noi e non volete accettare nulla che riguarda la nostra
cultura? Se davvero questa  lunica strada verso lintegrazione, si faccia lesperimento, con la
consapevolezza che in quanto tale  chiuso. Del resto, sarebbe assurdo trasformarlo in modello: quando
questi ragazzi andranno alluniversit, che faremo? Creeremo facolt distinte?"
Il dubbio, quindi,  forte.
"Mi sembra fuori discussione che il progetto nasca in maniera ambigua. Altra questione  che,
data la situazione, sia un esempio da provare (ad alcune condizioni, come lobbligo di avere rapporti
con i coetanei italiani, perch laula non diventi un ghetto). Ma vedo gi a priori una serie di
contraddizioni. Per questo lancerei un avvertimento a chi vuole cominciare: avete pensato a tutto
questo? Chi insegner, cosa sa della cultura dellaltro? Quali sono i parametri del colloquio? Forse,
prima di diffondere un esperimento cos impegnativo, andrebbero trovate altre vie."
[11 luglio 2004].

INCATENATI ALLA TIV VEDIAMO UN MONDO DI OMBRE.
di Severino Colombo
La filosofia non  solo bagaglio della memoria e del pensiero:  anche un metodo, desiderio di
conoscere senza cedimenti alle facili illusioni. Oggi  viva pi che mai come ricerca continua di un
nuovo senso alla nostra esistenza. Ne  una riprova lultima edizione di "Parolario", dove i pensatori
scendono in piazza e si confrontano con il pubblico. Inaugura il ciclo Alfonso Cariolato (4 settembre) a
seguire, tra gli altri, Carlo Sini (il 7), Salvatore Natoli (il 9) e Giulio Giorello (il 15). Lultimo a
prendere la parola sar Giovanni Reale (19 settembre), docente di Storia della filosofia antica
allUniversit del San Raffaele, a Milano.
Gli abbiamo rivolto alcune domande. Ragione ed emozione sono il tema guida del festival.
Quale spazio hanno nella vita di tutti i giorni?
"La seconda tende a prevalere sulla prima. Soprattutto nei giovani che ascoltano molto pi i
sentimenti e le emozioni che non i ragionamenti. Anche i film e la televisione, del resto, privilegiano il
momento emozionale: la traccia di un film letta da sola non deve essere significativa, sono le immagini
che raccontano le emozioni."
Questo  un bene o un male?
"Dipende come si intende la ragione: se  qualcosa di restrittivo ed elusivo, di sicuro  un bene
che prevalga lemozione. Viviamo in unepoca che potremmo definire di "integralismo
intellettualistico": certa filosofia oggi si  ridotta alla struttura formale del pensare e del dire. Quando la
ragione si limita alla forma, non ha pi nulla da dire come contenuti. Lemozione, invece, i contenuti
non li perde affatto, anzi. Sbaglia chi d troppo peso alla ragione, ma sbaglia anche chi la mette in
castigo per dare spazio allelemento emotivo. Lideale sarebbe larmonia."
Perch i filosofi sono diventati quasi delle "star"? Cosa cerca il pubblico?
"La spinta viene dallemozione, ma c una ragione. Si cercano idee forti, politicamente non
compromesse. Idee di cui oggi, non a caso, siamo molto poveri. Basti pensare alla televisione, che non
 altro che la dimostrazione della verit del mito della Caverna di Platone: uomini incatenati che
vedono sullo sfondo soltanto ombre."
Di che cosa parler nel suo intervento a "Parolario"?
"Proprio di Platone, che non a caso  oggi il filosofo pi venduto."
[27 agosto 2004].

IO, CATTOLICO, NON CONDANNO TECNICHE CHE AIUTANO LA VITA.
di Armando Torno
Una fecondazione artificiale e la successiva diagnosi preimpianto degli embrioni concepiti in
provetta permettono a due gemelline di nascere sane, nonostante i problemi dei genitori. Anzi, grazie
alle loro cellule staminali  stato curato un fratellino di 5 anni che soffriva di talassemia.
Questa la notizia in sintesi, che ora sta facendo discutere perch la procedura scelta viola le
leggi dello Stato italiano e non  accettabile per la morale cattolica. La quale, come ha ricordato ieri in
unintervista al "Corriere" il cardinale Alfonso Lpez Trujillo  presidente del Consiglio vaticano per
la famiglia , vuole che la fecondazione avvenga con un atto umano.
Tuttavia, senza la scelta della fecondazione in vitro le gemelline sarebbero state quasi
sicuramente condannate alla talassemia e il fratellino non sarebbe guarito. Un intervento per la vita,
dunque, oltre le norme e gli insegnamenti della Chiesa. Come giudicare tutto ci? Al di l dei dati
biologici le domande si moltiplicano e scuotono le nostre idee.
Noi, semplicemente, abbiamo cercato di rispondere con laiuto di Giovanni Reale, filosofo
cattolico che per decenni ha studiato i fondamenti del pensiero greco e le basi della nostra morale; sta
anche curando, presso Bompiani, la pubblicazione delle opere complete di Giovanni Paolo II.
Che cosa pensa, professore, di questa fecondazione che salva un bambino?
" difficile giudicarla in termini negativi perch ha come scopo non solo la vita, ma anche la
qualit della vita, unesistenza liberata da mali sicuri."
 stata violata la morale cattolica
"Forse  stato violato un nostro modo di intenderla, ma non dimentichiamoci che il messaggio
biblico e la scienza procedono su piani diversi. Ad esempio, Galileo diceva che la Bibbia non insegna
come vada il cielo ma come si vada in cielo. Per passare dalla questione cosmologica a quella
etico-biologica, direi: la Bibbia insegna non come la vita dal non essere venga allessere; ma piuttosto i
modi in cui, venuta allessere, la vita debba essere vissuta."
C, a suo giudizio, un aspetto negativo nei fatti ricordati che si svolgono in laboratorio?
"Questo caso, come molti altri che avvengono nellambito della scienza e della tecnica, ha degli
effetti collaterali negativi che  ben difficile a priori prevedere. Ad esempio, noi sappiamo che la
clonazione  un atto antiumano. Ma un bimbo di cinque anni che guarisce non mi sembra che rientri nel
negativo. Le cellule staminali promettono risultati di grande portata terapeutica, la nostra morale a mio
giudizio non dovrebbe a priori negarne lo sviluppo. Sempre, per, nella giusta misura."
Bel quesito la "giusta misura". Anche perch chi la pu stabilire?
" il problema pi delicato per luomo di oggi. Infatti, ha prodotto cose non pensabili e non
immaginabili, ma ha continuato a far crescere solo le cose e non  stato capace di migliorarsi
spiritualmente e moralmente in parallelo."
S, professore, ma chi  quel giudice che stiamo cercando? Dove lo troveremo?
"Secondo me, dovrebbe essere quelluomo che riacquista lo spessore spirituale e morale che si
sta assottigliando sempre pi. Infatti, per molti oggi la scienza e la tecnica sono diventate religione."
Il che significa che scienza e tecnica decideranno secondo i loro bisogni le future scelte sulla
vita
"In effetti, la scienza ha gi introdotto, a partire da Bacone e poi in maniera sempre pi
accentuata, la seguente regola: se una cosa si pu fare, si deve in ogni caso fare, senza limitazioni."
Ma, allora, la scienza quando presenta un aspetto positivo (come nel nostro caso) pu anche
celarne uno negativo?
" questo il suo pericolo: fa credere luomo onnipotente. Curare un bambino  un atto
meraviglioso e di amore, ma manipolare la vita senza regole e oltre ogni misura, magari partendo dai
risultati raggiunti, pu trasformare quello splendido esito nel suo contrario."
Non le sembra che quel giudice che stiamo cercando e quei limiti che ci sfuggono si possano
ritrovare nella fede?
"Non ho dubbi. Il giudice chiamato in causa da lei non pu essere se non luomo stesso "che
cerca di fare ci che fa" nella dimensione delletica e nella ricerca del bene."
Professore, ci sono troppe etiche e alcune vogliono liberarsi di Dio
"Le posso rispondere con una frase di Emmanuel Lvinas: Certamente essa non  ci che si
chiama il piacevole, non  attraente, ma  il bene. Ci che  molto importante  e io posso sostenere
questo senza presentarmi come un santo   poter dire che luomo veramente uomo, derivato dai greci e
dalla Bibbia,  luomo che comprende la santit come il valore ultimo, come valore inattaccabile."
[9 settembre 2004]
IN QUEI MISTERI SI RITROVA LA FEDE
di Mario Porqueddu
"Nel segreto, nelle profezie affidate ai tre bambini, nel mistero, in tutto questo noi recuperiamo
la dimensione della fede come forma di conoscenza. Quella che ci appartiene, sulla quale si basa, come
diceva Agostino, l80 o il 90 per cento della nostra vita, e che abbiamo abbandonato per conoscere tutto
solo con la ragione. Ecco perch quei segreti, lungo tutto il XX secolo, hanno significato tanto per la
Chiesa e per i fedeli. Oltre che per il papa. Sa perch amo molto questo papa?"
Perch?
"Perch va alla verit attraverso le tre vie teorizzate da Hegel: larte e la bellezza; la fede e la
religione; la filosofia. Noi abbiamo perduto la capacit di affidarci alle prime due, dando sempre pi
peso a una ragione che  diventata tecnologica e specifica. E allora, di fronte a questi messaggi
profetici da un lato rimaniamo sconcertati e dallaltro avvertiamo di essere al cospetto di qualcosa di
fondamentale per noi."
Giovanni Reale, filosofo, parte da qui e cerca di spiegare il significato e il valore di ci che
viene chiamato segreto e profezia. Cita Hegel e Platone e pare voler suggerire che quei misteri
dovrebbero avere un senso anche per chi non crede.
"S, perch la fede  un modo di vivere e di guardare la realt, e la maggioranza delle cose che
facciamo sono basate su fede e fiducia: nelluomo; nel potere della medicina che prendiamo; nella
correttezza delle indicazioni che ci d la persona alla quale chiediamo la via."
Credere ai segreti di Fatima  forse meno immediato
"La difficolt  maggiore perch si tratta di profezie ed esiste un problema di linguaggio."
Quale?
"Le profezie parlano per immagini e le immagini sono allusive, non definitorie, poco specifiche.
Eppure"
Eppure?
"Ripensiamo al primo segreto: la visione dellinferno. Noi usciamo da un secolo che ha negato
linferno, che ha cercato di liberarsi di questo concetto antico, evidenziato meglio di tutti da Platone
che ce lo ha rivelato non con concetti, ma con un mito bello e complesso, quello del Fedone. Dicendo:
non credete che le cose stiano come le ho comunicate nel mito, ma sappiate che ci che vi racconto 
vero. Lo diceva Platone, il filosofo."
O Platone il poeta?
"Molti rimproverano a Platone di essere anche poeta. Proprio Hegel raccomandava di leggerlo
dove esprimeva concetti, sostenendo che quando interveniva il mito ci fosse una caduta. Io credo sia
vero il contrario. Luomo con la ragione comprende e vede molte cose, ma non tutto. Il tutto  oltre. E
ci sono altre vie per arrivare alla verit."
Allora proviamo a indicarle.
"Molti hanno pensato che la ragione dovesse trasformare la fede in concetti, perch luomo
vuole raggiungere la sapienza nel linguaggio, in concetti. Io credo che la follia di Dio sia pi sapiente
degli uomini. In questa ottica le visioni che hanno avuto i tre pastorelli assumono altro significato.
Langelo con la spada che incendia e distrugge, e che viene fermato; luomo della veste bianca"
Il papa si  identificato in quellimmagine.
"E ha potuto farlo in virt della sua dimensione umana. Io sto pubblicando i suoi scritti. Quando
sono andato a portargli le opere filosofiche mi ha detto: grazie, perch lei lascia le sue grandi cose
(Platone) per le mie piccole cose. Questuomo ha una dimensione umana che arriva a quella dei
pastorelli che hanno ricevuto le profezie: la semplicit, lumilt. Per questo ha saputo interpretare i
segreti."
[14 febbraio 2005]
MILANO NON PERDA MUTI
di Paolo Baldini
Si dice avvilito: "Questo  un pasticciaccio. Un assurdo tutti contro tutti. E di cos basso
profilo."
Si dice avvilito per la crisi della Scala e preoccupato che, alla fine, "possano prevalere, lo dico
con Platone, le anime inferiori."
Il filosofo Giovanni Reale, 74 anni, studioso del pensiero greco-latino e autore di un libro dal
titolo Larte di Riccardo Muti e la Musa platonica, ricorda gli anni da loggionista:
"De Sabata, Furtwngler, Abbado e Maria Callas: ero un ragazzo, fu una stagione stupenda." E
chiede limpegno "delle forze vive della citt" per superare limpasse. "Milano  molto cambiata. Mi
sembra una citt confusa. Che rischia di dimenticare le sue radici, la sua identit. Eppure, lo sento, ha le
energie per recuperare se stessa ed evitare il male peggiore: perdere Riccardo Muti."
La rivolta dellorchestra e il concerto "autogestito". Avrebbe mai immaginato uno scontro cos
duro?
"Mai. Temo che prevalgano logiche sindacali. Il desiderio della vita comoda. Mentre larte 
ispirazione, tormento, sacrificio. Muti lo sa: contrariamente allimmagine che si ha di lui,  un uomo
umile. E sensibile. Una volta mi ha detto: so che posso sbagliare, ma nei miei errori trovo la forza di
crescere."
Lo ha sentito recentemente?
"No. Penso che stia riflettendo. Ma voglio dargli un consiglio: pensi allarte, alla musica. Alla
Scala ha dato il meglio di s. Resti fuori dal gioco politico-sindacale."
Esiste un precedente di questa portata?
"Lo schiaffo che costrinse Arturo Toscanini a riparare negli Stati Uniti."
Quanto  importante Muti per la Scala?
"Con lui sono state raggiunte vette artistiche eccelse. Penso al recupero di Gluck, alle pagine
mozartiane, al Verdi e al Wagner rivisitati. E penso soprattutto alla qualit dellorchestra scaligera, per
molti aspetti oggi superiore anche ai Wiener."
Cosa pensa del ruolo di Albertini?
"Mi mancano i parametri per comprendere i politici. Il loro  un linguaggio ambivalente. Non
trovo chiarezza, verit."
E cosa dice del rapporto Muti-Fontana?
"Penso che lultima parte della gestione di Fontana sia stata improntata a unottica puramente
economica."
Invece
"Muti dice che la Scala devessere un faro."
Che cosa pensa della mediazione del prefetto?
"Spero che arrivi a una soluzione positiva. Se cos sar, potremo archiviare questa brutta
vicenda come un semplice incidente di percorso. Ma se questo non fosse sufficiente"
Dica, professore.
"Dovrebbe intervenire il capo dello Stato. Ciampi s, lui in persona. La Scala  un bene
nazionale."
Come si inquadra il caso Scala nella Milano di oggi?
"La Milano di oggi ha un difetto, che ne genera altri: d troppo peso ai dane. Diceva Socrate:
dalla ricchezza non viene la virt, ma la virt genera ogni ricchezza. I nostri giovani vogliono idee
forti, valori: questa Milano  davvero in grado di darglieli?"
[20 marzo 2005]
IL DIRITTO DI INTERVENIRE
di Gian Guido Vecchi
"Le dico solo che tempo fa stavo a un congresso di filosofia, si parlava di pensatori socratici
minori e ho nominato la parola Dio. Apriti cielo! Un collega salta su indignato e mi fa: tu non puoi
tirare in ballo Dio! Questa tua osservazione  mitica e antiscientifica, non da studioso! M toccato
sfogliare il testo originale greco e fargliela vedere, quella benedetta parola, o thes, manco me la fossi
inventata io."
Il filosofo cattolico Giovanni Reale, tra i massimi studiosi di Platone e del pensiero antico,
nonch curatore delle opere filosofiche e teologiche del papa, lo dice a mo di premessa:
"Viviamo in un tempo anticristiano e antireligioso, non s mai vista unepoca cos. Basta
vedere le reazioni alla posizione della Chiesa sui referendum, come se non fosse suo dovere parlare!"
Che fa, professore, si "inchina" ai vescovi come Andreotti?
"Be, no, per la verit no. Capisco il senatore Andreotti, ma credo che nel suo caso abbia parlato
luomo che  dentro la politica in toto. Sa, io sono pi dellidea che Cristo stesso ha detto: il mio regno
non  di questo mondo. E come uomo credente e libero, ho gi detto che la legge sulla fecondazione
assistita non mi piace e andrebbe modificata. Del resto non mi piace neanche il clima di scontro che si 
creato, non condivido n la tesi n lantitesi, e sto pensando di andare s a votare, ma mettere nellurna
una scheda bianca"
E lintervento del cardinale Ruini? Le pare, come hanno detto alcuni, uningerenza negli affari
dello Stato?
"Eh no, questo  un punto essenziale e bisogna essere chiari: il cardinale Ruini non solo ha il
diritto di intervenire, ma deve farlo! Lo stesso Giovanni Paolo II spiega nel suo ultimo libro che il
compito della Chiesa  fare anamnesi, memoria in senso forte, platonico: a me spetta di richiamarti alla
memoria le verit di Cristo. Poi sei tu che devi decidere cosa sia meglio fare, chiaro, bisogna proporre
senza dare limpressione di imporre. Ma quando la Chiesa parla alla plis compie di necessit la sua
natura, non pu non fare cos, altrimenti non sarebbe se stessa."
E sullindicazione specifica del non voto? Martinazzoli ha detto: oggi  pi coraggioso
obbedire
"Anche qui parla il politico. Se fosse una verit di fede, obbedirei a occhi chiusi. Per ripeto,
bisogna guardare allessenziale. Io ho paura che si ripetano gli stessi errori commessi con Galileo. Ma 
una questione delicatissima, e capisco bene la preoccupazione di Ruini e della Chiesa davanti a una
scienza che, in alcuni, tende a farsi un idolo assoluto e senza limiti."
Ma come si risolve il rapporto tra le leggi dello Stato che valgono per tutti e i valori individuali?
"Guardi, la Chiesa dice ci che Platone diceva nella Repubblica: bada che la libert  una cosa
grandiosa ma se non ha riferimento a valori diventa una licenza nella quale ciascuno fa ci che vuole. E
cos, alla fine, la plis muore: i valori sono le mura della citt, se vengono a mancare la democrazia
diventa demagogia e dalla demagogia si passa prima o poi allassolutismo."
Che fine fa la laicit dello Stato?
"La laicit di una plis che non voglia distruggersi non viene intaccata. Un sociologo non
credente come Zygmunt Bauman ha scritto: noi ormai abbiamo tutte le libert, ma non avevamo
previsto che la libert ci sarebbe arrivata con il cartellino del prezzo, ed  un prezzo salato. Non 
chiaro in che cosa si debba o non debba credere e la nostra esistenza si riduce a un Risikoleben, una vita
a rischio. Non si dice forse che i ragazzi non hanno valori di riferimento ma solo il vuoto? Mancano le
mura."
E allora?
"E allora comprendo che qualcuno possa pensare: lEuropa del futuro sar post-cristiana. Ma
questo non autorizza nessuno a negare che, se lEuropa  esistita ed esiste oggi,  perch c stato il
cristianesimo.  stato il cristianesimo il collante che ha assorbito i filoni greco e romano, la tradizione
ebraica, tutto ci che fonda la nostra civilt. Senza il cristianesimo non si pu capire larte, la
letteratura, la musica. Non potrebbero esistere neppure Voltaire o Nietzsche, spiegava Eliot, senn cosa
avrebbero criticato?"
Crede sia colpa della cultura laica?
"No, i laici lo sanno. Ricordo un bellissimo articolo di Angelo Panebianco che sul Corriere
spiegava come, in nome dei suoi nuovi pregiudizi, lEuropa sia arrivata a fingere dessere nata ieri e
abbia cancellato dalla sua Carta una storia bimillenaria.  importante che un giornale laico e un
intellettuale laico lo abbiano scritto. Perch qui non si tratta della cultura laica, ma di una forma
dintegralismo laicista che ha messo in atto una vera damnatio memoriae del cristianesimo, della
tradizione e della stessa religiosit."
Ma perch?
"Perch svela il vuoto, mette in crisi il nichilismo che oggi si presenta mascherato da
relativismo. Ma lo sa che in alcune scuole non si legge pi Dante? Non c mai stato un integralismo
cos acceso, addirittura aggressivo contro il cristianesimo. Parlo anche per esperienza personale:
dalledizione tedesca del mio libro sulle Radici culturali e spirituali dellEuropa, hanno tagliato
lavvertenza che ho aggiunto dopo il voto sulla Costituzione europea, parlavo dellincompetenza di
chi laveva scritta, dico, si sono dimenticati pure la rivoluzione scientifica Ma a quanto pare non
sono ammesse critiche, in Germania! Si rende conto?"
Lei come vede lEuropa del futuro?
"Oggi  Venerd Santo e io, da credente, vedo in ci che accade la sofferenza continua di Cristo
messo in croce. Cos, se la Chiesa parla, si grida allo scandalo. Per ho fiducia che nel relativismo
imperante fiorisca pure la forza che ci pu salvare. Come diceva Hlderlin:  vicino ma difficile da
afferrare il Dio; dove per  il rischio, cresce anche ci che salva."
[26 marzo 2005]
FERMIAMO IL DECLINO DELLA CULTURA
di Armando Torno
La Milanesiana, che si inaugurer il prossimo 24 giugno al Teatro Dal Verme di Milano, 
diventata in questi ultimi tempi una delle rassegne pi significative della cultura. In un paese come il
nostro, che ha superato i 1500 premi letterari (senza contare quelli che navigano su Internet) e dove i
convegni sono il pi delle volte soltanto noiose esercitazioni accademiche, questa serie di incontri si 
imposta per la qualit degli argomenti trattati e per lelevato livello dei protagonisti, tra i quali non
mancano mai premi Nobel. Il primo appuntamento questanno sar con il maestro Riccardo Muti e il
filosofo Giovanni Reale. Chi scrive ha rivolto loro in anteprima alcune domande, che non saranno
quelle riservate allincontro, ma che rappresentano un prologo a esso.
Abbiamo cominciato con Muti, con una richiesta quasi irriverente:
Maestro, che significato ha per lei la musica?
" stata  ci ha risposto con un sorriso  la mia vita. Ha occupato i miei giorni da quando avevo
sette anni e non ricordo ora in cui non fosse presente, anche durante il riposo, quando si  trasformata
in riflessione.  stata cibo, ricerca, spirito, metafisica, realt. Nella vita non so fare che il musicista."
E dopo una pausa che solo un grande della bacchetta sa mettere tra le parole:
"Mi sono chiesto molte volte che cosa sia la musica in s. E sovente ho cercato di convincere
me stesso che essa  una sinfonia universale, di cui il cosmo  permeato. Fantasticando ho sempre
creduto che esista un orecchio gigante che la ascolti e che abbia le possibilit del creatore di sentire i
suoni dei mondi che ruotano, che corrono nellinfinito dello spazio. Dai pitagorici sappiamo che questa
musica  impossibile udirla. Ma ho sempre sognato che il pulviscolo sonoro che cade sulla terra, frutto
delleterna danza delle sfere celesti, possa trapassare il nostro pianeta, noi stessi, entrare nellanima,
renderla feconda. Ecco, Mozart  stato pi di ogni altro benedetto da questa materia misteriosa e
sublime."
Ci accorgiamo di aver invaso lo spazio di Giovanni Reale, uno degli studiosi del pensiero antico
pi noti al mondo. Ma egli non se ne adonta, anzi. Le sue parole sono un proseguimento del discorso:
"I greci con la musica coglievano lessenza delle cose. Platone immagina che lanima sia stata creata
mediante gli accordi musicali. Dir di pi: in un papiro di Ercolano, finalmente interpretato con
correttezza, si racconta che questo grande filosofo sul letto di morte avesse accanto a s una suonatrice
di flauto e un cantore di arie terapeutiche, con le quali allora si leniva il dolore. Questultimo sbagli
intonazione e Platone, seppur febbricitante e ormai alla fine, lo ferm. Anche per questo credo che la
musica possa aiutare la societ."
Giunti a questo punto, inevitabilmente, scatta una domanda sul valore della cultura. Allinizio di
un millennio crediamo che non sia ancora una questione oziosa. Risponde Muti:
"Temo che quella umanistica, indispensabile per salvare lintelligenza, stia diventando sempre
pi materia per un circolo di eletti, un argomento che sta racchiudendosi in se stesso, qualcosa
insomma per addetti ai lavori. Nei paesi civili,  vero, tutti possono comperare libri, andare ai concerti,
visitare musei, ma le grandi risorse vengono sempre pi messe a disposizione del divertimento senza
pensiero. La televisione non si interessa che in rare eccezioni agli avvenimenti culturali; i concerti
sono pressoch spariti, le rare opere liriche sono trasmesse a notte fonda. Tutte le energie vengono
impegnate per iniziative che poi si rivelano vuote. Sembra quasi che la gente non abbia pi voglia di
pensare, ma se ci corrispondesse al vero significherebbe che siamo ormai in decadenza."
Reale ricorre a un pensatore orientale per proseguire il discorso: "Tutti capiscono lutilit di ci
che  utile, ma nessuno capisce lutilit di ci che  inutile."
Anchegli, dopo questa sentenza, fa una pausa e aggiunge: "Certo,  una provocazione, ma una
societ non pu vivere senza cultura, perch essa risponde a quei bisogni di fondo che emergono
nelluomo quando ha risolto i suoi problemi fisici. Durante la guerra, quando ero giovane e cera
pochissimo da mangiare, una signora in un rifugio chiese se era possibile ascoltare della musica per
poter dimenticare, almeno per un momento, le sofferenze, la paura. Credo che la cultura non soltanto
migliori la societ, ma le dia un senso."
Non resistiamo. E allora chiediamo a Muti e a Reale che cosa pensano della scuola, delle
riforme, di quanto sta succedendo nella nostra istruzione.
Il maestro ci confida: "So che il latino lo leggono sempre meno persone: brutto segno. So che la
parola sacrificio si accompagna ormai raramente allo studio: altro brutto segno. Leggevo che un
orchestrale negli USA si  lamentato del fatto che ha dovuto utilizzare 6400 volte le dita per eseguire
una sinfonia di Mahler. Ma cosa avrebbe dovuto calcolare un pianista come Arturo Benedetti
Michelangeli, del quale  da poco trascorso il decimo anniversario della scomparsa, che rimaneva
anche quindici ore su un passo di Chopin o di Liszt? Mettere il calcolo in ogni attivit spirituale
significa, lo ripeto, decadenza. Per questo mi sembra che la scuola stia cercando di informare pi che di
formare. Inoltre cercare di equiparare i conservatori alle universit o moltiplicare le categorie dei licei
sono provvedimenti che vanno alla ricerca delle cornici e non della sostanza."
Reale, che  stato tra i saggi del ministro Luigi Berlinguer, sottolinea: "Vedo una situazione
disastrosa nella scuola, non perch sono severo, ma perch trovo in questa fase di riforma i fondamenti
dellerrore, vale a dire di quel paradigma tecnologico scientifico che si  fatto modello. Favorire questo
aspetto equivale a una forma di integralismo, di imperialismo mentale che umilia la ragione. Da qui
nascono i grandi mali dello spirito: per questo la societ si ammala e perde di vista i valori veri."
Alla fine del nostro incontro rivolgiamo ai due interlocutori una domanda riguardante Milano. 
la citt che ci ospita e che entrambi conoscono bene. Siamo convinti che non stia passando momenti
fulgidi.
Muti ci offre una risposta venata di ironia. Con fare scherzoso, con un sorriso: "Non posso che
ripetere quanto dissi lanno scorso, ovvero che Milano ha nel suo nome due note (mi, la) e una
negazione (no). Ora, in musica per fare un accordo  necessaria la sovrapposizione di tre note, e questa
citt manca dellultima di esse, della terza. Per questo forse si  messa alla ricerca di quel benedetto
accordo. Chiss Comunque, sia chiaro che la ammiro per la sua storia e per le sue potenzialit."
Reale entra pi nei particolari. Gli lasciamo la parola: "A Milano sta succedendo qualcosa di
preoccupante,  come se questa metropoli fosse stata colpita da un male che non fa pi comprendere i
valori delle persone e delle cose. Forse perch  troppo concentrata sullutile e sullimmediato e ha
smesso di essere  lo dico nel senso greco del termine  una chiacchierona. Insomma, sembra che non
riesca pi a parlare, a dialogare. E poi ha perso occasioni uniche. Dinanzi a Muti, senza
circonlocuzioni, vorrei ricordare il New York Times, che ha denunciato come un fatto gravissimo
quanto  successo alla Scala. Ecco, se Milano  il laboratorio morale dItalia, dobbiamo rattristarci,
perch qui  accaduto un fatto dannoso per la nostra cultura e per il prestigio nazionale. Certo, occorre
avere fiducia, Milano non pu essere soltanto questa"
Che aggiungere? Sentiremo il maestro e il filosofo dal vivo, in un dialogo che inaugurer un
momento culturale importante. Per la sua buona riuscita, inviamo loro una sentenza tratta dalle
Institutiones oratoriae di Quintiliano: "Pectus est enim quod disertos facit." " infatti il cuore che
rende eloquenti."
[19 giugno 2005]
LA CHIESA HA IL DOVERE DI INDICARE IL CAMMINO
di Dino Messina
No ai preti gay a meno che non abbiano dato prova di essere casti per almeno tre anni,
comunione vietata ai politici abortisti e divorzisti. Cosa pensa di questa virata della Chiesa cattolica
Giovanni Reale, uno dei maggiori esperti mondiali di Platone, autore per Bompiani di una storia del
pensiero greco-romano in dieci volumi ma anche curatore delle opere di Giovanni Paolo II? Non
aspettatevi risposte nette da questo studioso che ritiene il "filosofo" Ratzinger il miglior successore del
"poeta" Wojty?a. Un cattolico che non ama le etichette e non ha problemi a confessare che oggi
voterebbe per Prodi e la Margherita, ma tuttavia ritiene, al pari del sociologo Achille Ardig, il cui
intervento sul "Foglio"  stato commentato ieri dal nostro Alberto Melloni, "che con unimpostazione
politica non si d risposte a temi molto pi ampi."
In che senso, professore?
"Ci troviamo di fronte a un riduzionismo che la Chiesa, per sua natura metapolitica, non pu
accettare. Il messaggio di Cristo non pu rientrare in categorie politiche. La Chiesa ha il dovere di dire
quel che va contro il cristianesimo, guai se tacesse. Per deve parlare sempre in modo propositivo, mai
impositivo."
Le sembra propositivo condannare i preti gay?
"Guardi che la Chiesa non condanna gli omosessuali, semplicemente dice che se hai quella
tendenza non puoi portare il messaggio di Cristo. La Chiesa non condanna il sentire ma
lacconsentire. Glielo spiego con un esempio facile: se passi davanti a una gioielleria e desideri rubare
un anello ma non lo fai non puoi essere considerato un ladro."
Lei condivide quindi un modello di societ repressiva?
"La Chiesa  discutibile se sanziona ma non si pu negarle il diritto di dire ci che cristiano non
. Non si pu toglierle la funzione di indicare il cammino in una societ come la nostra che sta vivendo
il fallimento del modello illuminista."
Cosa centra lIlluminismo?
"Centra, eccome. Una volta lormai centenario filosofo Gadamer mi confess: ci che mi
colpisce nei giovani oggi  il predominio dello scetticismo, del nichilismo. Io aggiungo: della
mancanza di prospettiva cui porta unimpostazione di vita che ha come parola dordine godersela. 
una prospettiva animalesca, una mancanza di valori che deriva anche dalla sconfitta della scienza e
della tecnica che non sanno dare pi risposte ai bisogni delluomo e soprattutto dei giovani."
Ma rispondendo in maniera radicale a questa crisi di valori la Chiesa non si allontana di pi
dalla societ?
"Guardi che oggi il fondamentalismo pi pericoloso  quello laicista. Attenzione, non ho detto
laico ma laicista, cos come non condanno Freud ma il freudismo di chi crede che la soluzione dei
problemi stia semplicemente nellabbandono delle inibizioni. Perch la Chiesa non dovrebbe
contrastare questa deriva?"
[8 ottobre 2005]
RATZINGER  LA CONTINUIT PI PERFETTA DI WOJTY?A
di Gian Guido Vecchi
"Illustre professore, le sono riconoscente per aver sottolineato come proprio lamore sia la
sintesi  nellessere e nellesprimersi  di ci che luomo cerca sulle vie della creazione artistica e su
quelle della riflessione razionale. Del resto Dio  amore, osserva lapostolo Giovanni"
Giovanni Reale, tra i massimi studiosi al mondo di filosofia antica, probabilmente il pi grande
esperto di Platone in circolazione, ha curato anche la pubblicazione dellopera omnia filosofica e
poetica di Karol Wojty?a, cui ha dedicato il libro Un pellegrino dellassoluto.
Ora solleva lo sguardo dalla lettera che Giovanni Paolo II gli scrisse il 6 gennaio 2002 e
sorride,"Dio  amore, le ricorda niente?"
Deus caritas est, la prima enciclica di Benedetto XVI
"Questo  il punto: molti cercano le differenze, io mostro le identit. Quello aveva uno
straordinario talento comunicativo, questo  pi un pensatore, ma le cose che dicono sono le stesse.
Ratzinger  la continuit pi perfetta di Wojty?a."
Ma non c, come notava Messori, una differenza di stile tra i due?
"Vero. Ma quella  la forma, non la sostanza. E la forma non si identifica mai con la sostanza,
non ne cambia la portata e la consistenza."
Cominciamo dalla sostanza di papa Giovanni Paolo II
"Fin da quando presentai il suo capolavoro, Persona e atto, sono partito da un concetto
ermeneutico: quando un autore ha un pensiero vero, ha un centro. Come diceva Bergson: ogni grande
filosofo ha avuto una sola idea e il resto le gira intorno. Ecco: il pensiero di Wojty?a gravita su tre temi
che poi si incentrano su uno solo."
E quali sono?
"Primo: luomo  persona, concetto oggi perduto e sostituito da quello illuminista di individuo.
Secondo: lamore donativo. Terzo: il senso della sofferenza e della morte. La persona, anzitutto:
significa che lio non  mai un vero io se non ha in s la traccia del tu. Lindividuo, chiuso in se
stesso, cancella proprio la dinamica io-tu, lapertura allaltro: lamore che si dona, appunto.  un
pensiero essenzialmente cristiano: la persona non c prima di un colloquio con Dio. Il capolavoro in
questo senso sono le Confessioni di Agostino,  l che nasce il concetto di persona: io parlo con Dio,
Lui mi risponde. Del resto, Benedetto XVI apre la sua enciclica dicendo che allinizio dellessere
cristiano c lincontro con un avvenimento, con la Persona di Cristo"
La famosa radice agostiniana e quindi "platonica" di Ratzinger?
"Che c anche in Wojty?a, per. Certo, lui come formazione era un tomista, e una volta mi
disse: apprezzo il suo Platone, per io preferisco Aristotele! Spiegava che quandera stanco si riposava
leggendo la Metafisica, la portava sempre con s. Per lidea di persona  centrale. Da Agostino prende
il bellissimo concetto dellamore come pondus meum, il mio peso, la mia consistenza ontologica, senza
la quale non sono nulla. C una cosa che i mass media da anni non riescono a capire"
Ovvero?
"Tu sei una persona se hai solidariet essenziale nei confronti degli altri: so-li-dar-no??!  di
qui che ha preso il via la rivoluzione. Lui  stato operaio, mi raccontava che quando frequentava il
seminario clandestino i suoi compagni in fabbrica gli dicevano: vai, vai, che lavoriamo noi al tuo posto.
Questo  rivoluzionario, Jaruzelski lo hanno sistemato cos: la solidariet vuole la forza della dolcezza
e non la violenza del modello francese. La persona non  lindividuo."
Parlava di continuit. Ma ci sono novit nellenciclica di Benedetto XVI?
"Altroch. Qui si parla di due paradigmi dellamore, espressi dalle parole greche eros e agape:
eros  acquisitivo, vuole sempre di pi e di meglio; agape al contrario  donativo, va sempre pi in
basso per tirare su. Ma Ratzinger introduce un terzo paradigma, la tesi centrale  questa: logos, la
ragione primordiale,  al contempo un amante con tutta la passione del vero amore. In questo modo
leros  nobilitato al massimo, ma contemporaneamente cos purificato da fondersi con lagape.  una
rivoluzione, e mi sa che non lhanno ancora capita. Come la scala di Giacobbe: se tu non sali non puoi
scendere, e viceversa. Allinterno dellamore che si dona  incluso e trasfigurato eros: Benedetto XVI
sta dicendo che lamore  ununica realt!"
Il tema  platonico
"S, ma qui interviene la sofferenza. Platone diceva che lamore  tanto pi grande quanto pi
grande  loggetto che ami. Certo, i greci sono maestri nel pensare la sofferenza, in questo senso il
primo capolavoro  lOdissea, il dolore del ritorno. Per Eschilo diceva: Zeus ha stabilito una legge, il
pathei mathos, tu uomo imparerai attraverso il dolore. Il Dio cristiano fa il contrario, Cristo crocifisso
assume su di s tutte le sofferenze. Cos nel cristianesimo lamore  inversamente proporzionale alla
grandezza del suo oggetto: luomo, il sofferente, il bisognoso. In Platone non poteva esserci. Per c
gi il senso dellascendere e del discendere: nella Repubblica dice che il filosofo esce dalla caverna per
contemplare il Bene, ma poi deve rientrare, per liberare gli altri. Anche a costo di fare la fine di
Socrate."
Non sono temi semplici, per lenciclica di Benedetto XVI sta vendendo milioni di copie. La
stupisce?
"Per nulla. Vede, oggi lamore  dissacrato e la gente ne cerca unidea meno banale. Una
trentina danni fa il dialogo di Platone pi venduto in Occidente era il Fedone, sa qual  oggi? Il
Simposio. E, subito dopo, il Fedro. Le due opere platoniche che parlano dellamore"
Che direbbe a chi insiste sulle differenze tra i due pontefici?
"Ho sempre prediletto il Wojty?a poeta, penso al Trittico romano che presentai tre anni fa
proprio con lallora cardinale Ratzinger. Alla fine della meditazione alla soglia della Cappella Sistina,
davanti al Cristo di Michelangelo, sembra intravedere il conclave dopo la sua morte: Tu che penetri
tutto  indica! Lui additer Penso che Wojty?a avrebbe scelto questo papa. Anzi, probabilmente lo ha
indicato al buon Dio."
[3 aprile 2006]
UNA LIBERT SENZA FRENI  DANNOSA
di Mario Porqueddu
Professor Giovanni Reale, che confini pu o deve avere la libert?
"Rispondo da filosofo. Platone ha detto che la libert, quando non ha freni, diventa licenza. E io
sono daccordo."
Quali dovrebbero essere questi freni?
"Valori. Valori sui quali questa libert si fonda. Perch altrimenti, e anche questo  descritto da
Platone, una libert ex lege, che procede senza autocontrolli, si svuota di se stessa, si capovolge nel suo
contrario e porta a forme di assolutismo."
In questo caso, una corte olandese ribadisce che la libert di associazione e di espressione vale
per tutti e quindi anche per i promotori del partito politico che vorrebbe vedere ridotta a 12 anni let
minima per avere rapporti sessuali. A meno che le attivit di queste persone o di questo partito non
mettano a repentaglio lordine pubblico.
"A me sembra una risposta solo formale. Dal punto di vista filosofico quella del giudice  una
fuga."
Il giudice afferma che spetta agli elettori dare un giudizio sugli argomenti dei partiti. Non 
cos?
"Io dico che noi potremo darci le leggi migliori e le migliori costituzioni possibili, ma nessuna
norma o nessuna carta pu creare una societ civile. Al limite  vero il contrario. E comunque, anche
cos, il nostro problema rimane, viene soltanto messo fra parentesi."
Ma chi deve affrontarlo questo problema? Il giudice? Il filosofo? A chi si rivolge lei?
"A ogni singolo uomo. Invitando tutti a riflettere su cosa sia la libert."
La sua risposta?
"Secondo me non pu che essere un confronto, una scelta fra valori. Poi penso a quello che ha
scritto un pensatore contemporaneo come Zygmunt Bauman."
E cio?
"I nostri antenati, ha ricordato, si sarebbero sognati quello che ci sta capitando, perch per noi
tutto  lecito. Ma noi, che godiamo di questa enorme libert, siamo confusi: non sappiamo pi cosa
desiderare. Se penso a queste persone in Olanda vedo realizzarsi il verso di Dante su Semiramide che
libito f licito in sua legge. Molti uomini oggi tendono a legittimare tutto con questo spirito: fanno
diventare lecito ci che a loro piace.  il frutto di una forma di male nella quale siamo caduti: si chiama
nichilismo. Non crediamo pi nelle verit e nei valori. O se volete, possiamo chiamarlo relativismo,
che non  guardare a valori diversi, ma a tanti dis-valori o non-valori. In tutti e due i casi, non c vera
libert. Perch  assente il rapporto fra valori e la scelta fra questi."
Eppure, la sentenza olandese parte proprio dal rispetto di libert fondamentali.
"Nel difendere la libert, occorre valutare anche se il rispetto per posizioni e idee diverse non
porti a conseguenze pericolose per la societ. Quindi per tutti."
Dunque?
"Abbiamo bisogno di una rinascita: la rinascita delluomo europeo. Va recuperato il senso dei
valori. E anche i diritti degli altri vanno recuperati in base a valori condivisi."
[19 luglio 2006]
RELIGIONE E FANATISMO
di Paolo Di Stefano
Fondamentalismo e identit cristiana: dov il confine? In che modo la seconda si pu affermare
senza rischiare di diventare fanatismo? Sono le domande che possono scaturire dal discorso che papa
Ratzinger ha tenuto a Ratisbona. Questioni che finiscono per coinvolgere un Occidente malato,
secondo Benedetto XVI, di relativismo e di nichilismo e una civilt, come la nostra, che ha evidenti
difficolt a dialogare con lIslam. Tutte domande su cui riflette da tempo un filosofo come Giovanni
Reale, che insegna allUniversit San Raffaele di Milano e il cui pensiero coniuga la saggezza degli
antichi greci con la fede cristiana.
Professore, si pu individuare un confine tra identit religiosa e fanatismo?
"Il fanatismo  una forma di integralismo,  il tentativo di trasformare una realt religiosa in
realt sociopolitica. Recentemente un islamico mi ha detto: io a casa sua posso fare quel che voglio
perch c democrazia, lei a casa mia non pu perch da noi c teocrazia. Ecco, laddove il rapporto
con Dio  ristretto al livello umano, politico appunto, c fondamentalismo. Dio ha detto: il mio regno
non  di questo mondo. Per il fanatismo non  un concetto solo religioso, si nasconde anche in certe
forme estremistiche di illuminismo e di razionalismo."
Quando Ratzinger accusa la nostra cultura illuministica di considerare superflua la presenza di
Dio, allude a questaltra forma di fanatismo?
"Il fatto  che  molto difficile un colloquio dellOccidente con le altre religioni se lOccidente
non parla pi di Dio, e se quando non lo nega lo tace. Sa cosa diceva Heidegger? Diceva che per
parlare del sacro devi averne esperienza, altrimenti gi le mani dalla religione. In effetti, sarebbe come
per un cieco parlare della luce o per un sordo parlare della bellezza dei suoni. La base di un colloquio
non pu esserci se una delle parti non conosce o nega la cosa di cui si vuol parlare. Noi possiamo
dialogare con lIslam solo se sentiamo il concetto di Dio. Possiamo capire il diverso da noi solo a
condizione che abbiamo unidentit, una communio idiomatum. La nostra societ non ha punti di
riferimento condivisi, per questo molti figli di islamici si riconvertono alla religione dei loro padri."
A proposito di conversione, Benedetto XVI dice che "la conversione mediante violenza da parte
dellIslam  contraria alla natura di Dio." Ma anche la Chiesa cattolica lha praticata, in passato
"Quando c violenza, lidentit religiosa si trasforma in fanatismo. La Chiesa ne ha avuta
esperienza ogni qual volta, sbagliando, si  sposata con la politica. Al tempo delle crociate, per
esempio. Ci sono diversi casi, nella storia, di scivolamento del cristianesimo nella mondanizzazione.
Lenciclica Fides et ratio fu ispirata in alcuni punti-chiave dal cardinale Ratzinger. Diceva due cose
potenti: la Chiesa non ha una sua filosofia; la fede  metaculturale, non pu essere rinchiusa o
incatenata in nessuna cultura o dottrina politica."
La conversione comprende anche il concetto di logos di cui parla Ratzinger?
"Conversione non  un concetto cristiano. Lha creato Platone parlando del mito della Caverna,
dove vedi solo buio e per guardare la luce, il sole, la verit devi girarti tutto intero, convertirti appunto.
La conversione, come dice il papa, non va imposta con la violenza ma si pu realizzare solo con la
parola, con il logos. La metafora della conversione  stata assunta dal cristianesimo per esprimere il
concetto del cambiare-modo-di-pensare. Il vero vincere  convincere con la parola (e quindi con il
logos nel senso forte). Ecco: qui sta la differenza tra fondamentalismo e identit religiosa. Ma il dialogo
oggi si  molto perduto anche da noi. Il trionfo del mercato e della scienza ci costringe a guardare solo
il fondo della caverna."
[13 settembre 2006]
LUOMO EUROPEO  NATO A MILANO
di Gian Guido Vecchi
"Ci che dice il cardinale  giustissimo. LEuropa, la nostra idea di cittadinanza,  nata da
queste parole."
Quali, professore?
"O ethos anthropos, luomo interiore di Platone che fonda anche il buon cittadino. Tutto nasce
da l: ritorna in te stesso, l abita la verit. E chi ha messo in moto loperazione e ne ha fatto un asse
portante della cultura europea e occidentale, come dice Maria Zambrano,  stato senza dubbio Agostino
con Le confessioni"
Il filosofo Giovanni Reale, uno dei massimi studiosi al mondo di Platone e del pensiero antico,
sorride. Anche perch un luogo e una data di nascita si possono indicare: Milano, vigilia di Pasqua
dellanno 387, il genio nordafricano di Tagaste viene battezzato da Ambrogio, il vescovo arrivato dalla
Germania. Lincontro, la svolta che santAgostino racconter nel suo capolavoro.
"Eh s, potremmo dire che luomo europeo  nato qui.  bello ricordarlo, a Milano, nel giorno
di santAmbrogio"
A prima vista pare strano: alla citt che rischia di perdere se stessa, la sua anima, larcivescovo
indica la "valenza civile dellinteriorit
"Vede, lo spiegava Platone nella Repubblica: studio lo Stato ideale per capire meglio luomo.
Lo Stato, per cos dire, sei tu stesso ingrandito. La vicenda politica, i nostri governi, sono una nostra
emanazione. Nel IX libro dice addirittura: pu essere che questo Stato non ci sia da nessuna parte, per
almeno in un luogo c, nella tua anima: comincia a vivere la polis, la citt ideale, dentro di te"
Ma in che modo tutto questo pu risolvere il problema di una citt polverizzata in individui e
gruppi isolati e chiusi?
"Dicevo che lopera rivoluzionaria che ha fatto lEuropa sono Le confessioni. Ma la confessione
cos, se non un rapporto con laltro? Il cardinale Tettamanzi richiama il concetto, oggi dimenticato, di
persona. Il cittadino  una persona. E la persona non  tale, non  un io, se non ha un rapporto con il
tu, con laltro. Anzi, il rapporto  triangolare: con il tu minuscolo e con un altro Tu, quello
maiuscolo"
Eppure la citt rischia di dividersi nella contrapposizione di identit
"Come dice Benedetto XVI, il male oggi  il relativismo. Gli stranieri arrivano da noi e trovano
il nulla, tutto vale alla stessa maniera perch tutto vale niente. Su questa base, senza identit, come 
possibile confrontarsi?"
E con una identit forte, come  possibile farlo senza scontrarsi?
"Come dice il cardinale Tettamanzi, unidentit che non si apre allaltro non  una identit
autentica. Lidentit  una costruzione, come lamore non  mai stabile, e si conquista con il confronto
continuo con laltro."
Ultima cosa: che ne dice delle periferie?
"Guardi, a parte quelle metaforiche, basta vedere le periferie reali: costruite nel disordine, anche
strutturale, in base alla sola idea di funzionalit. Pure a questo bisogna pensare: luomo, luomo
interiore, ha bisogno della bellezza"
[7 dicembre 2006]
DIO NON CI CHIEDE DI VIVERE OSTAGGI DI UNA MACCHINA
di Gian Guido Vecchi
Socrate, condannato a morte,  in carcere ad Atene e riceve per lultima volta gli amici, si
prepara a bere il pharmacon che lo uccider e prima ancora, con limmagine della "seconda
navigazione", ad aprire allOccidente la dimensione del sovrasensibile, "la Magna Charta della
metafisica occidentale", dice il filosofo Giovanni Reale.  un momento chiave della nostra cultura, il
Fedone, uno dei capolavori di Platone. Nellopera Socrate  sereno, "quelli che si dedicano rettamente
alla filosofia non si occupano che di morire ed essere morti".
Reale  tra i massimi studiosi al mondo del filosofo greco e del pensiero antico e non ha
bisogno di leggere il dialogo, cita a memoria.
"Ma la morte di cui parla Platone  unaltra cosa: fuggire al male del mondo verso la vera vita.
Pochi lo notano, ma  proprio lui il primo filosofo a sostenere la sacralit della vita e limpossibilit di
toglierla anche a se stessi." Profondamente credente, il filosofo cui Karol Wojty?a affid i suoi scritti
non pu accettare n il suicidio n leutanasia: "Platone dice che solo un folle potrebbe pensare di
fuggire dal padrone buono, tu non ti sei data la vita e solo il dio pu decidere quando togliertela. E chi
crede in Dio sa che la vita  un dono e va vissuta fino in fondo."
Quindi, professore, lei rifiuterebbe la richiesta di Welby?
"No, niente affatto. Io capisco e rispetto ci che dice Welby. Il suo  un caso particolare reso
possibile dalla prepotenza scientistica e tecnologica, dal dramma del rapporto uomo-tecnica messo in
luce da Heidegger e Severino. Qui il problema : posso io vivere ostaggio di una macchina? Ha senso?
Dio mi chiede questo? No, non ho dubbi: Dio non chiede questo."
Ma se la vita  sacra, come si pu acconsentire a staccare la spina?
"Vede, bisogna stare molto attenti: sotto le nobili intenzioni di prolungare la vita con le
tecnologie oggi disponibili, pu nascondersi linsidia di un pensiero che fa delluomo un ostaggio della
tecnica. Di conseguenza dobbiamo guardarci dal pericolo di trasferire lidea di sacralit, per cos dire,
di trasformare la sacralit dalla vita nella sacralit della tecnica, fino a fare della tecnica quasi un dio
che dice: alzati e cammina."
Ed  questo che prevale?
"Un presupposto che trovo in molte risposte sul caso di Piergiorgio Welby, non formulato ma
implicito,  questo: lonnipotenza della tecnologia implica che, se una cosa  fattibile, la si debba fare
in ogni caso. Bisogna prolungare la vita a tutti i costi proprio perch si pu fare!"
Lei dice che Dio non lo chiede. Per c chi, anche per fede, accetta condizioni simili
"Se una persona, credente o meno, vuole rinviare la propria morte indefinitamente va bene, ci
mancherebbe,  una sua scelta. Per nessuno, magari in nome di Dio, pu dire a un altro: te lo
impongo. Ciascuno, se lucido, ha il diritto di decidere. E un cristiano pu affermare: il buon Dio non mi
ha detto che devo vivere attaccato a una macchina, ma di vivere finch la phsis, la natura che ti ho
dato lo permette."
Welby parla di carcere
"Quando uno vive attaccato a una macchina,  lui che vive o  la macchina a vivere per lui? Di
pi: non  forse ridotto ad essere un suddito della macchina? Che uomo  questo? Personalmente
arriverei a dire: la sacralit della sua vita gli chiede di dipendere dalla macchina o di dire no?"
Ma latto di "staccare" d la morte: non  eutanasia, in sostanza?
"No, non lo . Chi dice di non volere la macchina non d la morte a se stesso n chiede di farlo,
semplicemente accetta la morte inevitabile. Rifiuta laccanimento. Pensa: non voglio procurarmi la
morte ma accetto di non poterla impedire. E questa  saggezza."
Abbiamo paura di pensare alla morte?
"Eh, s. C un secondo presupposto dietro i no a Welby: loccultamento e la rimozione della
morte. Nellultima intervista che feci a Hans-Georg Gadamer si parlava proprio di questo e lui mi
disse: la scienza illuministica non ha una risposta da dare al problema della morte, solo i linguaggi
religiosi rispondono, ad esempio limmortalit del pensiero greco o la resurrezione cristiana."
E come spiega la posizione della Chiesa?
"Nel Dialogo sulla vita con il cardinale Martini, il professor Ignazio Marino citava il
Catechismo: Linterruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate
rispetto ai risultati attesi pu essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia allaccanimento terapeutico.
Non si vuole cos procurare la morte: si accetta di non poterla impedire Il problema suscitato da
Welby  cos forte e vero da imporre di riflettere su che cosa  davvero laccanimento."
Ma un fedele non devessere pronto a portare la propria Croce?
"Ges ha preso la sofferenza su di s e il cristiano deve attraversare sulla Croce il gran mare
della vita, diceva Agostino. Il mare della vita: fino alla morte. Ecco:  pi cristiano chi accetta la morte
o quello che, credendo di esserlo, gli impone il carcere duna macchina?"
[11 dicembre 2006]
LA SALVEZZA  PER CHI ACCETTA CRISTO
di Giulia Ziino
Salvezza per molti, ma non per tutti? Secondo il filosofo cattolico Giovanni Reale non  poi
unidea cos lontana dalla tradizione cristiana.
Professor Reale, dietro la motivazione linguistica nella scelta di papa Ratzinger c anche una
ragione teologica?
"Prima di tutto,  bene precisare che, nel contesto biblico, la parola molti ricopre la stessa area
semantica del termine tutti, dunque, la scelta di Benedetto XVI  corretta dal punto di vista filologico
e non tradisce lo spirito del testo."
 vero, per, che in italiano "molti" non  uguale a "tutti"
"S, e forse la decisione di modificare la formula liturgica oltre che a unesigenza di correttezza
filologica potrebbe rispondere a una visione secondo cui la salvezza non  per tutti."
Una visione accettata dalla tradizione cristiana?
"Sto lavorando su un testo di Agostino che dice chiaramente che alcuni sono esclusi dalla
salvezza: coloro che negano Cristo, che rifiutano il suo messaggio. Sarebbe bello pensare che tutti gli
uomini senza distinzione verranno salvati, ma i Giuda sono sempre esistiti, ancora oggi continuano a
crocifiggere Ges."
Quindi non  impensabile lidea evocata dal "molti" di una concezione restrittiva della
salvezza?
"Diciamo che il tutti corrisponde a una visione pi ottimistica, vicina alla teoria secondo cui,
nel giudizio finale, tutti verranno salvati, anche il diavolo. Il molti, forse, ha maggiore oggettivit e
rispecchia la realt effettiva."
Dunque, il sacrificio di Cristo non  stato fatto per tutti?
"Per tutti quelli che accettano Cristo, anche debolmente."
[18 dicembre 2006]
BISOGNA IMPARARE AD ACCETTARE LA MORTE
di Gian Guido Vecchi
Che ne dice?
"Be, quando ho letto il testo del cardinale Martini sono sobbalzato di gioia: ma  quello che ho
detto anchio!"
Il filosofo cattolico Giovanni Reale, studioso di fama mondiale di Platone e del pensiero greco,
nonch curatore delle opere di Giovanni Paolo II, lo aveva gi detto al "Corriere" e lo ripete: "Dio non
ci chiede di vivere ostaggi di una macchina, dobbiamo guardarci dal trasformare la sacralit della vita
nella sacralit della tecnica, fino a fare della tecnica quasi un dio che dice: alzati e cammina."
Quale punto lha pi colpita della riflessione di Martini, professore?
"Quello che io stesso sostengo: leutanasia  inaccettabile, ma il caso Welby non aveva nulla a
che fare con leutanasia perch era accanimento, altrettanto inaccettabile. Non si pu imporre a una
persona di vivere prigioniera della tecnologia, quando la cosiddetta cura non ha pi effetto, procura
sofferenza e impedisce con la violenza lestrema richiesta di quelluomo. Che non significa affatto
darsi la morte ma accettare di non poterla impedire. E poi nel testo del cardinale c di pi."
Ovvero?
"Ora che si  ritirato in Terrasanta,  come se Martini avesse una visione ancora pi ampia: lo
sguardo di chi riesce a vedere le cose anche da Gerusalemme e non solo da Atene: i grandi principi
enunciati razionalmente vanno calati nelluomo concreto, la persona sofferente che ho qui davanti e si
trova in questa situazione. Per un cristiano Dio ha mandato s i comandamenti, ma poi  arrivato Lui, si
 fatto uomo."
Il cardinale Ruini ha detto che la Chiesa non poteva celebrare i funerali a Welby "perch
avrebbe legittimato un atteggiamento contrario alla legge di Dio."
"Non sono daccordo, anche se non ho tutti gli elementi e mi rendo conto di quanto fosse
complessa la situazione. Ma non vorrei che si ragionasse come i farisei sul sabato. A loro Ges ha
detto: non  luomo a essere fatto per il sabato, la Legge, ma il sabato  fatto per luomo. Qui si tratta
dellanima del singolo, al di sopra di tutto mi importa la tua salvezza."
La Chiesa teme forse una deriva verso leutanasia? Apri su un punto e crolla tutto?
"Certamente s, e lo capisco. Ma il pericolo  di ottenere leffetto opposto: glorificare la scienza.
Come quelli che negli USA si fanno ibernare nella speranza di cure future.  il rischio di fare il gioco
del nostro tempo: che ha dimenticato il senso della morte e quindi anche della vita. Pi oltre, c un
pericolo pi grande."
Quale?
"Una ventina danni fa dissi al cardinale Martini: non sarebbe il caso di non parlare pi della
transustanziazione nellEucaristia, di chiamare in causa categorie aristoteliche che dipendono da
unaltra cultura? Lui, straordinario, annu e rispose: Vuole che mi scosti dalle parole del Vangelo e che
insegni al mio Signore come si dovrebbe parlare? Ecco: ci vorrebbe prudenza. Guardiamoci dal volere
insegnare al Signore a parlare."
[23 gennaio 2007]
PI VERDE E CULTURA PER MILANO
di Armando Torno
Cosa manca per lei oggi a Milano?
"Manca il perfetto recupero della forte identit che aveva in passato, con il pericolo di
accogliere in s il diverso senza assimilarlo e senza dialogare in maniera costruttiva. Milano corre il
pericolo di diventare un contenitore o collettore di diversit e, di conseguenza, di perdere in futuro la
propria magnifica identit."
Cosa trova di positivo in questa citt?
"La voglia di lavorare che  rimasta e la valorizzazione del lavoro in s e per s e non solo per il
guadagno. Inoltre la capacit di valutare le molteplici attivit contemporanee considerandole una
connotazione essenziale dellessere uomo (in un certo senso: tu sei ci che fai fare)."
Due cose che non farebbe assolutamente
"Lasciare che le periferie crescano in modo informe e abbandonare i Navigli, che ben
ristrutturati sarebbero degli autentici gioielli. La seconda: lasciare  come oggi succede  che i mezzi
entrino senza misura in citt, provocando un disordine della circolazione che sta aumentando senza
limiti."
E due cose che farebbe con urgenza
"La prima riguarda verde e decoro. In sintesi: ripulire i muri eliminando i graffiti, che sono uno
spettacolo ignobile e diseducativo per i pi giovani (il brutto produce solo il peggio). Tali sgorbi
mostrano agli stranieri una citt sporca, disordinata, non allaltezza della sua tradizione, in una parola:
brutta. E mentre si ripuliscono i muri, concederei maggiori spazi al verde e circonderei Milano di
boschi. Il verde, data la pessima qualit dellaria, lo metterei in ogni angolo libero, soprattutto non
dimenticherei le periferie. E chiuderei questa urgenza, ricordando che il verde va curato, le piante non
devono avere acqua solo con la pioggia e le potature devono essere fatte con arte e non a casaccio. La
seconda cosa: trasformerei il carcere di san Vittore in un grande centro policulturale (non sono pi alla
Cattolica ma so che questa universit, nella quale ho vissuto e insegnato mezzo secolo, ha acquistato la
vicina caserma della polizia che trasformer in campus). Insomma, dal centro storico vanno tolte queste
strutture, peraltro molto belle, per lasciar spazio alla cultura in tutte le sue forme e dimensioni."
Come giudica la qualit della vita oggi a Milano?
"C un forte inquinamento che va abbattuto, noto che  una citt con troppo rumore, trovo
molto disordine nella circolazione e le metropolitane promesse non stanno partendo (questo pregiudica
la circolazione del futuro), infine le abitazioni sono diventate eccessivamente care per tutti coloro che
devono vivere con uno stipendio. In compenso Milano resta una citt che, a mio giudizio, offre
maggiori opportunit di Roma e di Napoli,  meglio collegata con lEuropa e con il mondo,  una
metropoli veramente internazionale."
Cosa ne pensa della cultura che si fa oggi a Milano?
"Penso che si possa collocare al primo posto in Italia e non fa certo brutta figura nel mondo. Ne
riassumo le ragioni. Innanzitutto a Milano operano i due editori pi importanti del nostro paese, la RCS
e Mondadori, che sono anche dei colossi europei. Poi: ha le migliori universit dItalia. In terzo luogo,
bisogna riconoscere che ha gli ospedali pi efficienti e organizzati dItalia (con alla testa il San
Raffaele, che ha introdotto un sistema di cura avanzatissimo, dove il malato  soprattutto un uomo che
soffre). Il quarto motivo  la Scala che, nonostante la gravissima perdita di Riccardo Muti (speriamo
che possa ritornare), rimane un punto di riferimento mondiale. Quinto: Milano  la sede dei quotidiani
pi importanti del paese, gli stessi che formano ancora lopinione pubblica e sono garanti del controllo
democratico."
[24 marzo 2007]
FILOSOFIA, RICERCA DELLA VERIT
di Gian Guido Vecchi
Mi viene in mente un passo: "Se uno non spera, non potr trovare linsperabile. Perch esso 
introvabile e irraggiungibile." E con questo, professore, siamo allinizio del pensiero occidentale
"Appunto. Il frammento 18 di Eraclito ci dice come allorigine della ragione, del lgos comune,
ci sia questa apertura alluniversale. E alla speranza, una grande speranza: la megale elpis di Platone."
Giovanni Reale, tra i massimi studiosi al mondo di filosofia antica, curatore tra laltro
dellopera omnia filosofica e poetica di Karol Wojty?a, sorride quando gli si dice che qualcuno ha letto
come "reazionaria" lenciclica di Benedetto XVI.
"Semmai c del reazionario in queste critiche."
Il papa scrive che Illuminismo e marxismo hanno fallito. E tutto questo a partire dalla
rivoluzione scientifica che apre let moderna: cita la Nuova Atlantide di Francesco Bacone. Come lo
legge?
"Come una denuncia del fatto che allassoluto trascendente si siano sostituiti gli assoluti
terrestri. La pretesa di costruire il paradiso in Terra. Una fiducia illimitata nella tecnica: Bacone. Una
fiducia illimitata nella ragione: lIlluminismo. Fino allutopia che riduce luomo a un manichino, una
societ ordinata e precisa che si fonda sulla negazione della libert"
Il papa osserva che lerrore fondamentale di Marx  di aver dimenticato che la libert rimane
libert anche per il male
"E infatti si  visto come  finita: lEden diventa un inferno. La si pu negare oppure ridurre a
licenza estrema, non cambia: la libert vive in simbiosi con i valori o non . Sono tutti casi che hanno
un tratto comune: si nega lidea di una ragione ampia, a trecentosessanta gradi, per arrivare a un angolo
acuto, al massimo retto. E si pretende di farne un assoluto che ci render felici."
Daccordo il comunismo, ma la scienza e la ragione moderna?
"Chi pensa che questo sia un atteggiamento contro la scienza o la ragione non ha capito nulla. Il
papa non condanna la ragione n la scienza n la libert, ma il loro abuso. Il discorso cristiano  una
critica alla scienza che si fa idolo e cade nello scientismo, alla tecnica che si fa tecnicismo. Se la
ragione si autolimita per fare un discorso scientifico va bene, la scienza pu essere grandiosa. Ma
quando si fa assoluta e redentrice Questo s  reazionario: tanta sicurezza a dispetto di tutti i
fallimenti."
Si potrebbe obiettare: quali fallimenti? La libert dei moderni pare trionfare,  Benedetto XVI
che oggi pare minoritario. O no?
"Le risponder con Zygmunt Bauman, un sociologo non credente, ma un grande saggio: la
libert come oggi  intesa ci  arrivata col cartellino del prezzo e ha reso luomo infelice. Difatti oggi
vedo tanti ragazzi che sono liberi e infelici: perch trovano il caos in casa e fuori e non hanno pi
speranza. La speranza terrena si  autoesaurita. E se neghiamo il trascendente non lasciamo pi spazio
alla speranza autentica."
Fra laltro: che ne dice dellimmagine del "Cristo filosofo"?
"La filosofia  la ricerca della verit. Nel Vangelo di Giovanni, Ges dice: io sono la via, la
verit e la vita. La via: anche lessere cristiano non si esaurisce nel momento,  una ricerca continua
perch significa lincontro con una Persona. Lerrore pi grande  fare del cristianesimo una dottrina
etica sistematica."
Nellenciclica lo stesso papa mette in guardia dalle "strutture" che pretendono di "fissare in
modo irrevocabile" una "buona concezione del mondo" perch negherebbero la libert delluomo e
"non sarebbero, in definitiva, per nulla strutture buone."
"Ricordo quando parlai con Giovanni Paolo II dellenciclica Fides et Ratio. Wojty?a aveva
scritto cose straordinarie, ad esempio sul fallimento del razionalismo neoscolastico nella pretesa di
raggiungere una certezza razionale indipendente dalla fede. E lui mi disse: sa, ho buoni consiglieri.
Pensava, ne sono certo, al cardinale Ratzinger."
Insomma, la ricerca  aperta?
"Purch ci sia la fede come sostanza delle cose sperate: la soluzione paolina di cui parla il
papa. Speranza e fede. Altro che reazione, bisogna osare! Sa cosa diceva Platone nel Fedone, dopo aver
dimostrato limmortalit dellanima e narrato un mito sulla sua sorte? Questo mi pare che si convenga
e metta conto di arrischiarsi a crederlo, perch il rischio  bello!"
[1 dicembre 2007]
LA BONT E IL BUONISMO
di Elvira Serra
"Non posso avere un vicino di casa che vive rubando, e rispettarlo e aiutarlo." Il filosofo
Giovanni Reale  severo. "Abbiamo concesso troppo a questi Rom. Non confondiamo la bont con il
buonismo."
Dunque non condivide lintervento della Diocesi?
"Queste persone credono di avere soltanto diritti, mai doveri. Penso che con loro non ci sia
alcuna possibilit di communicatio idiomatum: come si pu instaurare un rapporto se non c una
identit precisa nellaltro, una volont e una capacit di autodarsi una struttura?"
Lintervento di forza della polizia come ultima risorsa?
"Certe prese di posizione sono indispensabili."
 molto duro.
"Una volta sono stato aggredito da due giovanissime zingare, in piazza Castello, volevano
rubarmi il portafogli. Poco distante, la loro madre era ferma in un angolo a guardare.  lecito dire:
Aiutiamoli a fare cos?"
Nessuno lo vuole.
"E allora dobbiamo avere il coraggio di trasmettere la nostra cultura. Rieducare il modo di
pensare e di chiedersi: tu chi sei e chi vuoi essere?"
[2 aprile 2008]
VIAGGIO AI CONFINI DELLANIMA
di Armando Torno
La pubblicazione della Storia della filosofia di Giovanni Reale e Dario Antiseri  un
avvenimento culturale degno della massima attenzione. Nata allinizio degli anni ottanta, ripensata alla
fine dei novanta, esce ora completamente riscritta, ampliata e arricchita in quattordici volumi di circa
settecento pagine luno: il testo  quintuplicato, e cos le informazioni, gli approfondimenti, le stesse
notizie sui pensatori. In sostanza  ora la pi aggiornata storia della filosofia a disposizione del lettore
italiano, quella che meglio di ogni altra sa spiegare le figure ma anche le correnti emerse dagli studi
degli ultimi tempi, le nuove discipline, le contaminazioni con le scienze, leconomia, il diritto ecc.
Dario Antiseri, per esempio, ha riscritto il capitolo che aveva dedicato a Popper e ha aggiunto
tantissime pagine per illustrare le idee sociali, politiche ed economiche contemporanee.
Giovanni Reale ha fatto altrettanto con Platone e Aristotele, nonch con innumerevoli parti
dedicate ai pensatori del mondo greco-romano. Kant, Hegel e lIlluminismo, per continuare con gli
esempi, sono pagine nuove, cos come quasi tutta la sezione di filosofia medievale che in questi ultimi
decenni  grazie soprattutto alle recenti edizioni dei testi   stata approfondita, cambiata, verificata
con il pensiero arabo ed ebraico.
Abbiamo incontrato Giovanni Reale per parlare di questa impresa. Chi scrive ha, come si suol
dire, rotto il ghiaccio ricordando al professore di aver visto una copia della traduzione russa dellopera
in casa della professoressa Tatiana Zonova (insegna Storia della diplomazia al MGIMO dellUniversit
di Mosca), la quale laveva aperta sulla pagina dedicata ai rapporti tra Pietro il Grande e Leibniz. Ci
aveva confidato: "Ogni intellettuale russo, degno di questo nome, ne ha una copia.  preziosa e a noi
venne addirittura raccomandata da Raissa Gorbaciova."
Reale ribatte: "S, mi ricordo un incontro con il presidente Gorbaciov e la sua signora, ma non
pensavo, non credevo" Eppure, nella vecchia e ridotta versione, lopera ha conosciuto la traduzione
in molte lingue, si  diffusa come un manuale pratico e affidabile.
Reale ha messo la sua vita in queste pagine, o meglio ha condensato in esse unesperienza
formidabile. Nascono dopo che il professore ha diretto per Bompiani le collane dei "Testi a fronte" e de
"Il pensiero occidentale" (oltre duecento volumi pubblicati, ormai il pi vasto progetto sui testi
filosofici dEuropa e uno dei primi al mondo), dopo che ha scritto limportantissima Storia del pensiero
greco e latino (dieci volumi, la pi ampia oggi esistente), dopo che per decenni si  interrogato su
Platone, Aristotele, Plotino, dopo aver affrontato senza conformismi i Presocratici, dopo troppe altre
cose, tra le quali i saggi sulle origini dellEuropa e lamicizia con Giovanni Paolo II.
Ma lasciamo a lui la parola:
"Questa Storia della filosofia  unopera completamente nuova, dove raccolgo con Dario
Antiseri decenni di studi e di approfondimenti.  basata su tre criteri: che cosa ha proposto un autore,
perch lo ha fatto e cosa lo ha spinto a esprimersi in quel modo."
Una pausa, poi puntualizza:
"A dire il vero ce n una quarta: scrivendo le singole situazioni mi sono posto il problema del
pensatore che apre nuove strade ma ne chiude altre, o meglio di quel fenomeno che rende un certo
autore innovatore e censore di talune idee. In molti hanno chiuso tradizioni, in troppi hanno lottato per
far dimenticare chi li aveva preceduti. Bene: ho cercato di recuperare le zone in ombra, o quantomeno
di mostrare al lettore questo singolare meccanismo fatto di reazioni e di inquisizioni a volte silenziose."
Inevitabile chiedere a Reale a chi  rivolta questopera. Non ha dubbi:
"A molte pi persone che in passato. La filosofia non  una disciplina chiusa, barrata o con la
data di scadenza (qualcuno crede che dopo qualche anno invecchi: errore, non stiamo parlando di
biscotti), ma  simile a un fiume che corre verso la verit e porta con s larte, le scienze, la fede stessa,
che  speranza."
La consueta pausa. Aggiunge:
"Lo spirito religioso  essenziale alla filosofia. Senza di esso n il mondo greco, n quello
medievale, n buona parte della storia moderna e contemporanea sono comprensibili."
Chi scrive ricorda a Reale che nel nostro tempo non mancano etiche senza Dio e ci sono ormai
decine di filosofi che respingono il ruolo essenziale della religione. Risponde:
"Sosteneva Eliot che soltanto in una civilt cristiana avrebbero potuto nascere Voltaire e
Nietzsche. Inoltre vorrei ricordare a tutti i lettori che conoscevo molto bene Gadamer, anzi nellultima
intervista che gli feci mi disse e mi ripet che Heidegger non  stato, come comunemente si crede, il
caposcuola dellateismo, ma che questo grande cerc tutta la vita Dio, anche se non credeva in quello
cristiano. E alla fine confess a se stesso e ai posteri che soltanto un dio ci pu salvare."
Poi un tocco di civetteria. Dialogando con Reale si colgono frasi quali "sono cattolico ma non
dogmatico in filosofia", oppure "amo larte e la musica, anzi sovente queste discipline mi aiutano a
capire le idee" e cos di seguito.
Gli chiediamo che cosa guadagna un giovane leggendolo. Secca la replica:
"Capir quella massima di Eraclito: i confini dellanima non li potrai mai trovare, per quanto tu
percorra le sue vie, cos profondo  il suo logos."
A essa ci sembra naturale aggiungere un tagliente aforisma di Nicols Gmez Dvila, che
dedichiamo a coloro che credono di avere la verit in tasca e non vorrebbero lasciare spazio a chi la
pensa in maniera opposta: "Lo stupido si scandalizza e ride quando si accorge che i filosofi si
contraddicono.  difficile far capire allo stupido che la filosofia  proprio larte di contraddirsi senza
annullarsi."
Reale aggiunge: "Non solo, ma arricchendosi."
Limpresa di Reale e Antiseri che venerd prossimo comincer a vedere la luce  ricca di
iconografia: le figure sono state scelte "per entrare nello spirito dei filosofi e delle idee." Infiniti i
dettagli e i particolari: sorprenderanno.
Il merito, per questo aspetto e non soltanto,  di Mario Andreose, abile timoniere alla Bompiani;
Vincenzo Cicero ha aiutato gli autori per talune integrazioni e in mille rifiniture. La grande storia della
filosofia in Italia non  dunque morta. Ritorna. Questa volta in edicola.
[12 ottobre 2008]
LETICA NON INSEGUA LA SCIENZA
di Gian Guido Vecchi
" un momento cos. La scienza tende a perdere ogni senso del limite. Quanto alla societ,
ricordo dei ragazzi che contestavano un problema da me posto, chi sei, da dove vieni, dove vai? Il pi
sveglio mi ha detto: io la vita voglio godermela, senza pormi il problema. Gli faccio: sei giovane, ma
quando invecchierai o ti ammalerai? E lui: mi tiro un colpo in testa."
Il filosofo Giovanni Reale, tra i massimi studiosi di Platone e del pensiero greco, cattolico
nonch curatore dellopera omnia di Karol Wojty?a, capisce benissimo come la Chiesa sia preoccupata,
" chiaro che tremi e cerchi di intervenire per arginare, porre dei paletti. Il relativismo  una maschera
del nichilismo. Ma c un rischio."
Quale, professore?
"Galileo diceva che la Bibbia non insegna come vada il cielo, ma come si vada in cielo."
E con ci tracciava un confine. Oggi si accusa la Chiesa di essere ostile alla scienza
"Vede, il problema semmai  che la prende troppo sul serio. Detto col massimo rispetto per gli
uomini di Chiesa, il rischio inconsapevole  di ridurre letica cristiana a una casistica, la fede a un
corpus di divieti, e di appendere il tutto a una tecnica resa quasi divina: considerare la scienza come il
punto di riferimento delletica cristiana."
Ma che c di strano se la Chiesa si preoccupa per come evolve una particolare ricerca, tipo le
staminali embrionali?
"Le proposizioni scientifiche, insegnava Popper, sono tali perch falsificabili. Poggiano su
palafitte, sono per definizione instabili. Letica entra in un dettaglio, poi la scienza ti dice che non 
pi cos e cambia tutto. No, le verit evangeliche non sono falsificabili e la fede  metascientifica,
metalegislativa e trascendente, va oltre"
Un esempio concreto?
"Ho sentito dire che un ovulo fecondato  persona, almeno in potenza. E qui c un doppio
errore ontologico. In Grecia non c il concetto di persona, non il cosmo per te ma tu per il cosmo,
dice Platone nelle Leggi.  il cristianesimo a rovesciare la prospettiva, a porre la persona al centro e a
pensarla come una relazione a un tu e al Tu che  Dio, a sua volta relazione di tre Persone.  un
concetto infinitamente pi ampio. E lessere in potenza per Aristotele  tale se sta nel luogo giusto, in
questo senso laborto nel grembo di una madre  senzaltro inaccettabile"
E la fecondazione in vitro o luso di staminali embrionali?
"Forse ci vorrebbe un atteggiamento meno categorico, pi sfumato, senza entrare nel ginepraio
scientifico. Proporre e non imporre. Restare vicini alle parole del Vangelo, non alle interpretazioni
delle categorie del momento. Io non me la sentirei di porre limiti. Piuttosto inviterei gli scienziati a
essere responsabili, a essere uomini. Bisognerebbe rivolgersi alle persone, non affidarsi a divieti n
tantomeno alla legge."
Il Vaticano si preoccupa proprio della legge che Obama vorrebbe cambiare, che altro potrebbe
fare?
"In questi giorni sto traducendo il Commento di SantAgostino al Vangelo di Giovanni. Pensi al
passo delladultera, coloro che la vogliono lapidare incalzano Ges: o viola la legge, oppure  come
noi! E Ges d una riposta grandiosa: chi di voi  senza peccato scagli la prima pietra. La sua bont
supera la chiusura della legge. E alla donna dice semplicemente: va, e non peccare pi."
[12 novembre 2008]
LA SAGGEZZA DELLA GIUSTA MISURA
di Daniela Monti
"Ma ancora non c nulla di deciso, vero?", chiede Giovanni Reale.
"Il decreto del governo  un errore, si oppone allidea di libert su cui  radicato il concetto
occidentale delluomo. E lo dico da cattolico."
"Napolitano ha fatto il suo dovere di presidente, ha richiamato lattenzione sulla sostanza della
Costituzione. Un uomo saggio. Almeno uno."
"Sopravvivenza a prezzo di vita."
Quando entra nel merito della vicenda di Eluana Englaro, cita il francese Jean Baudrillard. Da
17 anni, per Reale, Eluana Englaro sopravvive a prezzo della vita.
"La tesi portata avanti da molti uomini della Chiesa, e ora anche del governo,  sbagliata e va
corretta," dice il filosofo. "Nel caso di Eluana vedo un abuso da parte di una civilt tecnologica
totalizzante, cos gonfia di s e dei suoi successi da volersi sostituire alla natura. Si  perduta la
saggezza della giusta misura. La Chiesa, e il governo insieme a lei, sono vittime di questo paradigma
culturale dominante."
Racconta di sua madre.
"Era allospedale con il cancro, i medici volevano riempirla di tubi. Potremmo prolungarle la
vita di qualche mese, dicevano. Io ero frastornato.  stata lei a decidere: lasciatemi morire a casa, nel
mio letto. In quel periodo stavo traducendo il Fedone di Platone e anche l, con parole diverse, ho
ritrovato il senso di quel desiderio di mia madre. Quando Socrate deve bere la cicuta, qualcuno gli
suggerisce: C ancora qualche ora, attendi finch il sole non sia tramontato. Ma non ha senso
aggrapparsi alla vita quando ormai non ce n pi."
"Se mi trovassi nella condizione di non aver pi speranze di guarigione," aggiunge Reale, "non
avrei dubbi su cosa scegliere."
Anche la Chiesa condanna laccanimento terapeutico. Ma un sondino per lalimentazione 
accanimento terapeutico? Su questo ci si divide.
"La Chiesa dice molte cose sagge. Per esempio: si pu rinunciare allutilizzo di procedure
mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo. Ed  proprio questo il caso di
Eluana: qui non c stata proporzione e non c nessuna ragionevole speranza di esito positivo. E
allora? Perch questo accanirsi contro di lei?"
Reale, da credente, rivendica la libert di coscienza dei cattolici sul caso di Eluana. Di pi: dice
che la libert di coscienza " un preciso dovere morale" e si affida a unaltra citazione, questa volta un
aforisma di Gmez Dvila:
"Ci che si pensa contro la Chiesa, se non lo si pensa da dentro la Chiesa,  privo di interesse."
"Ecco  riprende  molte critiche che vengono dallinterno sono costruttive. Io critico il
paradigma culturale che vorrebbe tenere in vita Eluana contro la natura, e la fede con questo non ha
nulla a che fare, la fede  al di sopra della cultura, il suo compito  fecondare la cultura stessa."
Se il diritto alla vita perde la precedenza su tutti gli altri valori, sa anche lei quale potrebbe
essere il prossimo passo: parlare in termini meno ideologici di eutanasia.
"Errore. Io non lascio aperto nessuno spiraglio alleutanasia. Non dico: fammi morire. Ma:
lasciami morire come ha stabilito la natura. N io, n tu. La natura. Prendiamo il caso di Piergiorgio
Welby, che ho seguito da vicino. Welby sostanzialmente non disse: staccate la spina. Ma: lasciate che
la natura faccia il suo corso, non fatemi restare vittima di una tecnologia che costruisce qualcosa di
sostitutivo e artificiale rispetto alla natura.  unaffermazione identica a quella che si dice abbia fatto
Giovanni Paolo II: lasciatemi tornare alla casa del padre. Il secondo aveva fede, il primo no. Per Welby
era andare nella notte assoluta, per il papa nella vita. Ma dal punto di vista umano  la stessa
condivisibile richiesta."
A complicare il caso di Eluana c la questione della ricostruzione della sua volont presunta.
"Chi pi del padre e della madre ama quella ragazza? Mi sembra che nessuno pi di loro abbia
il diritto di dire che cosa avrebbe voluto fare la figlia, ora che lei non  pi in grado di esprimersi."
Giovanni Reale in pi occasioni, durante questa intervista, usa il "noi":
"Noi pensiamo che la vita di Eluana sia artificiale."
"Secondo noi questo sistema che si  sostituito alla natura per un tempo cos spaventosamente
lungo  aberrante."
Reale parla per s, ma la sua non  una voce isolata. Attorno al diritto allautodeterminazione e
allidea di libert di coscienza dei cattolici si  costituito un gruppo di filosofi: da Vito Mancuso a
Roberta De Monticelli, da Vittorio Possenti a, appunto, Giovanni Reale, le "intelligenze pi acute del
cattolicesimo italiano", come li ha definiti Luigi Manconi sull"Unit".
Che succede ora: nella Chiesa si arriver a una sintesi?
"Gettiamo semi, non tocca a noi raccogliere frutti. Speriamo li diano. Ma lerrore che con
Eluana stanno facendo religiosi e uomini di governo  di cadere nella politicizzazione di qualcosa che
con la politica non centra niente, che  metapolitico."
[7 febbraio 2009]
LAUDACIA PER BATTERE LA CRISI
di Lorenzo Vigan
"La crisi che stiamo vivendo  estremamente complessa. Per questo va affrontata, come
dicevano gli antichi, con un metanoein, ovvero cambiando il modo di pensare. Bisogna tornare a
pensare lintero, la totalit, e non il parziale. Dobbiamo aprirci, e aprire le nostre menti. Tornare a
considerare il contesto generale nel quale le cose avvengono. Solo cos saremo in grado di reagire di
fronte alle difficolt."
Parola di Giovanni Reale, professore di Storia della filosofia antica presso il San Raffaele di
Milano, per il quale la crisi che ha investito come un carrarmato tutti i livelli della societ va affrontata
positivamente, (anche) come unoccasione da cogliere al volo per rivedere il nostro rapporto con il
mondo e il modo di guardare alla vita.
"La scienza, aveva intuito il filosofo Edgar Morin, ci ha abituati a ragionare in maniera
compartimentata, meccanicistica, disgiuntiva. E noi, a furia di pensare con unintelligenza
parcellizzante, siamo diventati incapaci cio di afferrare i problemi che, al contrario, sono sfaccettati,
multidimensionali. Pi progredisce la crisi, insomma, pi progredisce la nostra incapacit di pensarla.
Con il risultato che pi i problemi diventano planetari pi non riusciamo ad afferrarli e quindi a
risolverli."
Ma come si fa a cambiare il modo di pensare?
"Intanto ricordando che cosa ci hanno insegnato i greci, e cio che luomo, se vuole, pu essere
felice, a tre condizioni. Primo: se capisce il cosmo. Secondo: se capisce se stesso e il posto che occupa
nelluniverso. Terzo: se vuole soltanto quelle cose che sono in proporzione a ci che  e al posto in cui
si trova. Ma per farlo egli deve ritornare in se stesso, avere il coraggio di pensarsi. Da pi parti invece
sento solo persone che affermano di non voler pensare a nulla, men che meno ai problemi. Il che spiega
lesistenza di certe baggianate tv e giornalistiche che altro non fanno se non abbassare sempre di pi il
livello intellettivo e culturale."
Quindi la cultura pu aiutare a superare questo momento buio?
"S, ma deve essere vera cultura. Riprendendo il pensiero di Jrgen Habermas devo dire che
oggi la filosofia scappa dai problemi e diventa metodo. Ma un metodo da solo non serve, serve
unicamente se hai un obiettivo. Cos come viene fatta adesso serve poco, al contrario di quella dei greci
che era saggezza e insegnava a vivere, a essere felici. La filosofia dei metodi non aiuta a uscire dalla
crisi. Non a caso i due filosofi pi letti oggi sono Platone e santAgostino."
E Milano? Che cosa pu o deve fare per non lasciarsi travolgere?
"Milano  sempre stata una citt che fa, e possiede uomini e persone capaci di fare. Ed  proprio
qui il punto: deve cio ricordare che la sua essenza, la sua natura ontologica  in ci che sa fare e che
fa. Se si ritira da questo non  pi lei. Tu, citt Milano, sei ci che fai. Quindi deve riscoprire,
rivalorizzare e amplificare ci che fa e ha fatto sempre: il lavoro, la concretezza. Deve ritrovare la
propria identit che secondo me non  andata persa, ma si  solo oscurata, sfuocata."
In questo percorso di che cosa ci dobbiamo liberare e che cosa dobbiamo invece riscoprire?
"Dobbiamo smetterla di correre dietro allapparire che ci porta a nascondere lessere, a non
rivelarlo. Come diceva Ionesco, bisogna uscire dalla nostra gabbia e ricominciare a guardare il cielo.
Recentemente sono capitato in un outlet e sono rimasto scioccato dalle folle di persone che li
frequentano. Poi ho capito che accanto a chi ci va per spendere meno c anche chi, e sono molti, ci va
per un bisogno psicologico, per comprare cose che non user mai."
Per colmare uninsoddisfazione di fondo
"Esatto. Ma se questo pu rivelarsi in certi casi una panacea, quel che conta davvero  scoprire
lorigine del vuoto che si ha dentro e provare a colmarlo. Come? Capendo quali sono i propri problemi
e cercando di dare un senso alla vita. Occorre riscoprire il valore formativo ed etico del lavoro, per
esempio, che non  una condanna a vita, ma un modo per costruirsi. Ha un significato ontologico, aiuta
a esprimere se stesso. Attenzione per a non considerarlo come lunica salvezza, come una fuga dagli
altri problemi."
Il fatto  che proprio a causa della crisi il lavoro  diventato a rischio
"Un lavoro c sempre. Pensiamo al volontariato, un modo unico e straordinario per realizzare
se stessi, per capire chi siamo noi e chi sono gli altri. Il volontariato  un momento di crescita: un uomo
cresce nella misura in cui d: d se stesso e aiuta gli altri."
Quindi la ripresa ci pu essere, basta andare avanti e sapere dove dirigersi.
"Precisamente. Non bisogna cedere, ma proseguire. Non  necessario aspettare qualcosa per
cominciare. Goethe diceva: qualunque cosa tu possa fare o sognare di fare, incominciala. Laudacia ha
in s genio, potere e magia. Non aspettare a cominciare."
[14 febbraio 2009]
BENEDETTO XVI  UN RIVOLUZIONARIO
di Maria Antonietta Calabr
Il filosofo cattolico Giovanni Reale sostiene che "non si pu dire sempre:  tutto sbagliato."
Perch?
"Lideale  la santit, ma bisogna pensare alluomo com oggi, non solo a come dovrebbe
essere. Certo che il papa pone il problema di fondo, cio cos il vero amore, ma i cardinali nei palazzi
che ne sanno della vita normale, dei giovani doggi, delle coppie di oggi? I preservativi saranno
palliativi, ma perch negarli? Perch escluderli? Io non me la sentirei."
Insomma, lei pensa che ci sia poca concretezza?
"Cristo non  una dottrina, ma una Persona venuta a salvare e perdonare altre persone concrete.
Il Vangelo parla pochissimo della sessualit. Anche con ladultera Ges si limita a chiedere a quelli
senza peccato di scagliare la prima pietra e a lei di non peccare pi."
Eppure Ratzinger ha avuto il coraggio di dirla la parola
"Certo che lha detta, non si  comportato da sofista del linguaggio, che non usa la parola per
esorcizzare la realt. Anzi, io dimostrer che Benedetto XVI (di cui io sono un grande ammiratore), 
un rivoluzionario. Pensiamo allEnciclica sulla carit, dove ha superato la contrapposizione tra eros e
agape. Ma sui preservativi non sono daccordo: con spirito di colloquio, con amore, senza attaccare il
papa. Mi richiamo alla concezione agostiniana della Chiesa, che non  solo Roma ma ciascuno di noi. E
allaforisma di Gmez Dvila secondo cui le critiche alla Chiesa sono insignificanti se non fatte dentro
la Chiesa."
[19 marzo 2009]
LA MASCHERA DORATA DEL NICHILISMO
di Dario Fertilio
Quell"inferno in terra"  parole di papa Ratzinger   unespressione abbastanza forte da far
sobbalzare. Ma anche, a giudizio del filosofo Giovanni Reale, perfettamente appropriata.
"Il diavolo, secondo il testo biblico e quindi dal punto di vista teologico,  un angelo che si 
ribellato a Dio, volendo sostituirgli il proprio volere, e quindi essere lui stesso Dio. Questo costituisce il
messaggio che comunica alluomo. E che cosa sono i lager nazisti se non lattuazione, da parte di certi
uomini, di quella forma di libert assoluta che faceva loro credere di essere come Dio, di considerare
come un nulla la vita di certe persone e di poterne disporre? Il che implica lannullamento totale della
distinzione fra il bene e il male, o meglio della realt del bene e quindi latroce diffusione del male:
linferno in terra. Naturalmente il male sta alle radici, ossia nel totalitarismo nazista di cui i lager sono
uno degli effetti, cui corrisponde il totalitarismo comunista, con i lager e gli eccidi che ha provocato,
che sono appunto linferno sulla terra."
Questa continuit tra inferno totalitario e nichilismo ateo, secondo Reale, esiste e come:
" una verit assai amara, ma incontestabile. Sulla stessa linea si era mosso Giovanni Paolo II,
chiedendosi se leccesso di permissivismo dellOccidente non fosse unaltra forma di totalitarismo,
subdolamente celato sotto le forme di una certa democrazia. Il nichilismo ateo contemporaneo si
nasconde oggi  e molto bene  proprio sotto questa maschera dorata."
Non che le filosofie della libert gli sembrino da condannare in blocco:
"Necessariamente nichilista non  lumanesimo laico, ma quello laicista, che cancella quanto
non rientra nella sfera della pura ragione, nega la trascendenza e la dimensione religiosa. Il suo errore
consiste nel non comprendere che la ragione non  lunica fonte di verit."
Le filosofie liberali, poi, diventano colpevoli, come diceva Platone, "quando non si fondano su
valori e degenerano in licenza, la giustizia si fa sempre pi mite, le sentenze vengono spesso non
eseguite o annullate. Per i giovani diventano sovrani i desideri e i piaceri e vengono giustificati; si
fanno strada limpudenza, lanarchia, la dissipazione."
Che poi, al fondo, relativismo e nichilismo siano la stessa cosa, per Reale non  in dubbio.
"Il relativismo non  altro che una delle maschere del nichilismo. Uno dei primi a capirlo,
Camus, diceva che la vita di Napoleone e quella dellimpiegato di posta erano assolutamente uguali, in
quanto non valevano niente e luna e laltra, e il niente  sempre uguale a niente."
[10 agosto 2009].

FEDE E RAGIONE CONTRO IL RELATIVISMO.
di Armando Torno
Se Giovanni Paolo secondo  stato il papa che ha saputo combattere il comunismo, Benedetto sedicesimo passer alla storia probabilmente come il pontefice che ha mosso guerra al relativismo. Ovvero a quella
prospettiva che  secondo una lettura cattolica   figlia dellIlluminismo, nella quale la ragione viene separata dalla fede e i valori che ne derivano sono, appunto, quelli chiamati laici. Per questo la sua visita in Inghilterra, patria di filosofi come John Locke e David Hume, se da un lato ha posto al centro dellattenzione una figura come il beato John Henry Newman (il pi fascinoso e profondo tra gli
avversari del relativismo), dallaltro ha dato vita a nuove incomprensioni tra il papa teologo e quegli intellettuali  come ha dichiarato ieri su queste colonne Martin Amis  per i quali la religione resta un fatto privato.
Di questo abbiamo parlato con Giovanni Reale, che ben ha conosciuto Giovanni Paolo secondo e Benedetto sedicesimo.
Professor Reale, perch la religione non potrebbe essere considerata semplicemente un fatto privato?
" tale soltanto per chi non crede. Per chi ha fede, Dio  verit. E il compito del successore di
Cristo non potrebbe essere diverso da quello di Benedetto XVI."
E perch il relativismo  cos avversato dallattuale papa?
"Perch  giunto il momento di dire al mondo che alla base del relativismo c il nichilismo
mascherato. Una pagina di Camus ricorda che tutti i valori sono come una piramide agganciata nel
vertice a Dio. LIlluminismo ha cercato di sganciare questa costruzione avvenuta nei secoli. E cosa 
successo? La piramide si  frantumata. Ancora Camus ricorda inoltre che la vita di Napoleone o di uno
scaricatore sono eguali. Perch? Lo spiega sottolineando come, senza quei valori che ora hanno perso
consistenza, ognuna di esse equivalga a zero. E zero  uguale a zero."
Qualcuno ha creduto che il papa volesse andare in Inghilterra a tenere una lezione e ha
reagito
"S, ho letto e sentito. Non si  ancora ben spiegato che la nuova forma di razionalismo, che
presiede lIlluminismo a oltranza,  un integralismo. E questi laici negano qualunque cosa esca fuori
dalla ragione come la intendono loro. Il cardinale Newman, ora beatificato, ha compreso perfettamente
come la ragione non possa delimitarsi alle scienze sperimentali e matematiche, sostenendo la grande
tesi della ragionevolezza della fede."
Lei pensa che in futuro la ragione degli eredi dellIlluminismo e quella degli uomini di fede
potranno dialogare?
"La speranza, come recita un proverbio,  lultima a morire. Ma per instaurare qualunque tipo di
dialogo con gli eredi dellIlluminismo a oltranza occorrerebbe in primo luogo far capire loro che la
ragione ha due forme molto differenti. La prima  quella che potremmo chiamare scientifica, la
seconda filosofica o metafisica. La prima  delimitata dallambito delloggetto che indaga e dalle leggi
determinate che lo riguardano. Questo tipo di ragione non desidera colloquiare. La seconda, quella
filosofica, invece, non  chiusa a determinati ambiti del reale ma affronta problemi  dicevano i greci 
dellintero, della totalit del reale. Questultima colloquia con la fede, perch tocca gli stessi problemi."
Restano, secondo lei, delle mosse che la fede pu tentare per avvicinarsi alla ragione? E il papa
con esse potrebbe
"La prima risposta a questa e a simili domande la diede Agostino con le seguenti parole, che
ebbero molta fortuna nella storia della filosofia: Credo per capire e capisco per credere.  la
formulazione del circolo ermeneutico in cui fede e ragione hanno un rapporto dinamico strutturale
incontrovertibile. Certo, oggi si potrebbe dire che la ragione sia pi sorda della fede per dar vita a un
dialogo."
Ma per chi non ha fede, e oggi sono in molti, a cosa serve la formula di Agostino?
"Mi ha molto colpito lepistemologia di Kuhn, il quale ricorda che gli scienziati passano da un
paradigma vecchio a uno nuovo in forza di una fede; anzi, si tratta addirittura di una sorta di
conversione. Lo sappiano o no gli eredi dellIlluminismo a oltranza, la fede ha sempre una forza
determinante di straordinaria portata."
Ci sono dei "valori che non  possibile discutere" sui quali potr avvenire quel dialogo che
molti attendono?
"Per ora la cosa mi sembra problematica e difficile. Quella piramide, come ricordavo, se si
sgancia da Dio produce frammentazione e distruzione dei valori, ossia il nichilismo. Per il quale non
esiste la verit e nemmeno un fine: dunque nessuna cosa ha validit. Ma il papa crede nella verit e nei
valori. Non potrebbe agire diversamente."
[20 settembre 2010].

IL CAMBIAMENTO DI BENEDETTO SEDICESIMO.
di Andrea Galli
Uomo di filosofia, che studia, insegna e traduce, alla fine di questa conversazione il professor
Giovanni Reale dice che certe persone "per capirle vanno guardate in volto" e che certe cose "a casa
tua si fanno ma a casa mia no".
Dunque, quel burqa che, per il papa, "se indossato volontariamente non si vede perch lo si
debba impedire", per Reale, classe 1931, docente al San Raffaele, non va bene. Di pi: "Va contro la sicurezza."
Anche se non c nessuna costrizione affinch una donna lo porti?
"Intendo in ogni caso. Non  rispettoso nei confronti dellaltro."
Per quale motivo?
"Sei tu che, con il burqa, mi offendi. Sei tu che non mi dai la possibilit di sapere chi sei.  una
questione di sicurezza, le ho detto. Perch pu essere un danno sociale. Ma, nel mio caso particolare,
mi aiuta, nel conoscere e rapportami con una persona, guardarla bene negli occhi. Pertanto, la questione
diventa di convivenza."
E non  una questione di religione?
"Pochi, pochissimi hanno visto il cambiamento di Benedetto XVI rispetto a quando non era
pontefice.  meno teologo e pi pastore. Pi pratico, potremmo dire. Per esempio, una delle sue
prossime mosse sar quella di provare a unire i cristiani. Che vivono una divisione non dottrinale, non
di fondo, bens basata su motivi di natura prettamente umana. Controversie, diatribe, liti. E allora, per
dirimere, e per cambiare, servono interventi di un certo pragmatismo. Da pastore."
Quello sul profilattico lo ?
"Non vorrei si commettesse lerrore di ridurre il discorso del pontefice, di semplificarne le
parole, di non guardare allinsieme."
Ma linsieme porta e comporta un drastico, improvviso cambio di marcia? Una sortita che
nessuno si attendeva? Il Vaticano, e il sesso, le prostitute, lAIDS.
"Benedetto sedicesimo ha voluto soffermarsi su un grande male contemporaneo: la dissacrazione delleros, leros ridotto a forma di nichilismo."
Di cosa  figlio questo nichilismo?
"Del pensare che tutto sia ormai concesso, che laltra persona sia semplicemente uno strumento, che il sesso sia soltanto un gioco. Il profilattico, lei mi domanda di nuovo? Le rispondo cos: sul
problema sessuale, la Chiesa ha avuto posizioni severe e a volte problematiche. Ma stavolta, quello del papa  un lamento contro linaridirsi dei sentimenti."
Lei  daccordo con il no al sacerdozio delle donne?
" un no stabilito dalla tradizione. Un difetto di questi tempi  lalterazione della tradizione, che spesso si tramuta in processo distruttivo."
Ma la tradizione non potr mai essere adeguata ai tempi, aggiornata?
"Per essere credente c una condicio sine qua non: credere a Cristo come contemporaneo. In ogni modo, anche il matrimonio per i sacerdoti non viene e non devessere contemplato. E pensiamo alla storia: vicino a Cristo ci sono state straordinarie figure femminili, con le quali egli stesso ha avuto anche legami profondi; ma come apostoli si  scelto degli uomini."
Che cos, professore, solamente tradizione oppure il rispetto preciso dei ruoli?
"Nella Chiesa di oggi molte donne hanno pi spazio operativo, ricoprono pi posti chiave,  innegabile. Se li sono guadagnati, se lo meritano. In questo senso, non c affatto chiusura nei loro confronti, anzi."
Benedetto sedicesimo ha difeso Pio dodicesimo.
"Quella frase, cio che Pio dodicesimo ha salvato delle persone,  incontestabile.  un fatto.  avvenuto. Nello specifico, di cosa vogliamo accusare Ratzinger?"
Dunque  una difesa oppure no?
"In concreto, un papa, chi ? Il capo dei cattolici. Si tratta di una posizione che richiede buon
senso. E si badi bene, di suo Pio dodicesimo  un personaggio complesso, molto  complesso. E a maggior ragione non si pu analizzare, approfondire usando categorie estremamente riduttive. Diceva un
filosofo: Quando si parla di problemi religiosi o si ha una certa esperienza oppure non si sa di cosa si parla."
Vale anche per un papa?
"Noi dobbiamo giudicare in concreto. E in concreto Benedetto sedicesimo si  fatto parecchio meno astratto."
Si  trasformato?
"Diciamo che forse, in Vaticano, si filosofeggia di meno. E glielo dico io."
[21 novembre 2010].

LA VITA NON  DI NOSTRA PROPRIET.
di Gian Guido Vecchi
"Vede, il male del nostro tempo laveva drammaticamente anticipato Jean-Paul Sartre pi di
sessant anni fa: Linferno sono gli altri. Lincapacit di vedere laltro, di capirlo, di accoglierlo. E di
amarlo."
Il filosofo Giovanni Reale, tra i massimi studiosi del pensiero antico, luomo al quale Wojty?a
affid i propri scritti filosofici e poetici, ha appena curato per Bompiani la pubblicazione del Commento
al Vangelo di Giovanni di santAgostino. E parte da qui, per riflettere sul suicidio di Mario Monicelli e
le polemiche che lo hanno seguito:
"Pensi allepisodio delladultera. Quelli che vogliono lapidarla lhanno pensata bene, sono
sicuri che la risposta di Ges sar sbagliata: se dice s, ne esce distrutta la sua figura di uomo buono; se
dice no, lo condannano per aver violato la legge. Ma lui dice: chi  senza peccato scagli la prima pietra.
E quando tutti se ne sono andati si rivolge alla donna: va, e non peccare pi."
Perch ne parla, professore?
"Perch in troppi si avverte una trasformazione paradigmatica delle due posizioni, libert di
scelta e difesa a oltranza della vita. Una riduzione del problema in un senso o nellaltro che fa cadere in
errore entrambi. E crea limpossibilit di una communicatio idiomatum, di ogni confronto."
Il presidente Napolitano ha parlato di "un estremo scatto di volont che bisogna rispettare".
"S, questo  giusto: il rispetto. Che non significa n condanna n approvazione: ma capire
laltro, la sua sofferenza, anche se laltro non ha la fede, la prospettiva di Cristo. Capire laltro. Soffrire
con lui. Senza mai condannare: non si giudica la persona, il Vangelo dice di amare anche il tuo nemico!
Semmai, si giudica il comportamento."
E il suicidio?
"Lo ritengo un male dellanima. Qui tocchiamo un problema delluomo contemporaneo:
lirreligiosit, la perdita del legame col divino, del senso della sacralit della vita. La risposta pi bella
la offre Platone, nel Fedone: la vita non  di tua propriet, ti  stata data, solo il dio pu decidere
quando togliertela."
Ma alla fine del Fedone, Socrate beve il pharmacon, la cicuta
"Perch scappare sarebbe una violenza: o riesco a convincere i giudici oppure, per coerenza,
accetto la condanna. Platone  il primo a parlare di sacralit della vita. Pi tardi, nella Repubblica, dir
che chi  molto malato non deve pesare sullo Stato: ma si mette dal punto di vista della politica, e la
politica non pu avere il senso della sacralit, sta in una dimensione pi bassa. Di qui le contraddizioni
dei Parlamenti, quando vogliono legiferare su vita e morte."
Anche fuori dal Parlamento, in verit, la confusione  tanta. Ha seguito le polemiche per la
presenza della vedova Welby e di Beppino Englaro a Vieni via con me?
"Parlavo di riduzionismo e di errori: la tecnica cresciuta a dismisura ha inglobato anche il sacro
e il religioso. Prendiamo il caso Welby: non  stata eutanasia,  chiarissimo. Parlarne  un errore di
ermeneutica. Lo dissi anche allora: diverso  darsi la morte o, invece, accettare la morte inevitabile.
Guai a trasferire la sacralit dalla vita alla tecnica! Quelluomo era rimasto ostaggio di una macchina.
Ma Dio ha creato la natura, non la tecnica: quella  un prodotto delluomo. E nel caso di Welby, come
per Eluana, era sacrosanto dare ragione alla natura."
E quelli che vanno avanti?
"Non  che io neghi il diritto di chi resiste. Per non lo si pu imporre a nessuna persona.
Anche se qualche prelato  caduto nellerrore, vittima del paradigma scientistico-tecnologico."
La Chiesa sbagli a negare i funerali a Welby?
"Certo che s: lamore doveva prevalere. Ma non  stata la Chiesa, che ha unesperienza
grandiosa. Ha sbagliato chi lo decise, e non per cattiveria:  caduto vittima del paradigma scientistico."
Il cardinale Ravasi ha ricordato come sui "temi ultimi" si debba "riproporre ininterrottamente la
questione".  possibile il dialogo?
"S, anche se molto difficile. Occorre che le parti riconoscano anzitutto la sacralit o almeno il
rispetto della vita, sapendo che la sofferenza e la morte ne sono parte e ci riguardano tutti. Camus, che
si diceva ateo, dava la risposta pi profonda alluomo in rivolta contro il dolore e la morte: non
possiamo pi prendercela con Dio, perch si  fatto uomo e ha preso su di s i nostri mali."
[2 dicembre 2010].


IL MOMENTO DI GUARDARE OLTRE.
di Armando Torno.
Che cosa sta succedendo nella Chiesa? Sembrano tornati i tempi degli intrighi e delle congiure.
Forse dei veleni. Si narra di corvi. Si percepiscono regolamenti di conti. Ne parliamo con Giovanni
Reale, filosofo cattolico, che  stato amico di Giovanni Paolo secondo e tra i suoi allievi ha avuto studenti poi
diventati cardinali. Non  turbato pi del solito, anzi fa spallucce dinanzi a domande cariche di cronaca.
Ha incontrato i grandi pensatori del nostro tempo, ha visto i maestri di ateismo dellex Unione
Sovietica convertirsi e accendere candele. Insomma,  allenato ad affrontare fatti e cose, oltre che idee.
Ci confida:
"Tempo fa lessi una frase sulla storia della Chiesa che non dimentico: se in duemila anni, con
tutto quello che  successo, non  crollata ma riesce a sopravvivere, e bene, significa che  un
riferimento vero. Rimane insomma importante quanto ha ricordato il papa, ovvero che  una
costruzione che ha i suoi fondamenti sulla roccia; venti e flutti non la possono distruggere."
Sorride. Aggiunge:
"Queste parole le proferisco con la mia cara e vecchia fede. Vorrei per sottolineare che la
Chiesa dovrebbe sempre di pi spogliarsi di quanto le  rimasto del potere temporale. Ogni volta che
entra nelle questioni di politica spicciola, perde anzich guadagnare. La frase di Cristo Il mio regno
non  di questo mondo va ripetuta oggi con maggior frequenza e praticata continuamente."
Ma che cosa dovrebbero fare i vertici vaticani? Reale non ha dubbi:
"Entrare il meno possibile in quei problemi che alimentano i pettegolezzi e ricordarsi che sono i
testimoni del Vangelo, il quale  nato dallo scandalo della Croce e da tutto ci che ne consegue."
Una pausa e ancora:
"Fatti come quelli venuti alla luce in queste ore moltiplicano i giudizi negativi, alimentano il
chiacchiericcio e fanno credere a molti che la Chiesa assomigli a un partito o a qualcosa del genere.
Non si deve dimenticare la testimonianza di Cristo, il mistero che avvolge la sua incarnazione, la
salvezza che annuncia."
E, incalza Reale, non vanno confuse le cronache con un altro aspetto del suo messaggio:
"Cristo aveva annunciato le persecuzioni che avrebbero avuto i suoi seguaci nella storia: cos
come colpirono lui direttamente, allo stesso modo sarebbe capitato a loro. Anche se questo riguarda la
testimonianza del Vangelo, non certo altre questioni."
Limmagine della Chiesa? Come ne uscir da fatti del genere? Gi la politica, soprattutto in
Italia, non se la passa bene.
Reale sottolinea: "I fedeli sanno che ci sono altri valori. Alcuni sostengono che quelli della
Chiesa sono da tempo caduti, ma la verit  che molte persone (forse anche tra certi ecclesiastici) hanno
perso la capacit di comprenderli e proprio la Chiesa ha il compito di continuare a testimoniarli. Si
sono attraversati anche periodi peggiori di questo. La Rivoluzione francese, per esempio, aveva quasi
cancellato le parrocchie, ghigliottinato religiosi, issato la dea ragione sugli altari. Ma il messaggio di
Cristo non si cancella con la violenza, caso mai lo si fortifica."
Forse c un modo nuovo di diffonderlo? Reale sceglie la via indicata dal caro Kierkegaard:
"Vivere come se Cristo fosse qui, presente tra di noi, oggi. La contemporaneit di Cristo  la
condizione della fede o pi esattamente  la definizione della fede."
Poi, dopo aver ricordato che quanto  venuto alla luce non va per sottovalutato, aggiunge:
" il momento di guardare oltre, al di l dei fatti che accadono. Il vero cristiano vive in questo
mondo ma non secondo la logica di questo mondo. Lerrore pi grave che possa commettere  cercare
di introdurre il regno di Dio in questo mondo ma seguendo la logica di questo mondo."
E ancora:
"I media mettono in evidenza soltanto le parti esteriori e mondane, non entrano nella sostanza
dei problemi della Chiesa. Nicols Gmez Dvila, scrittore e moralista morto a Bogot nel 1994, ci
avverte che quel che si pensa contro la Chiesa, se non lo si pensa dentro la Chiesa,  privo di interesse
perch non coglie il cuore del problema."
E infine un colpo di fioretto: "Nella cultura di oggi prevalgono sostanzialmente, per dirla ancora
con Dvila, varie forme di nichilismo, relativismo, cinismo e anche  affermiamolo chiaramente 
stupidit."
Gi, stupidit. Ce n anche in ambienti non sospetti e crediamo che essa sia un ingrediente
essenziale di questi scandali. Con corvi e intrighi.
[27 maggio 2012]
IL TABLET ANNULLA LA CULTURA DELLA SCRITTURA
di Armando Torno
Professor Reale, perch lei in Salvare la scuola nellera digitale, appena uscito per la casa
editrice La Scuola di Brescia, sostiene che occorre salvarla dalle nuove tecnologie?"
"Perch rischiano di distruggere lantico rapporto tra allievo e maestro e sostituirsi ad esso. Il
digitale pu annullare la cultura della scrittura e i vantaggi che ha dato in due millenni e mezzo.
Qualche informatico ha gi detto che i docenti dovranno trasformarsi in tecnici multimediali. Ma la
scuola ha un valore etico che aiuta a diventare uomini:  questa la sua caratteristica, superiore ai
contenuti e alle nozioni."
Dunque lei non introdurrebbe
"No, desidero che venga introdotta linformatizzazione nelle scuole. Tuttavia questi mezzi non
devono essere il fine dellistruzione, ma dei supporti. Non vanno imposti come scopi. La scuola dovr
inoltre aiutare il giovane a non diventare vittima dellinformatica, come gi sta accadendo."
Vittima dellinformatica?
"S, tale  chi cade in una forma di autismo: significa vedere e giudicare il mondo in rapporto al
proprio computer. Ci sono aziende negli USA che praticano la sospensione dellinformatica un giorno
ogni settimana per poter salvare i rapporti umani. Che si realizzano sempre tra persona e persona."
Anche la lettura allora andrebbe salvata?
"Ci sono soggetti vinti dalle tecnologie: per loro tutto si  rimpicciolito e oggi i grandi sacerdoti
dei nuovi mezzi di lettura confessano che non saprebbero pi leggere un romanzo di Dostoevskij o
unopera come Guerra e pace di Tolstoj. La lettura informatica mi sembra, inoltre, che limiti la
capacit di concentrazione e di astrazione."
Ma la Rete ha ampliato le possibilit di ricerca
"S,  vero, ma allo stesso tempo ha tolto le capacit di assimilare loggetto della ricerca e di
capirlo a fondo. Di solito, si confonde la ricerca con labilit del taglia e incolla. In un concorso a premi
sullEuropa, ho potuto constatare che tre testi erano sostanzialmente identici. Rimproverati, i ragazzi
hanno contestato il rimprovero: erano convinti di aver fatto un lavoro originale copiando le medesime
fonti. Ci sono tesi ormai riprese completamente da Internet. Negli USA si comincia a punire questo
plagio."
Lei dunque considera il digitale
"Come molte altre cose esso reca vantaggi ma, allo stesso tempo, svantaggi uguali e contrari; se
non superiori. La scuola deve aiutare a usare gli strumenti e a non diventare vittima di essi. Vorrei
chiudere questo dialogo con una frase di Clifford Stoll, uno dei fondatori di Internet: Linsegnamento
non pu ridursi a insegnare ai giovani a picchiettare su una tastiera otto ore al giorno."
[10 aprile 2013].

IL MIO PLATONE BOCCIATO ALLUNIVERSIT.
di Armando Torno.
Unampia e innovativa ricostruzione della filosofia di Platone  contenuta in due volumi,
pubblicati dalla Morcelliana con il titolo Il disordine ordinato. Lautore, Maurizio Migliori,  uno dei
pi noti allievi di Giovanni Reale. Il 10 gennaio a Migliori verr consegnato il premio filosofico
"Viaggio a Siracusa", giunto alla XIV edizione (la giuria  presieduta da Remo Bodei e Umberto Curi).
Per loccasione abbiamo rivolto alcune domande a Reale, che port in Italia le ricerche della Scuola di
Tubinga, avviando una nuova fase degli studi platonici.
La Scuola di Tubinga  chiusa; la sua, a Milano, continua a produrre opere. Che cosa succede,
professore?
"I grandi studiosi di Platone, a Tubinga, sono rimasti senza allievi n successori diretti alla
cattedra, con evidenti conseguenze. Questo accade in Germania, nelle universit, pi che in Italia: sono
enti chiusi con scarse relazioni reciproche. Un professore ordinario di una universit per spostarsi in
unaltra, di un altro Land, deve rifare il concorso! Io a Milano ho avuto eccellenti allievi, veri
scienziati, per i quali la ricerca  parte della loro vita. E col passare degli anni lavorano sempre di pi e
sempre meglio."
 vero che lei, Migliori e un altro suo allievo, Roberto Radice, foste bocciati da quello che oggi
 il MIUR (il ministero dellistruzione, universit e ricerca) per gli studi su Platone?
"Dal ministero venne bocciata, allinizio degli anni ottanta, una nostra richiesta di
finanziamento. La commissione giudic la mia conoscenza di Platone insufficiente (5 punti su 10), e
quella dei miei allievi molto insufficiente (4 su 10): voleva frenare le nostre ricerche, che, invece, al
momento sono le pi ricche. Radice ha tradotto le pi ampie opere di Platone (Repubblica, Leggi,
Lettere) e ha addirittura pubblicato in versione informatica il lessico di Platone. Migliori corona i suoi
lavori platonici con questa imponente opera in due volumi, Il disordine ordinato, che oggi non ha
leguale."
Perch laccademia italiana fece ostruzione contro il suo gruppo nato alla Cattolica di Milano?
"Le ragioni sono due. Una di carattere ideologico. In passato le universit erano nelle mani dei
marxisti, che avversavano i cattolici (chi nelle proprie opere non metteva idee di Freud o di Marx era
considerato fuori tempo). Laltra  di carattere ermeneutico. Thomas Kuhn ha dimostrato come i nuovi
paradigmi, alla loro nascita, siano avversati in vari modi dai seguaci del paradigma tradizionale.
Quando ho pubblicato ledizione integrale del mio libro Per una nuova interpretazione di Platone, due
colleghi che avevano grande potere mi hanno esortato a mandare al macero il volume, dicendomi che
lo avrebbero proibito nelle universit, in quanto inquinava con le dottrine non scritte i dialoghi.
Lopera  invece giunta alla ventiduesima edizione (Bompiani, 2010, N.d.R.), ed  tradotta in varie
lingue."
Rispetto alle sue ricerche, questa opera di Migliori cambia qualcosa?
"Dimostra bene la tesi da me sostenuta, ossia che il paradigma ermeneutico della Scuola di
Tubinga-Milano apre una nuova era degli studi platonici. Migliori mette alla prova fino in fondo la
portata di questo nuovo paradigma, con una serie di variazioni sul tema, da cui emerge la grandezza
teoretica (non sempre riconosciuta in modo appropriato), del pensiero platonico, con cui mi sento in
piena sintonia. I libri di Migliori mi sollecitano a completare il lavoro che sto facendo sui dialoghi
giovanili di Platone, in cui cerco di presentare proprio la dialettica socratica in modo nuovo (la
pubblicazione di Tutti i dialoghi socratici di Platone  prevista per il 2015 da Bompiani, N.d.R.)."
Quante sono oggi le interpretazioni di Platone?
"Si dividono in due gruppi: quelle ispirate al vecchio paradigma, che considera i dialoghi
autonomi e nega limportanza delle dottrine non scritte, e quelle ispirate al nuovo paradigma. Ma
tenendo fermo il principio dellautonomia dei dialoghi, si pu dimostrare tutto e il contrario di tutto. 
innegabile la verit espressa da Hans-Georg Gadamer: Il problema generale dellinterpretazione
platonica, quale si presenta a noi oggi, si fonda sulloscuro rapporto esistente fra lopera dialogica e le
dottrine di Platone che conosciamo soltanto mediante una tradizione indiretta."
I testi critici di Platone mutano. Oxford ha gi pubblicato alcuni dialoghi, Les Belles Lettres di
Parigi annunciano nuove edizioni. Lei che ne pensa?
"Dopo la bella edizione di Burnet di inizio Novecento, noto che ci sono scarse novit nelle
nuove edizioni, e che non toccano la sostanza del pensiero platonico, solo la scorza. Penso, inoltre, che
il lavoro di molti studiosi sui vari dialoghi comprometta quellunit dellinsieme raggiunta invece da
Burnet."
E il premio a Migliori?
" molto importante e onora Migliori non solo per le cose che ha fatto, ma anche come vero
studioso, che ha per tutta la vita mostrato di seguire quel dim?n da lui scelto, di cui parla Platone, e
che lo psicologo James Hillman ha denominato codice dellanima, e ha cos definito: Ciascuna vita 
formata dalla propria immagine (...) che  lessenza di quella vita e che la chiama a un destino. In
quanto forza del fato, limmagine ci fa da nostro genio personale, da compagno e da guida memore
della nostra vocazione."
[3 gennaio 2014].

ROMANINO, ESPRESSIONISTA ANTE-LITTERAM.
di Luca Angelini.
"Un espressionista in anticipo di quasi quattro secoli, che poteva essere capito soltanto dal popolo." Questo  Girolamo Romani per Giovanni Reale, che domani sera, a  Pisogne, presenter il suo
Romanino e la "Sistina dei poveri" a Pisogne (Bompiani).
Un libro che, gi dal titolo, richiama linterpretazione che del pittore diede Giovanni Testori:
"Pisogne per forza poetica  paragonabile alla Cappella Sistina. Qui c un modo di viverlo pi umile, pi dialettale."
Secondo Reale, acclamato storico della filosofia antica (generazioni di liceali si sono formati sui
suoi manuali), non nuovo a incursioni nella storia dellarte (per restare in val Camonica, basti ricordare
Lultima salita dedicato, in collaborazione con Elisabetta Sgarbi, alla Via Crucis di Beniamino Simoni,
a Cerveno), Romanino , per dir cos, uno e trino.
"Allinizio, questo libro non lo volevo scrivere. Perch mi trovavo davanti tre Romanini, non
uno soltanto: il Romanino giovanile, che si ispira ai veneziani; quello della val Camonica e lultimo,
quello che lavora assieme al marito della figlia."
Alla fine, per, il libro lha scritto.
"Per insistenza di Elisabetta Sgarbi, che aveva gi tratto film darte dalle mie opere. Ma ci ho
messo due anni per capire."
Capire cosa?
"Che, dei tre Romanini, il genio  quello centrale, quello della val Camonica e della chiesa di
Santa Maria della Neve. Perch l, a Pisogne, era completamente libero, poteva fare quello che voleva e
non quello che era caro ai suoi tradizionali committenti. L il committente era il popolo."
Quindi, a suo avviso, la "Cappella Sistina dei poveri"  davvero il capolavoro di Girolamo
Romani. Ma qual  la novit del Romanino di Pisogne?
"La novit  notevole e non poteva essere capita allora. Perch Romanino anticipa, nelle sue
espressioni, stilemi che si imporranno solo quattro secoli dopo. Ci sono immagini espressionistiche
stupefacenti."
Espressionistiche in che senso?
"Proprio nel senso che gli diede Hermann Bahr, il pi celebre studioso di espressionismo, il cui
libro omonimo fu pubblicato da Bompiani nel 1945. Per Bahr, non  soltanto la pittura di unepoca, ma
un modo di esprimersi dellautore contro quello che potremmo chiamare impressionismo in senso
generico, non nel senso francese-ottocentesco."
E cosa differenzia i due modi di intendere la pittura?
"Limpressionista descrive la cosa dando preminenza alla cosa stessa che ti fa vedere.
Lespressionista, invece, secondo Bahr,  colui che vede con gli occhi del corpo, ma anche con altri
occhi: quelli dellanima e dello spirito. Che ci fanno vedere le cose in modo differente."
Ed  quello che fa Romanino nella chiesa di Pisogne?
"La prima volta che ci sono entrato, mi ha colpito solo la crocifissione. La seconda, un po di
pi, la terza molto di pi. Ma  stato solo con laiuto del fotografo Andrea Samaritani, che  anche
pittore e ha collaborato al libro, che ho potuto rendermi conto di tutti i dettagli."
Il gallerista Massimo Minini ha definito Santa Maria della Neve "un teatro degli sguardi".
"Elisabetta Sgarbi dice che in quella chiesa devi entrare in una giornata di pioggia, che ti spinga
a rimaner dentro a lungo. Perch ti colpisce solo se guardi ogni scena in modo dettagliato. Il filosofo
Martin Heidegger ha detto una cosa stupenda: Se non hai un briciolo di fede, non puoi capire nulla
dellarte religiosa. Quante brutte chiese contemporanee vediamo, oggi? Mancano di spirito religioso.
Romanino, invece, quello spirito ce laveva e parlava al popolo con una fede popolare, ma vera. I
nobili, invece, potevano intendere solo opere che parlassero il linguaggio accademico. In questo ha
ragione Testori: quello di Romanino  una forma di dialetto. Non in senso riduttivo, ma nel senso che 
un linguaggio che urta contro quello accademico. Per questo la modernit di Romanino  straordinaria.
Vuole un esempio?"
Prego.
"Ho fatto vedere le fotografie di alcuni ritratti della chiesa di Pisogne a persone di cultura,
chiedendo a che epoca, secondo loro, risalissero. Molti mi hanno risposto: sono del Novecento."
Ma di tutti quei volti dipinti sulle pareti, ce n qualcuno che lha colpita in modo particolare?
"Il Cristo che porta la Croce  una variazione, molto pi bella, del quadro requisito alla
Pinacoteca di Brera e venduto allasta negli USA, a giugno 2012, per oltre 4 milioni e mezzo di dollari.
Immagini quanto potrebbe valere lintera chiesa di Pisogne."
[20 maggio 2014]
...
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...
FINE.